Prima regola della motina: perditi sempre. Prendi strade sconosciute e guarda dove vanno a finire. Potrebbero sempre riservare sorprese.
Tag: i viaggi della motina
Sveglia gigio, bisogna rimettersi in strada presto se si vuol vedere l’alba sul mare!
Comincio a sospettare che siano un po’ fissati coi cinghiali, da queste parti.
Nel senso che il cibo sei tu.
Ogliastra e barbagie on the road /2
Arrivo al villaggio nuragico di Serra Orrios, la ragazza del bar mi fa “e’ chiuso, mi spiace… però puoi andare a vedere una tomba di giganti qua vicino. Sempre dritto 6 km, poi la vedi. C’è scritto come fare sulla porta.”
Il “come fare” si rivela essere questo:

Mi sento molto rincuorato da quel “cinghiali”.
Passato il cancello, dopo 10 minuti a piedi nella boscaglia, arrivo alla tomba di gigante. C’è una famiglia. Il babbo cerca di fare una foto, il bimbo corre dappertutto. La mamma lo alza di peso, lo posa su un masso, e gli dice “quedate aqui!”
“Sois españolos?”
“Si”
“De donde?”
“Madrid. Tu tambien lo eres?”
E via a chiacchera. Il tempo passa, il sole cala. Vediamo sparire il sole dietro il dolmen centrale della tomba.

E’ ora di ripartire. Non ce la farò mai a tornare a casa prima di notte, sono ancora in Ogliastra, e la mia base è in Gallura. Saluto los españolos, e allungo il passo. Il buio arriva comunque implacabile. E’ un buio denso, niente luci per 20 – 30 km, niente auto, niente case. Sei solo.
Prima di Posada, finisco in una buca enorme profonda almeno 20 cm, e larga mezzo metro. La vedo all’ultimo, è troppo tardi per frenare o sterzare. Così scalo e accelero. Non so come, ma funziona, riesco a uscirne senza cascare. Evidentemente il principio che la velocità da stabilità non è solo teoria.
La motina però ha preso una botta mostruosa. A Posada mi fermo in un piazzale ben illuminato, a controllare eventuali danni. Sembra tutto a posto. Ho il tubo del collettore un po’ ammaccato, ma niente di grave, sembrano non esserci perdite d’olio. Brava motina.
Arrivo a casa verso le 22, con la nanetta che corre dappertutto. Domani niente motina, la lascio riposare, sarà un po’ provata anche lei dopo il giro di oggi. Domani si va all’arcipelago della Maddalena, in macchina con la nanetta 🙂
Sono finito nel 1956, nello stesso posto dove arriverà la DeLorean di Marty McFly.
Sarà meglio spostare la motina prima che mi investa.
Ogliastra e barbagie on the road /1
7 e mezza, la sveglia squilla allegra e decisa. Tiro altrettanto decisamente il nokia fuori dalla porta, rischiando l’integrità strutturale della parete. Niente, continua. Mi giro di la, ignorandola nel dormiveglia.
8 e mezza, seconda sveglia dal corridoio . Evvabé alziamoci, su. Caffè, biscotti, giochini con la nanetta, che ha deciso di arrampicarsi sul tavolo. Vuole un pezzettino di fetta biscottata. Le do tutto il pacchetto e si serve da sola. Che zio del cazzo che sono. Però la nanetta sembra apprezzare
9 e 10, la nanetta va al mare. Io prendo la motina e mi rimetto in viaggio. Dove si va oggi? Boh. A sud.
Prendo la superstrada verso Nuoro, e allungo il passo, incurante dei cartelli di “pericolo attraversamento carretti” (in superstrada!). Quando vedo il cartello “Oliena”, mi suona un campanello in testa: a Oliena ci sta Raffa! Si passa a salutarla, vah.
Esco dalla superstrada e mi trovo a un bivio : Nuoro – Oruni. Ah ma Oruni l’avevo letto sulla guida. Facciamo prima un salto li allora.
Il navigatore mi abbandona, dice che la temperatura della batteria é troppo alta, per ricaricare. Evvabé, facciamo senza. Ho la cartina.
Forte del mio infallibile senso dell’orientamento, prendo una strada a caso. Il paesaggio è aspro e selvaggio, vegetazione bassa e rocce. Non c’é anima viva. Quando arrivo in cima al monte, mi si accende la spia della riserva.
Perfetto. Senza benzina, col telefono senza batteria, il navigatore che non fa, in mezzo ai monti delle barbagie. È la volta bòna che faccio la fine di Farouk.
Per fortuna pochi chilometri dopo spuntano segni di civiltà : sono a Nuoro. Complimenti per l’orientamento gigio, eri indeciso tra Oruni e Oliena. Se fossi nelle giovani marmotte t’avrebbero già fatto Gran Mogol.
La strada da Nuoro a Oliena é da “geronimooo”. Tutta curve in discesa, senza anima viva. A Oliena non c’è un cazzo, e Raffa é a Milano. Che si fa? Vedo dei cartelli per Orgosolo. Quella dei murales? Andiamo vah.
