Ma per fare il commercialista, non è

richiesta la conoscenza dell’Italiano?

Mi scrive certe mail che fan casca’ le braccia, coi coglioni dietro alla bersagliera. Non si capisce una sega, sembrano supercazzole. Le devo rileggere 5 volte per capire vagamente cosa intende dire.

Mi sembra di parlare con un analfabeta, e neanche tanto funzionale.

gazzellanera:

heresiae:

nicolacava:

L’agenzia interinale Randstad si occuperà di trovare 300.000 ore di alternanza scuola lavoro per FICO, il nuovo parco-supermarket di Oscar Farinetti.

Significa portare 20.000 studenti da 200 scuole a lavorare gratis per l’amicone di Renzi, che risparmierà così almeno 3 milioni di euro.

Siamo al caporalato legalizzato (…)

Giovanni Paglia FB

insisto: sciopero di studenti e genitori. nazionale.
nessuno si presenta più alle ore di schiavismo e il problema è risolto.

Il Caporale almeno trattiene una percentuale della retribuzione, qui la retribuzione manca del tutto. Non è lavoro, è sfruttamento e, per capire quanto il rafrain sia inquinato, c’è anche l’Ocse ad applaudire a questa porcata.

Efficacissimo Crozza qui

In alcune province la retribuzione non manca nemmeno. Va direttamente alle aziende. Vengono PAGATE per far lavorare a gratis degli studenti che sono obbligati a farlo. 

Schiavisti di merda.

La NASA torna sulla Luna, ancora una volta.

La
NASA, è ormai ufficiale, intende tornare sulla Luna
. Ancora una volta:
ma non solo nel senso di un ritorno dopo quasi 50 anni dall’ultima
missione Apollo, piuttosto in un’alternanza di preferenze ormai quasi
sospetta che le varie amministrazioni hanno dimostrato a turno e per un
viaggio su Marte e per un ritorno al satellite terrestre.

Con il passato alle spalle (e
letteralmente, dato lo sfondo), il vicepresidente Mike Pence ha ieri
promesso a chiare lettere di voler rinvigorire il programma spaziale
delineato dal rinato National Space Council, inclusa una rinnovata
enfasi per nuove missioni lunari con equipaggi. Pence ha presieduto il
primo incontro del consiglio dopo la sua riapertura nel mese di giugno e
in questa sede ha esortato la NASA a sviluppare precisi piani per
missioni umane sulla Luna che serviranno come passo preliminare per
l’esplorazione di Marte. Il National Space Council non è nuovo: era
stato originariamente creato dall’amministrazione di George H. W. Bush
nel 1989 e poi dimenticato nel 1993, ma la sua storia nel ventesimo
secolo affonda le radici ancora più lontano: un National Space Council
era stato alla base della transizione da NACA a NASA nel 1958 ed era
stato presieduto da Dwight Eisenhower, per poi rimanere con funzioni di
organo di indirizzo della NASA fino al 1973.

Di fronte alla sua prima riedizione del
ventesimo secolo, Mike Pence ha formalizzato l’intenzione di guidare la
NASA prioritariamente verso la Luna, dimenticando il Journey to Mars
di obamiana e boldeniana memoria
. Il consiglio, ancora primariamente
rappresentato dall’amministratore da interim della NASA, Robert
Lightfoot, ha accettato l’esortazione del vice presidente, comunicando
che le raccomandazioni verranno incluse in una nota decisionale da
sottoporre all’attenzione del presidente a breve.

La richiesta di Pence, va detto, ha
inquadrato le missioni lunari come passo fondamentale per la
prosecuzione dell’esplorazione planetaria con equipaggi umani e in
primis per future missioni su Marte, ma questo non toglie la forte
impressione di una sorta di alternanza di preferenze collegate alle
sorti elettorali del paese.
Se l’amministrazione di George W. Bush aveva
avviato il programma Constellation con un’intenzione
prioritaria di tornare sulla Luna, l’amministrazione successiva ha
puntato tutto sullo sviluppo di un viaggio su Marte con poche o nulle
“intermediazioni lunari” (se non talvolta sottintese). Ora ci troviamo
nuovamente, dopo un dibattito passato soprattutto per l’iniziativa privata, ad un rispolvero della Luna.

