Ufficio complicazione cose semplici.

Il nuovo personale amministrativo si sta facendo valere. Nell’ultimo mese stanno ottimizzando la burocrazia aziendale in modo da complicare a sufficienza le poche cose semplici che rimanevano.

Esempio 1: mi serve una macchina o un pezzo per fare dei test.

Procedura attuale:

  • vado in magazzino
  • chiedo il pezzo
  • lo uso 

Se il pezzo mi serve la sera tardi, lo prendo da solo, e al responsabile del magazzino glielo dico il giorno dopo.

Se quel pezzo il giorno dopo serve a un collega, glielo passo. Quando non serve più a nessuno, l’ultimo che l’ha usato lo riporta in magazzino.

Nuova procedura:

  • vado in magazzino 
  • chiedo il pezzo
  • porto il modulo di autorizzazione del magazzino a firmare al mio responsabile (che non c’e’ mai)
  • torno col modulo firmato in magazzino
  • firmo la presa in consegna del pezzo
  • ricevo una etichetta da attaccare al pezzo col numero di tracciamento
  • lo uso

Se il pezzo mi serve la sera tardi, mi attacco al cazzo e aspetto il giorno dopo.

Se quel pezzo il giorno dopo serve a un collega:

  • lo riporto in magazzino
  • firmo la restituzione
  • tolgo l’etichetta col numero di tracciamento
  • il collega va in magazzino
  • il collega chiede il pezzo
  • il collega porta il modulo di autorizzazione del magazzino a firmare al responsabile (che non c’e’ mai)
  • il collega torna col modulo firmato in magazzino
  • il collega firma la presa in consegna del pezzo
  • il collega riceve una etichetta da attaccare al pezzo col numero di tracciamento
  • il collega lo usa

Esempio 2: la gestione degli straordinari

Procedura attuale:

ogni giorno mi segno:

  • quante ore ho fatto di straordinario
  • il motivo 

a fine mese spedisco il tutto per email in amministrazione.

Nuova procedura:

ogni giorno devo segnarmi:

  • quante ore ho fatto di straordinario
  • il motivo
  • l’ora di entrata
  • l’ora di uscita 
  • l’ora di fine dell’orario normale 
  • l’ora di fine dell’orario straordinario (che coincide con l’ora di uscita)

a fine mese devo stampare il foglio, portarlo a firmare il modulo al responsabile (che non c’e’ mai), e poi portarlo a mano in amministrazione. Se sono fuori dall’orario dell’ufficio amministrativo (che chiude MOLTO presto il pomeriggio, ovviamente), torno il giorno dopo.

Ovviamente il nuovo modulo di gestione degli straordinari lo inviano per email il 27 ottobre, pretendendo che ci si ricordi a memoria giorno per giorno gli orari di entrata e uscita. Orari che SONO GIÀ REGISTRATI dalla macchinetta all’ingresso, dove passiamo il badge. Per quale cazzo di motivo mi devo ricordare a memoria io gli stessi orari, non e’ dato saperlo.

Per il tracciamento del materiale di magazzino non ancora registrato, invece, passeranno e segneranno su quale scrivania e’ appoggiato ogni singolo pezzo. Il proprietario della scrivania e’ il responsabile.

Stasera scarichiamo tutto sulla scrivania del capo.

La grande saga dell’ufficio postale

Giorno 1, mattina :

– Salve, vorrei spedire questo con un Paccocelere Internazionale.
– E’ chiuso, torni nel pomeriggio.
– Sono le 13 e 20, l’ufficio chiude alle 13 e 45.
– E’ chiuso, torni dopo.

Giorno 1, pomeriggio :

– Salve, vorrei spedire questo con un Paccocelere Internazionale.
– Le spedizioni partono la mattina, fino a domattina non partira’.
– (Tiro moccoli internamente) Va bene. Leggo sul sito che ci sono dimensioni minime. Avevo fatto questo pacchetto ma e’ piu’ piccolo. Devo infilarlo dentro a una scatola piu’ grande?
– No, no, va bene uguale.
– Quanto spendo?
– Dipende dal peso.
(Le passo il pacco, lo pesa e mi dice la cifra. Poi me lo restituisce)
– Compili questa lettera di ventura e questa dichiarazione doganale. E torni domattina.
– Perche’ ?
– Perche’ tanto fino a domattina non parte. Arrivederci.

Giorno 2, mattina presto :

– Salve, vorrei spedire questo con un Paccocelere Internazionale.
– La scatola non rispetta le dimensioni minime.
– (Faccio partire internamente la playlist di Kon-Igi) Mi aveva detto la sua collega, ieri, che andava bene.
– Non va bene, deve rifare il pacco con questa scatola.
– Va bene (muori).
– Mi serve una fattura che dimostri il valore dell’oggetto.
– Cosa? E’ usato! E’ un telefono rotto che mando in assistenza!
(Va a cercare il direttore e sparisce per 20 minuti. Dopo diverse discussioni riusciamo a convincerla. Le passo i moduli del giorno prima, compilati)
– Questa lettera di ventura non e’ adatta per una spedizione internazionale.
– Me l’ha data la sua collega ieri!
– Ha sbagliato. Deve ricompilarla. Aspetti che gliene do un’altra
(Sparisce mezz’ora per cercarla. Sento voci che dicono “ma quelle nell’armadio sono tutte bagnate. C’e’ piovuto dentro?”. Dietro di me si forma una fila lunghissima di persone incazzate per l’attesa.)
– Ecco qua.
(La compilo di nuovo e la restituisco)
– Adesso la inseriamo nel sistema.
(Spippola mezz’ora al computer, non riesce a trovare “Inghilterra” come destinazione)
– Forse deve provare con “Gran Bretagna”.
(Non risponde, chiama il direttore e i colleghi. Dopo altri 10 minuti, in tre, scoprono che devono inserire “Gran Bretagna”. Dietro di me la gente in fila comincia ad armarsi di torce e forconi.)
– Ecco qua (le passo i soldi).
– Un attimo, va pesato.
– Lo ha pesato la sua collega ieri, era sotto al chilo.
– Devo pesarlo ugualmente. Mi passi il pacco dalla porta laterale.
(Non riesce ad aprire la porta laterale. Chiama il direttore. Poi prende il pacco e spippola 10 minuti alla bilancia. Non riesce ad accenderla. Chiama di nuovo il direttore. La fila intanto e’ arrivata fuori dall’ufficio postale. La gente ha acceso le torce e sta gridando inni di guerra.)
– Ci siamo finalmente ?
– A posto. Ecco la ricevuta. Buona giornata.
– Lo sara’ sicuramente.
 

Ho comprato su ebay una custodia per fissare il cellulare alla motina, e usarlo come navigatore.

3 giorni per arrivare da un paesino sperduto della Corea a milano. 20 giorni in dogana a milano. Una settimana per arrivare da Milano alla Toscana. Un mese di giacenza nell’ufficio postale del mio paese, senza che nessuno lasciasse un avviso  o un bigliettino.

“abbi pazienza, c’é il postino nòvo, deve ancora imparà ”.

Ah beh, allora ok.