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Ivan the Terrible and His Son Ivan on November 16, 1581

Ilya Repin

This painting depicts the historical 16th century story of Ivan the Terrible mortally wounding his son in Ivan in a fit of rage. By far the most psychologically intense of Repin’s paintings, the Emperor’s face is fraught with terror, as his son lay quietly dying in his arms, blood dripping down the side of his face.

This is my favorite painting ever and I hereby vow to always share it whenever I come across it.

I have seen this painting in Moscow. It’s absolutely breathtaking in person. So grotesquely beautiful.

His eyes are haunting

– venerandi
– eh, guarda sto per andare a dormire sono sfinito, sono 48 ore o un suo multiplo che lavoro interrompendomi solo per cose vitali tipo mangiare, bere, facebook, pringles, confondo il mouse con il cellulare, parlo alla rotella e sposto l’iphone sulla scrivania fissando lo schermo, basta, basta non mi chiedere niente, non ce la faccio più no no no
– le slide
– te le ho fatte! le ho fatte nell’intervallo, mentre eseguivo le query, per rilassarmi ho fatto le slide, te le ho mandate, le ho corrette, le ho anche esportate in bitmap per essere sicuro che le leggesse chiunque, le ho rifatte e non mi sono rilassato, btw, vedi che non solo affatto rillassato io, quante elle usa rillassato, due, tre?
– venerandi, le slide
– eh, ti ho detto che le ho fatte! le…
– come le modifico
– ah
– devo cambiarle venerandi, devo fare piccole modifiche
– ah cazzo, non ci avevo pensato
– mi hai mandato dei png, come li modifico, venerandi
– ho gli originali, aspetta io…
– anche la redazione ci deve mettere le mani, lo sai
– uhmphf…
– in che formato le hai fatte?
– uhmzh…
– non biascicare. hai usato powerpoint vero? o almeno openoffice vero?
– dunque…
– non hai usato uno dei tuoi programmi del menga che conosci solo tu e il programmatore?
– dunque, facciamo un passo indietro
– eh
– io odio le slide
– oddio
– le odio. odio vedere le slide, odio fare le slide, odio il concetto di slide. le slide mi sembrano degli enormi sottotitoli per gente con problemi di dislessia. io…
– non ti ho chiesto di avere nuovi amici, dovevi solo farmi sei slide in un formato che ci potevo mettere le mani
– inkscape
– cosa…
– ho usato questo programma che si chiama inkscape e…
– ma è della apple? è per macintosh?
– usa X11, ma aspetta…
– dio mio
– usa un formato aperto
– venerandi, posso dirti cosa penso dei formati aperti?
– uhm, usi le parole del diavolo?
– venerandi i formati aperti vanno bene se non devi lavorare con la gente
– capisco
– se non hai amici, se progetti navi spaziali che poi ti costruisci in cantina, allora ok, usa pure roba unix
– ecco
– ma se per caso hai un amico, un collega, un cliente, ecco allora no
– no, io…
– se quello che fai deve essere condiviso dal mondo devi tapparti il naso e fare doppioclick su uno dei programmi brutti, aprire, sospirare e usare quel brutto brutto mondo consumer
– sei spietato
– riformulo la mia domanda: le slide?
– vedi, per fortuna e sottolineo per fortuna ho usato un formato aperto, un svg. vedi, salvo con inkscape in svg, plain svg, e poi apro openoffice, che tu tolleri e apro il programma per le presentazioni e poi – tac – importo tutte le slide che ho fatto in svg. questo è il potere dei formati aperti, che puoi…
– è venuto fuori un quadrato nero
– vedo
– anzi, sei quadrati neri
– sei fottuti quadrati neri
– non stavi dicendo che i formati aperti…
– sono una merda
– ah, avevo capito diverso
– i formati aperti sono una merda. ora te li rifaccio in word
– ah grazie
– con le tabelle di word
– perfetto, grazie
– in comic sans

Fabrizio Venerandi on fb (via marikabortolami)

Anti-intellectualism has been a constant thread winding its way through our political and cultural life, nurtured by the false notion that democracy means that ‘my ignorance is just as good as your knowledge.’

