Una settimana fa esatta mi ritrovavo a decidere come passare un venerdì sera in compagnia, lontano però dalle mie terre residenziali. Senza dover necessariamente dare delle coordinate geografiche, vi basterà sapere che potrei classificare il territorio in cui mi trovato come terra di frontiera. Quindi, di fronte alla decisione di vedere una pellicola in una sala, ho iniziato una gloriosa ma vana ricerca di un multisala nelle vicinanze, ormai abituato a questo genere di bene di conforto; naturalmente, con mio non troppo sorpreso disappunto, il più vicino multisala si presentava a ora di distanza, su strade impervie.
Si presenta però, come un salvatore, un cinema nel paese vicino, naturalmente con un solo film a disposizione, come si suole fare in un cinematografo monosala; ordunque ci accingiamo allora ad avvicinarci con mezzi gommati verso la nostra destinazione.
Il cinema era uno di quei “Odeon”, quei bei cinema-teatro dei bei tempi andati, quelli dove si respira pellicola italiana neorealista e saggio di danza nella stessa, enorme, sala. Nell’anticamera al cinema, con annesso botteghino, si respira l’atmosfera di perlinato di legno misto anni 60/70; l’anziana signora ci accoglie con gioia mai vista, ci fa i biglietti (con un simpatico siparietto in cui chiediamo anche quali film ci sono e lei ci ammonisce “Ragazzi, questo è grave!”), e naturalmente i popcorn (“È la prima cosa che faccio quando apro il cinema!”). Il costo è così irrisorio che quasi mi sembra di aver rubato: 5€ per il biglietto e 3€ per un sacchetto di popcorn che siamo stati quasi male a finirli tutti.
Nel cinema c’eravamo solo noi: a discolpa, posso testimoniare che era il primo spettacolo, quello delle 19.30, e poco prima dell’inizio del film è entrata anche una coppia.
Non parlerò del film (perché, principalmente, non c’è molto di cui parlare): la visione è stata ottima, si vedeva che era ancora una di quelle care pellicole non digitali, l’audio non surround e un po’ gracchiante all’inizio, ma che poi ci fai l’abitudine, e il riscaldamento non acceso; ciliegina sulla torta, negli ultimi dieci minuti, il proiettore è andato fuori fuoco, sfocando l’immagine proiettata.All’uscita, la signora del botteghino ci chiede con sincera curiosità se ci è piaciuto il film, con molto calore; la salutiamo, e usciamo fuori che piove a dirotto. In cuor mio, mi è piaciuto così tanto che non mi importa che titolo ci sarà, ogni volta che ripasserò di qui mi vedrò un film.
Scopro il giorno dopo che l’Odeon è all’asta.