“Rivolgeremo il programma spaziale
americano verso l’esplorazione umana e la scoperta. Questo significa
lanciare astronauti americani oltre l’orbita bassa terrestre per la
prima volta dal 1972. Significa stabilire una presenza americana
rinnovata sulla Luna, un obiettivo strategico vitale. E sulla base
dell’esplorazione lunare l’America sarà la prima nazione a portare
l’umanità su Marte”.

L’idea di tornare con equipaggi umani
sulla Luna o in orbita lunare è stata salutata con particolare
entusiasmo da alcuni membri del consiglio durante l’incontro durato
circa due ore e mezza. Dave Thompson, presidente e CEO della Orbital
ATK, ha affermato che la NASA e le aziende partner dovrebbero essere
fortemente stimolate nell’accelerazione dello sviluppo di SLS e di
Orion. Questo a fronte di ritardi ancora reiterati, con un primo volo
dotato di equipaggio che non si prevede prima del 2021 e più
realisticamente nel 2022. Gwynne Shotwell, CEO di SpaceX, dal canto suo
ha offerto un supporto per la realizzazione di una base di appoggio
lunare, dichiarando che «questo è il momento per azioni decise e
coraggiose». Questo pochi giorni dopo che la proprietà della stessa
azienda, Elon Musk, menzionasse una base lunare come una delle
potenziali destinazioni del suo futuro BFR.

Le dichiarazioni assertive di Pence, che
non intende lasciare l’America seconda in nessuna corsa spaziale, sono
da un lato un tentativo politico per ricostruire fiducia nel pubblico
sociale della NASA, deluso dopo l’accantonamento del viaggio su Marte
venduto insieme a molti prodotti di consumo (libri e film come The Martian
sono un esempio), e dall’altro un appello all’iniziativa privata,
sempre più motivata a lanciare proclami di nuove operazioni più o meno
visionarie. Tuttavia gli esperti di settore così come il pubblico
scientifico hanno percepito questa sorta di effetto “pendolo” delle
varie amministrazioni americane. La perplessità risiede nel fatto che
nel rimpallo tra Marte e Luna, con una stazione spaziale in orbita
lunare come terzo incomodo, si finisca per non andare da nessuna parte.
I
programmi cancellati o rivisitati con pesanti restyling ormai si
sprecano e la partnership privata, al di là delle visioni reali ed
irreali di Musk, fatica a trovare una direzione comune e soprattutto
fondi concreti per finanziate le proprie iniziative (a volte troppo
grandiose). La NASA ad oggi non ha ancora un sistema di lancio autonomo
verso la Stazione Spaziale Internazionale e il programma Commercial Crew
ha subito pesanti riduzioni di finanziamento dal 2015 (con il risultato
che SpaceX e Boeing non avranno un volo inaugurale prima del 2019). Il
progamma SLS/Orion va a rilento, come conseguenza di investimenti non
sufficienti per l’esplorazione umana dello spazio da parte di diversi
governi, inclusa la presidenza Obama. Eppure abbiamo visto il vice
presidente, il segretario di stato e altri membri di spicco del governo
insieme ai più importanti dirigenti delle imprese private discutere di
spazio riuniti in un incontro dedicato allo scopo. Potrebbe non essere
sufficiente, ma è in parte simbolico e i simboli nel contesto americano
hanno pesato e pesano ancora. Di certo Mike Pence si è preso un impegno
preciso nel programma spaziale americano. Sarà da vedere se sarà in
grado nei prossimi mesi, insieme al National Space Council, di dare le
risposte che tutti si aspettano in merito alla direzione che
l’esplorazione spaziale umana degli Stati Uniti d’America dovrà
prendere.

La NASA torna sulla Luna, ancora una volta.

Liquidazione IVA e fatture online, sito chiuso per falla

3nding:

gigiopix:

C’era un buco grande come una casa nella piattaforma informatica per la trasmissione delle fatture elettroniche all’Agenzia delle Entrate. Quanti dati sensibili sono stati diffusi per errore? Non si sa ancora, perché manca una comunicazione ufficiale, ma la fuoriuscita di informazioni fiscali dei contribuenti deve essere stata importante.

Lo si intuisce dalle dichiarazioni del presidente della commissione di vigilanza sull’anagrafe tributaria, Giacomo Portas, che si è detto “furibondo” e del garante della privacy, Antonello Soro, che vuole sapere “se si è trattato di un incidente imprevedibile o della mancata attuazione delle misure di protezione dei dati personali che sono necessarie e che erano state chieste”. Nell’occhio del ciclone c’è Sogei, il braccio operativo informatico del ministero dell’economia e delle finanze.  

