0athenachan0 ho trovato questo articolo e ti ho pensato. ( non ne ho verificato l’attendibilità però )
IO AVEVO SCRITTO UN LUNGO POST MA È SCOMPARSO. APP DEMMERDA ESCIMI IL MIO POST SUL RESTAURO. RIDAMMI I MIEI VENTI MINUTI DI VITA.
No vabbè allora, veloce veloce: – quale museo fa entrare la gente con le bibite in mano??? – dovrebbe essere un articolo attendibile – ricordo del Monet, la sciura spagnola e il suo Cristo abitano ancora nei miei incubi, Tutankhamon lo sapevo ed ero tipo “ma avevano usato colla vinilica e la colla vinilica va bene per i manufatti lignei, quindi non capisco il dramma” – ricordo del consigliere della giunta milanese eh ha bucato un quadro con il tappo del prosecco – la spada di Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi cancellata durante una pulitura
– i danni avvengono sempre, nel laboratorio di restauro e fuori da esso – nel 1800 pulivano i quadro versandoci sopra la birra e dandogli fuoco – non sto a riscrivere la mia tesi di nuovo ma è stato bellissimo provare a usare il cloroformio e grasso di maiale per pulire un quadro ahahahahahahahah ah – le opere che partono dal 1800 a oggi sono una chiavica – non sappiamo mai come si possono comportare i materiali
– Tumblr merda che si mangia i miei post
This:
– nel 1800 pulivano i quadro versandoci sopra la birra e dandogli fuoco
È la cosa più metal (e sconsiderata) che io abbia mai sentito.
Ma perche’ la birra e’ infiammabile ? O che birra c’avevano nel 1800 ? Birra alla benzirizia ? (/me corre a fare esperimenti)
Per quanto dar fuoco alla birra sia una cosa molto metal per davvero, ho ricontrollato perché mi era sorto il dubbio ed effettivamente no, non bruciavano la birra. Chiedo scusa, mi sono confusa.
Sui quadri versavano olio bollente, oppure li immergevano in un miscuglio di solventi per giorni interi. Non era la birra, ma dell’alcol, quello che versavano sul quadro per poi dargli fuoco. In effetti è più logica come cosa. Che l’alcol sia infiammabile, non bruciare il quadro.
La birra la mescolavano alla vernice per dare un effetto giallo “anticato” ai quadri “restaurati”. Oppure la usavano come solvente per dare brillantezza ai colori.
Versare alcol sui quadri per poi dargli fuoco suona metal uguale, anche se non c’è la birra di mezzo?
Adesso modifico la bombola per ramare di nonno, e mi propongo come restauratore agli Uffizi
A quanto pare l’ispirazione arriva dalle “grandi città portuali marinare del mondo”,
dove ovviamente ci sono moli di attracco, cantieri navali e tutti i
servizi per le imbarcazioni. La differenza è che “il porto di scalo
sarebbe a 36.000 chilometri”. Una distanza che equivale a quella –
rispetto alla Terra – a cui ci sono i satelliti in orbita geostazionaria
(GEO), compresi la maggior parte di quelli per le telecomunicazioni.
[…]
Sugli hub spaziali però non potrebbero lavorare gli astronauti,
perché i livelli di radiazioni in orbita geostazionaria sono troppo
elevati per essere tollerabili a lungo senza correre rischi. Ecco perché l’impianto dovrebbe essere interamente gestito da robot, come ha sottolineato Melroy.
È a questo punto che entra in gioco la robotica spaziale, e in particolare “bracci robotici molto simili a quello che è stato utilizzato per costruire la Stazione Spaziale Internazionale, ma con maggiori livelli di automazione e sicurezza” spiega Melroy. Siamo davvero all’alba di una nuova era spaziale?
0athenachan0 ho trovato questo articolo e ti ho pensato. ( non ne ho verificato l’attendibilità però )
IO AVEVO SCRITTO UN LUNGO POST MA È SCOMPARSO. APP DEMMERDA ESCIMI IL MIO POST SUL RESTAURO. RIDAMMI I MIEI VENTI MINUTI DI VITA.
No vabbè allora, veloce veloce: – quale museo fa entrare la gente con le bibite in mano??? – dovrebbe essere un articolo attendibile – ricordo del Monet, la sciura spagnola e il suo Cristo abitano ancora nei miei incubi, Tutankhamon lo sapevo ed ero tipo “ma avevano usato colla vinilica e la colla vinilica va bene per i manufatti lignei, quindi non capisco il dramma” – ricordo del consigliere della giunta milanese eh ha bucato un quadro con il tappo del prosecco – la spada di Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi cancellata durante una pulitura
– i danni avvengono sempre, nel laboratorio di restauro e fuori da esso – nel 1800 pulivano i quadro versandoci sopra la birra e dandogli fuoco – non sto a riscrivere la mia tesi di nuovo ma è stato bellissimo provare a usare il cloroformio e grasso di maiale per pulire un quadro ahahahahahahahah ah – le opere che partono dal 1800 a oggi sono una chiavica – non sappiamo mai come si possono comportare i materiali
– Tumblr merda che si mangia i miei post
This:
– nel 1800 pulivano i quadro versandoci sopra la birra e dandogli fuoco
È la cosa più metal (e sconsiderata) che io abbia mai sentito.
