La pasta deve cuocere solo due minuti – a partire dal bollore, ovvero dopo che l’acqua ha ripreso a bollire in seguito al versamento della pasta – sul fuoco acceso. Dopodichè, bisogna spegnere il fornello e coprire la pentola con il coperchio: in questo modo i nostri spaghetti o fusilli continueranno la cottura passivamente, fino al termine dei minuti previsti per quel tipo di pasta. Per fare un esempio, se delle linguine devono cuocere 11 minuti, vorrà dire che cuoceranno 2 minuti a fuoco acceso e i restanti 9 minuti a fuoco spento e coperte. La rivoluzione non è di poco conto: se si fa bollire la pasta per tutto il tempo sul fuoco, disperderà amido e glutine, spiega Sironi. Ovvero libererà nell’acqua – e dunque non nel piatto, nel nostro palato – sapori e nutrimenti preziosi.

“Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.

Viaggio in Portogallo, Jose Saramago (via egocentricacomeigatti)

Quando il sole si spegnerà
Di colpo
Impiegheremo 8 minuti ad accorgercene

Mi ricorda quella volta che mi guardasti in faccia
E mi dicesti
“Sappi che non ti amo più”

Impiegai 14 minuti a capire
Passarono 13 minuti e 59 secondi
Prima che calasse il buio
E il freddo

Eri già più lontana del sole, allora

Non è chiaro come sopravvissi
Non è chiaro come ti riaccendesti

Guido Catalano – 14 minuti

(via onebrokenarrow)

Ho fatto ogni sorta di conoscenze, ma non sono riuscito a trovare una vera compagnia. Non so che cosa la gente possa trovare in me: molti mi hanno in simpatia, mi si legano e mi dispiace quando si può fare strada comune soltanto per breve tratto. Se mi chiedi com’è qui la gente, ti debbo rispondere: come dappertutto. Il genere umano è in verità monotono! I più passano la maggior parte del tempo per vivere, e nei brevi momenti di libertà a disposizione, si tormentano per trovare il modo come disfarsene. Oh, destino degli uomini! Tuttavia è buonissima gente. Quando talvolta io riesco a svagarmi godo con loro le gioie che ancora sono concesse all’uomo: divertirsi cordialmente intorno ad una tavola bene imbandita, organizzare una gita, un ballo o qualcosa di simile, ne risento un ottimo effetto; devo soltanto allora non ricordarmi di tante altre energie in me nascoste che si sciupano intanto inutilmente e che devo accuratamente nascondere. Ohimè! Come il mio cuore ne è angosciato! Eppure, essere incompresi è il destino di noi tutti. Ah, perché l’amica della mia giovinezza è partita! Ah, perché io non l’ho mai conosciuta. Dovrei dire a me stesso: “Tu sei pazzo! Tu cerchi ciò che non può essere trovato”.

Johann Wolfgang von Goethe, I dolori del giovane Werther