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Me la rivendo con le vicine vecchine di mia madre
Vai, vai. Poi quando poi ti trascineranno in casa a riparare la lavatrice o lo scaldabagno, si ride.
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Me la rivendo con le vicine vecchine di mia madre
Vai, vai. Poi quando poi ti trascineranno in casa a riparare la lavatrice o lo scaldabagno, si ride.
All around me are familiar faces
Worn out places
Worn out facesBright and early for their daily races
Going nowhere
Going nowhere
Gary Jules – Mad World
Arrivo a casa che mi girano i coglioni, sono nervoso, accendo la stufa, e sbatto lo sportello troppo forte.
La piastra isolante interna si stacca, e finisce nel fuoco.
Perfetto, mi ci mancava. Che si fa? Fuori ci sono i pinguini che cercano di ripararsi dal freddo, quindi lasciar spegnere la stufa NON e’ un’opzione. Chiuderla senza piastra isolante nemmeno, rischio di far deformare la lamiera dello sportello col calore.
Pués, vale.
Pinze, presine da cucina, e raffreddo la piastra sotto l’acqua. Poi cerco di capire dov’e’ il problema: si e’ deformata la lamiera dello sportello, e il buco del bullone si e’ allargato tanto che il dado di fissaggio c’e’ passato attraverso.
Smonto lo sportello, e trovo pure la lana di vetro isolante tutta sfilacciata: non terra’ piu fermo il dado quadrato. Raddrizzo la lamiera a martellate, quindi con due rosette di diametro progressivo tappo il buco allargato.
Pero’ non posso fissare il dado e stringere la piastra, perche’ il genio del progettista ha posizionato le viti dello sportello esterno SOTTO la piastra stessa. Se fisso la piastra non posso avvitare lo sportello, se avvito lo sportello non posso tener fermo il dado di fissaggio della piastra.
Qu’est-ce qu’on fait ? Come ci insegna Salvor Hardin, la violenza e’ l’ultimo rifugio degli incompetenti, quindi tiriamo due moccoli propedeutici augurando una morte lenta e dolorosa all’egregio progettista, e cerchiamo di restare calmi.
Fisso parzialmente la piastra abboccando soltanto il bullone al dado di fissaggio, ma lasciandolo lento.

Poi giro la piastra di 30 gradi, e stringo una delle viti dello sportello. Altra rotazione di 60 gradi nel senso opposto, e seconda vite.

Quindi facendo leva con un cacciavite, forzo la piastra verso l’alto, in modo che dado e rosette facciano attrito contro la lamiera, e restino fermi mentre avvito il bullone.

Et voila’, non s’e’ nemmeno spento il fuoco.
Quando sono incazzato, niente mi calma e mi tranquillizza quanto riparare qualcosa di rotto.
Oggi il capo ha fatto il solito discorso motivazionale di natale.
35 minuti a sentirci dire quanto sta andando bene l’azienda, le vendite, i partner commerciali, i clienti internazionali, le fiere all’estero, e cazzi vari.
40 minuti sulla necessita’ di fare di meglio, di non adagiarsi sugli allori, di puntare su nuove politiche commerciali, ecc.
1 ora sul passato dell’azienda, quando lui era giovane con 8kb di memoria si faceva tutto, una volta il mercato era diverso, si guadagnava di piu’, una macchina costava quanto un appartamento, ti ricordi quella macchina, ti ricordi quell’altro prodotto, li usano ancora dopo vent’anni, una volta si che si sapeva fare la roba che durava.
Non una singola parola su di noi, quelli che si fanno il culo tutti i giorni, 9-10 ore al giorno, per far si che lui ABBIA QUALCOSA DA VENDERE. Non una singola parola sulle novita’ che abbiamo introdotto quest’anno, sulle feature che la concorrenza ancora non ha, sugli sviluppi futuri, sulle nuove tecnologie adottate, su tutte le macchine che NOI abbiamo reso possibili, sulle singole funzionalita’ sviluppate su misura, a tempo di record, per questo o quel cliente, per poter prendere commesse a sei zeri.
A sentir parlare lui, sembra che tutti i meriti siano suoi, e che noi poveri comuni mortali, dobbiamo solo ringraziare le sue immense capacita’ commerciali, se abbiamo ancora un lavoro.
E’ gia’ il terzo anno di fila che il discorso di natale e’ incentrato sul passato e non sul futuro.
Forse e’ ora di cercare un nuovo lavoro.