A 2300 metri d’altezza il treno si ferma e il conducente ci fa scendere: la pioggia degli ultimi giorni ha tirato giù un pezzo di montagna, e con essa la ferrovia.

Ci incamminiamo a piedi, con un vento che porta via e le nuvole che incombono, vicine e minacciose, nascondendo la cima della montagna.

Ci sono 8 gradi, e si gela pure con felpa, maglione di pile e k-way.

Che estate soleggiata.

Camminare su una lastra di vetro sospesa nel vuoto, appesa alla sommità di una diga alta 200 metri, a 1900 metri d’altezza: checked.

Se non mi son venute le vertigini oggi non mi vengono più.

assenze-mai-colmate:

xx

A parte la Punto a metano al posto del Land Rover, che in salita muore pure in seconda.

A parte che se accendi un fuoco nel bosco qua in Carinzia ti fanno un culo che paian due (ieri un tizio a un semaforo ci ha sbraitato contro un pippone in tedesco solo perché avevamo un faro bruciato).

A parte il GPS, che qua tra i monti perde segnale ogni tre per due, e fa scaricare la batteria del tablet.

A parte lo zainetto di tsuki-no-hikari, che è leggermente più grande. Tipo il Texas.

Per il resto più o meno ci siamo. 

Tempo compreso. 

Marypoppinsizzazione del bagaglio di tsuki-no-hikari riuscita. Adesso la portaerei di vestiti e robe varie che ha deciso di portare ha assunto la più familiare forma di una valigia. 

Abbiamo stipato tutto in bauliera, così adesso la macchina va praticamente in impennata. Ma vabé, dettagli. 

Domattina sveglia alle 7 (seeeh). Slovenia, arriviamo!