
“Quasi il 25% dei quindicenni è sotto la soglia minima di competenze in matematica e quasi 1 su 5 in lettura”, recita il rapporto
della Onlus. Limitandosi alle famiglie più povere, prevedibilmente, va
ancora peggio, con percentuali del 36 e del 29% rispettivamente.
“Povertà economica e povertà educativa, infatti, si alimentano
reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione”.
Ai nostri bambini facciamo mancare l’asilo nido, il tempo pieno a scuola, le attività extrascolastiche. “In particolare, il 48,4% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro nell’anno precedente, il 69,4% non ha visitato un sito archeologico e il 55,2% un museo, il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva”.
Un paese che rinuncia a curare i suoi bambini rinuncia al suo futuro
La conclusione è che in “Italia, una parte troppo ampia degli adolescenti è priva di quelle competenze necessarie per crescere e farsi strada nella vita”,
come ha commentato Valerio Neri, Direttore Generale di Save The
Children.
[…]
Servirà a ben poco citare i casi di eccellenza, dalle elementari alle
università: ce ne sono tanti, e ci sono esempi di cui possiamo andare
orgogliosi, certo. Ma la cruda verità è che un bambino iscritto a una
scuola pubblica può solo sperare di avere genitori che in qualche modo
compensino le lacune, che lo invitino a leggere, che lo portino ogni
tanto a un museo, che gli mostrino così che lo possano arricchire come
persone. Il risultato? Se mamma e papà danno valore alla cultura e hanno
qualche risorsa, parti e resti avvantaggiato. Se sei nato nella famiglia sbagliata, invece, in Italia sei praticamente condannato.
Il futuro del mondo senza italiani, uno su quattro insufficiente in matematica