L’auto ripartì con un impressionante guaito di gomme e Algopedante disse:
“Ma che generazione è mai questa che non ha altri ideali che vacanze, vestiti e carburatori? Quanto sono diversi da noi, che parlavamo di filosofia, e amore, e di come cambiare il mondo.”
Pantamelo non rispose. Guardava una coppia che parlava fittamente, e gli sembrava di udire nelle voci una dolorosa nota conosciuta.
La ragazza salì su una vespa e si allontanò. Il ragazzo restò immobile, e nemmeno i lazzi degli amici e il frastuono del dragone nero che si metteva in moto sembrava scuoterlo.
“Non so che dire,” disse Pantamelo “se non che quello che fanno, essi lo hanno imparato da qualcuno.”
“Non certo da noi,” disse Algopedante “i nostri sogni erano migliori dei loro.”
“Forse,” disse Pantamelo. “Oppure abbiamo sognato che i nostri sogni fossero migliori.”
(Stefano Benni, La Compagnia Dei Celestini, 1992)