Intanto ancora fino alle 11.00 di oggi sulla home page della piattaforma online per inviare i dati di liquidazioni Iva, fattura elettronica, e fatture emesse e ricevute, appare la scritta:

La falla – fa sapere Il Sole 24 Ore – è stata scoperta a pochi giorni dalla scadenza del 28 settembre per il primo invio dello spesometro semestrale. I professionisti e gli intermediari abilitati hanno dovuto fare i conti con il blocco del canale di comunicazione web. Blocco che, invece, non ha riguardato i software gestionali utilizzati dagli studi. C’è chi ha notato – aggiunge il quotidiano economico – che, una volta inserite le credenziali Entratel, si poteva accedere digitando il codice fiscale di un contribuente a tutti dati del suo spesometro, delle sue liquidazioni Iva. Ma non solo, perché se il codice fiscale “apparteneva” a un intermediario era possibile prendere visione anche dei dati relativi agli assistiti. Qualche professionista aveva notato che inserendo per errore una cifra sbagliata del codice della ricevuta di invio si poteva comunque visualizzare il dettaglio dati altrui.

Insomma, si tratta di un problema serio, anche perché – in mancanza di informazioni ufficiali sul ripristino della piattaforma e su un (auspicato) rinvio della scadenza , gli operatori del settore non sanno che pesci prendere.

Per Sogei non è il primo scivolone. In passato ci sono stati attacchi DDoS e blackout su altre piattaforme gestite dalla società informatico del ministero.

Per non parlare dell’approccio sbagliato nella gestione dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR). Il servizio è rimasto impantanato per anni e si è sbloccato soltanto dopo l’intervento del commissario straordinario per l’innovazione tecnologica. Ad agosto scorso lo stesso commissario Diego Piacentini aveva sottolineato le mancanze di Sogei: “dopo aver creato il prodotto e aver soddisfatto tutti i requisiti del contratto, Sogei ha considerato il lavoro completo. Avevano ragione. Ma nessun comune stava usando il prodotto! Questa è la differenza tra agire in base a formalismi e valutare il risultato. Le aziende tecnologiche realizzano un prodotto e poi lo fanno crescere, c’è un’evoluzione continua. Nella PA un progetto finisce quando sono soddisfatti i requisiti del contratto, ma questo è l’anti tecnologia”.

Intanto nella pagina ufficiale di Sogei alle 11.00 di oggi non c’è ancora un comunicato che chiarisca cosa è accaduto e quando il problema sarà risolto.

Basta una rassegna stampa sulle grane della Sogei per capire la situazione.

Ma poi, “informazioni fiscali” potenzialmente può voler dire tutto: numero dei conti correnti, sede di lavoro, dichiarazioni dei redditi, spese mediche, esami medici effettuati, dati anagrafici del nucleo familiare, rendite catastali, valore degli immobili intestati, ecc…

L’agenzia delle entrate sa praticamente tutto di tutti. Se si fa scappare informazioni lei, deh.

Speriamo che almeno il problema fosse limitato ai dati contenuti nelle sole fatture elettroniche.

Liquidazione IVA e fatture online, sito chiuso per falla

Il capo che manda un SMS alle 3 di notte con scritto “guarda Skype per favore”. Guardo Skype, e c’e un messaggio con scritto “guarda la mail per favore”. Mail che non posso guardare da casa perché le praticissime nuove norme di sicurezza, fanno accedere al server solo dai PC dell’azienda. Stamattina guardo dall’ufficio, e la mail dice “Prima di procedere con la nuova consegna analizza il problema della settimana scorsa.

Quale problema? C’era un problema la settimana scorsa? La mail non ha uno straccio di allegato, link, nulla. Il capo non c’e’ fino a lunedì. I colleghi non ne sanno nulla.

Si accettano suggerimenti per trovare il prossimo indizio della caccia al tesoro.

Foto prese qua e la da pagine FB varie (prevalentemente qua e qua), tanto per farvi un’idea del disastro che c’e’ stato stanotte.

Nell’ordine: la ferrovia a Rosignano Solvay, il quartiere dell’Ardenza a Livorno, la piazza di Montenero (paesino sopra livorno), l’ospedale di Cisanello allagato a Pisa.