Altra mezz’oretta di curve nel nulla. Quando arrivo, i vecchietti col cappello e bastone seduti in piazza mi fissano minacciosi. Mi sembra di sentire la voce di mia nonna: “o te chi sei? Di chi sei? Chi cerchi? Ndu vai?”. Le vecchie invece indossano robe nere da capo a piedi, delle specie di burka col volto scoperto.
Cammino a bischero sciolto per le stradine del paese. Sui muri c’é la storia del Novecento, dalla prima guerra mondiale alla caduta di Baghdad, passando per la democrazia cristiana, gli anni di piombo, la guerra del Kosovo, le torri gemelle, e tutti gli altri eventi rilevanti. Sembrano un po’ fuori luogo, sui muri id queste case vecchie, ma meritavano la visita.
Verso mezzogiorno cerco cibo: un panino da portar via. In 4 bar mi dicono che non ne fanno, incluso due bar col cartello fuori “panini take away”. Mi arrendo. Torno verso Oliena, e mi fermo in bar spartano. C’é un ragazzo giovane, mi dice che hanno aperto ieri e si scusa per avere poca roba. Per 5 euro mi prepara un vassoio enorme di affettati e pane carasau, acqua e caffè.
Mi sento rinato. Che si fa adesso? La cartina mostra che la strada verso Dorgali é tutta dritta. Ok, e Dorgali sia, così ho tempo per digerire. Prendo un ritmo tranquillo, non ho voglia di correre. Quando arrivo sul lago di Ceriano, mi sorpassano una decina di centauri, che salutano con le dita della sinistra.
A Dorgali decido di scendere verso il villaggio nuragico di Tiscali, e il canyon di Sa Gorroppu. La stradina é pessima, tutta buche e sassi, e l’asfalto é vecchio e inaffidabile. Ci metto quasi mezz’ora per arrivare a valle, con la motina che soffre in prima, portando la temperatura dell’olio a 120 gradi.
Per fortuna a valle la strada migliora. Dopo un’altra mezz’oretta di ulivi, muretti a secco, e vigneti (questa è zona di produzione del Cannonau), arrivo al ponte da Sa Barva, dove la strada diventa impraticabile. Devo parcheggiare. Preparo zaino ed acqua, e mi incammino sotto le rocce altissime del monte Tiscali. Presto però, un cartello mi avvisa di un bivio: ci vogliono due ore a piedi, sia per arrivare al canyon a sinistra, sia per il villaggio a destra.
Sono le 16. Che faccio? Se parto ora Prima delle 20 – 20 e 30 non torno. E devo fare almeno altre due ore di moto per tornare poi. Decido di lasciar perdere. Il ritorno é molto più veloce della discesa: conoscendo i punti pericolosi e le buche più brutte, posso risalire velocemente.
Adesso sono di nuovo su una strada degna di questo nome. Penso che andrò a fare un salto a Cala Gonone, a cercare informazioni sulle barche per la grotta del bue marino. Ma prima sigaretta, e pausa all’ombra di un ulivo. Ci vuole.
Ok, allora, nella borsa da serbatoio piccola:
un gioco di lenzuola, due paia di pantaloni corti, due lunghi, un costume, cinque magliette, quattro paia di mutande, quattro paia di calzini, un asciugamano grande, una felpa, kit pronto soccorso, roba per il bagno, autan, voltaren, cacciavite grosso, cinghia a cricchetto, coltello, pila, secondo cellulare, caricabatterie, occhiali da sole, cartina, libro, quadernino di viaggio, penna, macchina fotografica, zainetto arrotolato.
Gli attrezzi per la moto sono sotto la sella, l’asciugamano da mare lo lego alla sella dietro con la rete a ragno.
Nello zainetto dietro invece, che ci metto?
Lago batte mare 40 a zero.
Belli un sacco gli specchietti! Dov’è calafuria?
Bellini, si 😀
Dovrei metterci anche un cupolino, ma sono tutti orrendi, mi rovinano la linea. Pero’ prima o poi dovro’ mettercelo lo stesso. Ora come ora, in autostrada piglio tanto di quel vento che trema tutto. Quando supero i 160-170 sembra d’essere seduti su una lavatrice, si vede tutto sfocato da tanto che vibra.
Calafuria comunque e’ qua, dopo Livorno, scendendo verso Cecina, prima di Cala del Leone. La riconosci quando vedi quella torre abbandonata sugli scogli che si vede nella mia foto. C’e’ anche un ristorante sul mare, accanto alla torre. Non c’e’ spiaggia, ma solo scogli, e nonstante il mare sia spesso mosso (da cui il nome cala furia), c’e’ sempre strapieno di gente. Ma d’inverno quando la scogliera e’ deserta e il ristorante e’ chiuso, e’ un bel posto.
Per andare al mare pero’ e’ meglio Cala del Leone: e’ la cala successiva, non e’ segnalata da nessuna parte (capisci che c’e’ solo perche’ trovi moto e scooter parcheggiati lungo l’aurelia in mezzo al nulla), e per arrivarci bisogna scendere una parete di roccia quasi verticale, con un salto di una decina di metri sul mare. Cio’ rende difficile l’accesso ai turisti della domenica, che preferiscono spiagge piu comode, quindi c’e’ meno gente di solito.
Sconsigliata per chi soffre di vertigini pero’ 🙂