
Il Manuele Cencelli, 1967
«Presidente, sta arrivando una brutta corrente»
Manuale Cencelli è un’espressione giornalistica con cui si allude all’assegnazione di ruoli politici e governativi ad esponenti di vari partiti politici o correnti in proporzione al loro peso.
L’espressione trae origine da Massimiliano Cencelli, un noto funzionario della Democrazia Cristiana.
Oggi con “manuale Cencelli” si fa riferimento alla spartizione di incarichi basata su interessi politici limitati e di corrente anziché sul merito, alla lotta politica tra le correnti, alla lottizzazione e alla proporzionalità nell’assegnazione del potere. Oltre a essere un’espressione gergale però, il “manuale Cencelli” era una specie di leggendario meccanismo basato su formule algebriche, apparentemente inventato durante la cosiddetta Prima Repubblica con l’obiettivo di spartire equamente gli incarichi di governo – ognuno con un’importanza diversa – in base al peso elettorale di ogni singolo partito o corrente. L’invenzione risale al 1967, in occasione del congresso della Democrazia Cristiana a Milano e della formazione del futuro governo Leone.
«Nel 1967 Sarti, con Cossiga e Taviani, fondò al congresso di Milano la corrente dei ‘pontieri’, cosiddetta perché doveva fare da ponte fra maggioranza e sinistra. Ottenemmo il 12% e c’era da decidere gli incarichi in direzione. Allora io proposi: se abbiamo il 12%, come nel consiglio di amministrazione di una società gli incarichi vengono divisi in base alle azioni possedute, lo stesso deve avvenire per gli incarichi di partito e di governo in base alle tessere. Sarti mi disse di lavorarci su. In quel modo Taviani mantenne l’Interno, Gaspari fu Sottosegretario alle Poste, Cossiga alla Difesa, Sarti al Turismo e spettacolo. La cosa divenne di pubblico dominio perché durante le crisi di governo, Sarti, che amava scherzare, rispondeva sempre ai giornalisti che volevano anticipazioni: chiedetelo a Cencelli» M.Cencelli
Non è chiaro se il “manuale” esista concretamente: non venne mai pubblicato e si dice circolasse sotto forma di pamphlet tra i dirigenti politici dell’epoca. Secondo alcuni era una serie di appunti e di modelli di calcolo, ma altri credono che fosse un testo codificato e ben preciso.
Stando al “manuale Cencelli”, ogni posto di governo aveva un valore, un peso, calcolato dal punto di vista qualitativo e a cui veniva assegnato un certo punteggio: il ministero dell’Interno non aveva insomma lo stesso valore del ministero della Cultura (e a quei tempi pesava parecchio anche il ministero delle Poste e Telecomunicazioni, secondo Cencelli perché «poteva assumere un sacco di persone che poi avrebbero ricompensato con il voto»). I posti di sottosegretario erano ripartiti secondo il principio generale che un ministro “vale” due sottosegretari e mezzo.
«Cencelli aveva realizzato un lavoro perfetto: aveva calcolato la forza di ogni corrente tenendo conto delle percentuali ottenute ai congressi (queste cifre le aggiorna periodicamente) e aveva poi diviso in categorie di importanza decrescente i posti appetibili: i ministeri sono ripartiti in “grossissimi”, in “grossi”, “piccoli”, e “senza portafogli”. Tra i primi ci sono l’Interno, gli Esteri, la Difesa e il Tesoro da sempre in mani democristiane o eccezionalmente socialdemocratiche e repubblicane, ma mai affidati a un socialista. La distribuzione dei posti diventava un problema matematico. Tra due correnti di uguale forza, se una otteneva un ministero “grossissimo”, poteva avere, per esempio solo due sottosegretari. L’altra corrente, se otteneva un ministero di seconda categoria era compensato con un numero maggiore di sottosegretari, alcuni dei quali nei ministeri di prima categoria».