Per chi non mi riconosce, io sarei Egvona. O Cardia, per i primi lettori (Ciao!).
E’ arrivato il momento di parlarne. Ben sette anni fa mi è stata diagnosticata la PCOS, ovvero la Sindrome dell’Ovaio Policistico. Nonostante sia poco importante per me il problema dell’infertilità, devo comunque ammettere che non tutte le donne la pensano come me. E per quanto si possa provare/fingere avversione nei confronti di una possibile gravidanza, qualunque donna, che abbia una relazione stabile a lungo termine, avrà pensato (o forse no) almeno una volta ad avere un bambino con l’uomo giusto.
Penso ci sia molta ignoranza sull’argomento, almeno nella MIA di realtà, e forse raccontarsi almeno una volta come si deve può aiutare molte donne a togliersi dubbi/complessi vari (nel caso in cui non sapessero di soffrirne – e magari arriverebbero finalmente a farsi un benedetto controllo) e a trovare la volontà per seguire la strada giusta (per quelle che sanno di soffrirne).
Momento confusione.
Ok, passato. Veniamo al dunque.
Avevo, insomma, 18 anni. Ero fidanzata, e come tutte le ragazze impegnate in una storia a lungo termine (non che cambi molto con gli altri tipi di ragazze) ero sessualmente attiva. Il 2008 è stato l’anno dell’amenorrea, cioè della totale assenza di ciclo, che mi ha gettata nel panico e nello sconforto. Mia madre, è arrivato il momento di ammetterlo, non è mai stata una madre particolarmente attenta alla salute delle figlie. Diciamo che come esempio di donna è stata alquanto fallimentare. Perciò per tutto il 2008 ho lamentato l’assenza di ciclo come una cosa fin troppo preoccupante. E’ inutile dirvi di non aver temuto una gravidanza indesiderata, anzi, specifico, di aver temuto solo ed unicamente quella. Ovviamente non sono un’asina, non posso avere gravidanze da 12 mesi – allo stato attuale neanche da 9 – ma nella mia mente malata ho pensato anche ad un semplice ritardo di due mesetti che poi è sfociato in una gravidanza giustogiusto nel mese in cui il ciclo doveva venire. Questo pensiero è stato particolarmente alimentato da mia madre, la quale sosteneva fosse normale, a volte, saltare qualche mese. Quindi perché non pensarla in questo modo? Così, da un quasi normale mese di amenorrea, sono passata a due, che vabbècista, a un anno interno di “quiete”. Nel frattempo avevo raggiunto i 100 kg, e la mia autostima era stata presa a cazzotti in faccia da commenti come “cicciona” a “ma sei incinta?” “ti immagino fra 3-4 anni con tre bambini”.
La mia unica roccia quell’anno è stato, straordinariamente, mio padre.
Una sera, sentendomi sconfortata nel parlare di queste cose con mia madre, cercò di introdursi nel discorso, venne liquidato con un “è normale, capita” da mia madre e dovette ritirarsi. Ma mio padre non è uno stupido, nè una persona superficiale, perciò bussò alla porta della mia stanza e mi chiese “da quanto non hai il ciclo?”.
“Da un anno, papà”.
Forse quello è stato l’unico momento in cui ho visto, nei suoi occhi sbarrati, il terrore.
Così mi prenotò subito una visita da una ginecologa (abbastanza stupida aggiungerei) che mi ha fatto fare un test di gravidanza. Facciamo correre l’imbarazzo del fare un test di gravidanza mentre tuo padre sta dietro la porta ad aspettare il risultato, e arriviamo direttamente al momento dell’ecografia.
Avrei davvero voluto mia madre lì con me, un’amica, qualcuna con cui poter parlare, ma il caso mi ha messo mio padre, e un’ecografista. Maschio.
Con il senno di poi, è stata una manifestazione d’amore di qualcuno in cielo che mi guarda. Non so spiegarlo in altro modo (o forse sì, ma meglio la versione drammatica).
Una settimana dopo arrivò la visita e, quindi, la diagnosi dell’endocrinologa: PCOS. {click! – per i curiosi}
“Menomale che sei venuta in tempo – disse – se avessi continuato a ignorare questa condizione fra un anno ti avrei trovata col diabete e probabilmente con il cancro all’endometrio. Mi sembri un po’ troppo giovane per finire così”
Direi.