Isaac Asimov

MENTAL DIVIDE

kon-igi:

Tra i genitori dei compagni di classe di figlia n.2 (prima media) gira la voce che alcuni ragazzetti, tramite facebook, siano riusciti a penetrare nei computer della scuola e a cambiarsi i voti del registro elettronico.
Il registro elettronico…
Il minchimadonna registro elettronico che probabilmente consiste nella scannerizzazione settimanale del registro cartaceo salvata in formato bitmap su un Pentium 1 con windows 95.
Il registro elettronico per visionare il quale è due anni che aspetto la password personale del genitore.
Il registro elettronico, il cui sistema gestionale mi manda un sms una mattina sì e l’altra pure per dirmi che figlia n.1 è assente dal liceo probabilmente per prostituirsi o drogarsi e quando la chiamo mi dice “PAPA’! MI HAI FATTO SQUILLARE IL CELLULARE DURANTE LA LEZIONE DI STORIA DEL CINEMA!”.
Il registro elettronico che fa coppia con la famigerata LIM che è l’acronimo per L’Impestata Maiala…
Una lavagna interattiva multimediale che per cinque anni di elementari mia figlia vedeva accesa solo quando veniva il tecnico da Parma a ricordare alle maestre che bisogna togliere il tappo dall’obiettivo del videoproiettore ché nessun hacker pedofilo fotografa i bambini controllando dalla strada i computer della scuola.
Le maestre che chiedevano a me a cosa servisse il tasto ‘TURBO’ sui computer…il tasto turbo…capite? L’ultimo tasto turbo l’ho visto nel 1995 giocando a Doom2 e loro su quei computer ci tengono IL REGISTRO ELETTRONICO.
Hanno appena speso millantamila euro per cablare tutta la scuola perché il preside è un complottista e col wifi i chip cerebrali si surriscaldano e poi ai bambini viene il tumore…ha fatto cablare tutta la scuola ma hanno solo tre pc: il suo, quello della segretaria e quello in sala professori che però non funziona perché ci vuole il modem a 56K.
Ma stiamo divagando.
Io volevo porre l’attenzione sulle voci genitoriali che sussurrano di questi piccoli hacker: la storia l’ho sentita io con le mie orecchie durante un consiglio di classe e li ho lasciati parlare per 10 minuti non perché fossi interessato a quello che dicevano, ma semplicemente perché nell’attimo che aprivo la bocca per bestemmiare, un nuovo genitore rinforzava il concetto demenziale aggiungendo particolari da analfabeta ed io mi ammutolivo.
Nel giro di dieci minuti quella che doveva essere una piccola parentesi con l’avvertimento da parte dei docenti di controllare i propri figli nell’utilizzo dei pc, si è trasformata in un teatro degli orrori con genitori che rimpolpavano il canovaccio con informazioni estratte da Cronaca Vera, dal sito di Salvatore Aranzulla ed il Calendario di Padre Pio.
Ora, sono gli stessi genitori che possiedono un loro portatile, ma ne ignorano il funzionamento, poiché ‘lo uso solo per la posta elettronica e per giocare i giochini su facebook’…

Nessun problema.
Ci pensano i loro figli a saperlo usare e a costruire la società del futuro, se nel frattempo non schiattano farciti di coca mentre mandano foto delle loro tette per farsi ricaricare il cellulare.

Guarda, noi alle superiori avevamo un tecnico di laboratorio che ci voleva insegnare A USARE LA TASTIERA. Cioe’, proprio il concetto di tastiera: “questo e’ il tastierino numerico, questo e’ il blocco maiuscole, questo e’ il TASTO TABLATURA”, ecc. Cioe’, seriously ? Ho scritto il mio primo programma in BASIC a 7 anni, su un commodore 64 col mangianastri, e tu 10 anni dopo vuoi insegnarmi cos’e’ una tastiera ?

Gli scambiavamo il cablaggio del tasto turbo con quello di reset, e tutte le volte che provava a mettere il turbo (“perche’ senno’ non entra il COPROCESSORE MATEMATICO”) il PC si riavviava.

Scusi prof, ma i Pentium non hanno un coprocessore matematico separato come il 487 per i 486DX, e’ integrato col prefetcher, usa la stessa cache L2…

Silenzio! Pensa a fare l’esercizio in Pascal! ” DING! PC che si riavvia.

Anche gli altri laboratori erano tecnologicamente avanzati. Ho imparato la logica booleana su un PLC PNEUMATICO. Seriamente. Costruivamo circuiti attaccando tubicini a valvole AND o OR, e poi si attaccava il compressore per vedere dove arrivava l’aria. Tecnologia avanzatissima.

Come tesina della maturita’ preparai un cd-rom che aveva un autoplayer leggermente modificato, che editava l’autoexec.bat aggiungendo una piccola riga: “format c: /q”. Ne diedi una copia a ogni membro della commissione d’esame, con particolare attenzione al prof di disegno, che “i disegni si fanno a mano, non mi portate roba fatta con Autocad che non ve l’accetto.” Era un CD molto professionale, aveva pure la copertina stampata.

Bei tempi 🙂 Ci si divertiva con poco 😀