Ma perche’ la birra e’ infiammabile ? O che birra c’avevano nel 1800 ? Birra alla benzirizia ? (/me corre a fare esperimenti)
Anni fa spiegai la mia tesi di dottorato ad un collega, l’altro ieri sto stronzo presenta un lavoro UGUALE alla mia tesi dicendo che era la prima volta che questo approccio veniva usato. Con una faccia da culo pazzesca. Io purtroppo non ero presente.
masuoka consigliami una vendetta atroce vendetta, a parte rototraslargli lo scroto.
Invitalo al bar e offrigli un caffè ed una sfogliatella alla ricotta. Ripiena di spine di fichi d’india. Tante. Passerà le successive 96 ore soffrendo atroci fastidi ogni volta che muoverà la lingua per proferire parola.
Poi, ovviamente, una bella fraccata di legnate ci sta bene comunque…
Poi mi dicono che sono un lupo solitario…
e chiedere civilmente spiegazioni direttamente all’interessato, no?
a me hanno suggerito di togliere i cappucci delle gomme della moto del tizio che mi sfracassato in allenamento i trapezi cervicali, figurati cosa potrebbe saltar fuori per il plagio di una tesi… (alla quale farei rifestire gli angoli di metallo e poi la userei per il pestaggio)
Ma le valvole delle gomme hanno un otturatore a molla che fa tenuta grazie alla pressione interna. Il cappuccio serve a non far entrare sporco, ma non e’ che senza di esso si sgonfiano. Casomai se l’intento era quello, puoi mettere un sassolino sotto il cappuccio, e poi riavvitarlo alla valvola senza stringere, in modo da schiacciare leggermente l’otturatore verso il basso, e far uscire lentamente l’aria.
(disclaimer: no, seriamente, non fatelo.)
L’auto ripartì con un impressionante guaito di gomme e Algopedante disse:
“Ma che generazione è mai questa che non ha altri ideali che vacanze, vestiti e carburatori? Quanto sono diversi da noi, che parlavamo di filosofia, e amore, e di come cambiare il mondo.”
Pantamelo non rispose. Guardava una coppia che parlava fittamente, e gli sembrava di udire nelle voci una dolorosa nota conosciuta.
La ragazza salì su una vespa e si allontanò. Il ragazzo restò immobile, e nemmeno i lazzi degli amici e il frastuono del dragone nero che si metteva in moto sembrava scuoterlo.
“Non so che dire,” disse Pantamelo “se non che quello che fanno, essi lo hanno imparato da qualcuno.”
“Non certo da noi,” disse Algopedante “i nostri sogni erano migliori dei loro.”
“Forse,” disse Pantamelo. “Oppure abbiamo sognato che i nostri sogni fossero migliori.”
Perché i cibi crudi potrebbero ricontaminare quelli cotti con microrganismi che normalmente vengono distrutti dal calore. È lo stesso motivo per cui frutta e verdura deve essere in ripiani separati da quelli di altri alimenti, dal momento che sono più soggetti a contaminazione di batteri di origine fecale (irrigazione con acque non adatte e concimi organici).
file under: cose di cui non avevo idea
Ohi. Raga, son nata in campagna (ergo, esco, colgo il frutto dal ramo e me lo magno) e per me “lavare la frutta” significa “strofinare un po’ sul maglione la buccia”. Devo decisamente cambiare abitudini.
Vedi, a domanda ho risposto, ma personalmente ogni volta che apro il mio frigo da qualche parte un Nas muore.
Sono buone norme igieniche di conservazione e se teoricamente ti potrei far venire due coglioni così parlandoti dei rischi del gorgonzola, del roast beef, delle verdure a foglia larga o delle melanzane sott’olio, sono io il primo a riconoscere che è una questione di dosis veneni… e a volte anche di una botta di sculo quando ti capita qualcosa contaminato da salmonella, staffilococco o botulino.
tsuki-nh ce la mettiamo una foto del nostro frigo ? Cercando di scattare velocemente, che senno’ il lievito di birra sul ripiano scappa, e Ugo la frittata entra, per andare a trovare i suoi cugini uova, che non vede da anni.
Arriviamo quindi allo strano caso della macelleria equina. La mia preferita sta in una via periferica di Bologna, è un negozietto piccino picciò, con un banco carni piccino picciò che se metti insieme tutto quello che espone non ci fai un quarto di pony. Il macellaio equino è un volto noto del quartiere essenzialmente perché sta sempre appoggiato al muro fuori dalla macelleria in parte per assenza di clientela in parte perché il locale è talmente piccolo che non ci sta manco lui. Egli è sempre sorridente e non si capisce bene perché visto che il maggior numero di clienti che gli ho visto servire erano due (e uno ero io). Il mi’ babbo si ricorda l’esercizio commerciale aperto e senza clienti da quando era piccolo lui e ipotizza che le macellerie equine siano sovvenzionate e curate in qualche forma tipo i panda. Io in genere entro per prendere gli sfilacci di cavallo che sono una mia colpevole passione, lui ci rimane male perché è l’unica cosa confezionata che ha, allora poi gli chiedo anche due bistecche chiedendogli come cuocerle per ritirargli su il morale e lui tutto contento mi dice che posso cuocerla su un sasso al sole o appoggiata su una lamiera con la fiamma ossidrica sotto che tanto resta morbida uguale.
E mi dispiace per chi rabbrividisce all’idea di mangiare il caval pìst…
Qualcuno per caso ha detto “panino col cavallo” a mezzanotte, mentre diluvia, dopo una giornata no-stop di culaccia e altri salumi emiliani ?