Il primo mese è stato difficile. La terapia iniziale fu solo una dieta. Fu però complicato passare da un’alimentazione normale, varia, e ricca a solo carne, pesce e verdura bollita. Mi furono vietati i cereali, il pane, la pasta, lo zucchero, il latte e i latticini (eccetto qualcosa di “magro”), l’olio, e tutto ciò che usciva già condito, pronto e impanato dal supermercato.
Persi 11 kg.
Dopo questo mese mi furono concessi pochi carboidrati a settimana e continuai a dimagrire fino a perdere in totale 20 kg. Da qui bastava continuare e non fermarsi. Ma nessuno capisce mai quanto sia difficile dire NO a quel “una volta ogni tanto”. Che poi, se cedi, diventa “una a settimana”, poi due, tre, fino a ogni santo giorno. Ed io cedetti.
Nessuno capisce mai quanto sia frustrante non poter partecipare alle cene fra colleghi, alle pizzate di gruppo, al bicchiere del sabato sera, o delle feste (e magari nonostante questo sentirsi dire che sembri incinta o che sei grassa perché “cu sapi quanti arancini ti cali”. A volte i medici stessi non capiscono.)
Nessuno realizza mai che sentirsi dire “come sei rigida” o “come sei esagerata”, sconforta e isola le persone.
Nessuno pensa mai che tutte le accortezze che una deve prendere siano molto pesanti, che la terapia non è affatto leggera e piacevole, che a volte si prova molta invidia per non poter avere uno stile di vita sano ma anche senza troppi pensieri.
Nessuno capisce perché non ti vuoi mettere in costume, o perché puoi diventare paranoica sull’aspetto fisico e su qualsiasi cambiamento coinvolga il tuo corpo.
Quasi nessuno sa che non è una pillola e basta, ma magari una pillola per l’insulina, una di magnesio, due di acido folico, 30 gocce di farmaco drenante e altri integratori vari
AL GIORNO.
Pochi, davvero pochi, sono lì per darti una mano. Mio padre è stata una di loro.
Per me ha consultato 4 medici, cambiato stile di vita, alimentazione, si è documentato, ha letto, e continua ogni giorno a sostenermi anche economicamente per una terapia che è tutto meno che low-cost.
Ho vissuto periodi così terribili da abbandonare la terapia perché tutta quella fatica non valeva il risultato ottenuto.
Ho ottenuto solo peggioramenti, paura, dolore (e intendo dolore fisico), kg in più, irsutismo, nervosismo e una sindrome pre-mestruale di 20 giorni.
Allo stesso modo la terapia mia ha resa sensibile a molti alimenti, troppo spesso a rischio di crisi ipoglicemiche, noiosa e depressa.
Psicologicamente questa storia non mi ha fatto bene.
E nessuno capisce quanto sia difficile mantenere ogni giorno quello che si vede, per evitare che peggiori. Perché nascondere i segni della PCOS può essere complicato…fin troppo spesso è frustrante.
Ma è anche vero che sono vanitosa, e forse questo è il vero motivo per cui non posso lasciarmi andare.
Insomma, potrei fregarmene dell’irsutismo, dei kg di troppo, dell’acne e delle chiazze nere di melanina nelle piege cutanee, ma non ci riesco, neanche “una volta ogni tanto”.
Perché riprendere poi è difficile, almeno per me.
Ora sarà la tv ad alto volume che mi distrae e non mi permettere di scrivere in maniera decente o semplicemente che non so come raccontare un’esperienza vissuta, ma spero di aver fatto capire qualcosa a qualcuna.
Di non avervi annoiato, di avervi incuriosito e di aver messo la pulce nell’orecchio a chi potrebbe avere qualche sintomo.
Sembra che settembre sia il mese della PCOS, quindi, se avete domande, preoccupazioni, qualche sintomo strano, fate una visita.
Che se siete come me, magari non ve ne frega niente di essere quasi sterili, ma c’è più della fertilità a cui prestare attenzione.