Un paese per vecchi

Oggi il capo ha fatto il solito discorso motivazionale di natale.

35 minuti a sentirci dire quanto sta andando bene l’azienda, le vendite, i partner commerciali, i clienti internazionali, le fiere all’estero, e cazzi vari.
40 minuti sulla necessita’ di fare di meglio, di non adagiarsi sugli allori, di puntare su nuove politiche commerciali, ecc.
1 ora sul passato dell’azienda, quando lui era giovane con 8kb di memoria si faceva tutto, una volta il mercato era diverso, si guadagnava di piu’, una macchina costava quanto un appartamento, ti ricordi quella macchina, ti ricordi quell’altro prodotto, li usano ancora dopo vent’anni, una volta si che si sapeva fare la roba che durava.

Non una singola parola su di noi, quelli che si fanno il culo tutti i giorni, 9-10 ore al giorno, per far si che lui ABBIA QUALCOSA DA VENDERE. Non una singola parola sulle novita’ che abbiamo introdotto quest’anno, sulle feature che la concorrenza ancora non ha, sugli sviluppi futuri, sulle nuove tecnologie adottate, su tutte le macchine che NOI abbiamo reso possibili, sulle singole funzionalita’ sviluppate su misura, a tempo di record, per questo o quel cliente, per poter prendere commesse a sei zeri.

A sentir parlare lui, sembra che tutti i meriti siano suoi, e che noi poveri comuni mortali, dobbiamo solo ringraziare le sue immense capacita’ commerciali, se abbiamo ancora un lavoro.

E’ gia’ il terzo anno di fila che il discorso di natale e’ incentrato sul passato e non sul futuro.

Forse e’ ora di cercare un nuovo lavoro.

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