Marissa Mayer, 187 milioni di motivi per lasciare Yahoo nelle mani di Verizon

Alla fin dei conti, alla CEO Marissa Mayer la vendita di Yahoo a Verizon non dispiacerà più di tanto. Secondo quanto riportato dalla documentazione depositata presso l’autorità di vigilanza sulla Borsa americana Sec e pubblicata su The Wall Street Journal, la cessione porterà nelle tasche della CEO la ragguardevole cifra di 187 milioni di dollari.

Il paracadute risulta essere nettamente superiore rispetto a quanto inizialmente previsto (23 milioni di dollari) e, tutto sommato, alquanto anomalo considerato il fallimento di certe operazioni (riportare in alto l’azienda) e gli scandali degli account violati (un miliardo di account nel 2013, 500 milioni di account nel 2014).

La cifra che Marissa Mayer percepirà è composta da stock option per un valore di 85 milioni, azioni Yahoo (77 milioni) e altre unità di azioni vincolate per 25 milioni, cui si aggiungeranno gli ultimi stipendi e diversi bonus già maturati. In poche parole, l’ultimo assegno strappato sarà di 227,6 milioni di dollari.

Già lo scorso mese di luglio Verizon e Yahoo avevano trovato l’accordo per un valore pari a 4,83 miliardi di dollari, ma gli errori compiuti nella gestione dell’azienda e gli scandali degli account violati hanno riportato le due società a sedersi nuovamente al tavolo per rinegoziare la cifra di vendita, fissata in modo definitivo (salvo colpi di scena dell’ultimo minuto) a 4,48 miliardi di dollari.

Gli azionisti di Yahoo saranno chiamati a votare l’accordo il prossimo 8 giugno, dopo di che il passaggio di Yahoo nelle mani di Verizon sarà definitivo.

Una gestione aziendale che sembra Topolino nel periodo in cui era direttrice Claretta Muci. Ha fatto fallire tutto quel che ha toccato, e si piglia in saccoccia 227 milioni di dollari come premio.

Qui ci andrebbe linkato il post di @aliceindustland sui ricchi che rischiano solo col culo degli altri, ma sono troppo pigro per cercarlo.

Da grande voglio fare il CEO di una multinazionale in via di fallimento. Tipo Stephen Elop o Marissa Mayer.

Marissa Mayer, 187 milioni di motivi per lasciare Yahoo nelle mani di Verizon

Cerco di accedere al sito dell’Agenzia delle Entrate per inviare il 730 precompilato. Mi chiede (tra le altre credenziali) lo SPID.
Ok, facciamo lo SPID allora.

Vado sul sito delle Poste, e mi chiede di inserire a scelta: un numero telefonico verificato da Poste Italiane, una Carta di identità elettronica, o una tessera sanitaria tramite lettore di smart card. La seconda non ce l’ho, e per la terza non ho il lettore, ma per fortuna ho il primo: sono un ex cliente Bancoposta, e hanno i miei dati, verificati precedentemente in ufficio postale.

Inserisco il mio numero, e mi arriva un sms col codice per l’autenticazione in due passaggi. Poi mi chiede di inserire numero e data di scadenza del documento che le Poste hanno associato alla mia identita’. La patente. Guardo la tessera della patente, e vedo che scadeva nel settemnbre 2013: al rinnovo non mi hanno aggiornato la data sulla tesserina (all’epoca dicevano che era previsto solo in caso di smarrimento). Mi avevano dato un bollino cartaceo da attaccare sul retro, ma si e’ scolorito dopo i primo mese ed e’ illeggibile.

Quando sara’ la data di scadenza? Provo settembre 2023, ma nada. Provo settembre 2013, e di nuovo niente da fare.

Allora provo ad accedere al portale dell’automobilista, per vedere se da li riesco a risalire alla data di scadenza esatta. Il portale dell’automobilista non mi prende la password. Faccio la procedura di reset della password (mi chiede il codice fiscale e la data di nascita), e mi arriva una mail con la nuova password temporanea. Che di nuovo non viene accettata.

Nel frattempo il sito delle Poste mi avverte minaccioso che sono al secondo tentativo fallito sui 5 ammessi, dopo i quali dovro’ andare di persona in ufficio postale per autenticarmi.

Si accettano suggerimenti su nuovi santi da tira’ giù a moccoli, perché credo di averli finiti.