heresiae:

wildland-hymns:

ultrafacts:

How on earth would you feed a city of over 200,000 people when the land around you was a swampy lake? Seems like an impossible task, but the Aztec managed it by creating floating gardens known as chinampas, then they farmed them intensively.

These ingenious creations were built up from the lake bed by piling layers of mud, decaying vegetation and reeds. This was a great way of recycling waste from the capital city Tenochtitlan. Each garden was framed and held together by wooden poles bound by reeds and then anchored to the lake floor with finely pruned willow trees. The Aztecs also dredged mud from the base of the canals which both kept the waterways clear and rejuvenate the nutrient levels in the gardens.

A variety of crops were grown, most commonly maize or corn, beans, chillies, squash, tomatoes, edible greens such as quelite and amaranth. Colourful flowers were also grown, essential produce for religious festivals and ceremonies. Each plot was systematically planned, the effective use of seedbeds allowed continuous planting and harvesting of crops.

Between each garden was a canal which enabled canoe transport. Fish and birds populated the water and were an additional source of food. [x]

image

(Fact Source) For more facts, follow Ultrafacts

This is literally so cool. Not only does it contribute to spacial efficiency, but the canals would easily keep pests, weeds, and possibly even diseases out of the respective plots. Companion planting and bio-intensive planting would be so much easier. Water-wise systems would be inherently present. Plus it looks so super neat aesthetically. I am just all about this.

tra le svariate cose che gli europei hanno distrutto

Fine ANALista

iceageiscoming:

about-hortense:

Bonjù Le Presidòn e grazie per aver accettato il nostro invito.
Questa breve conversazione sfugge alla dialettica del prime-time, agli intimismi relazionali della Serragni, ai tweet della Lucarelli eppure esibisce una connotazione decisamente cul…turale: un post (eheheh) di servizio, insomma, pesante, inconsueto, impertinente!

Vero, Preside’? È nei pensieri di tutti ma nella bocca di nessuno, ne sappiamo parlare ma non osiamo discuterne e allora che si fa? Sogno proibito del più piccante degli anon di kon-igi, ludica salvezza del virgine ciellino più integralista, incognita formativa di qualunque adol…

Mi scusi, è il trasporto del principiante.
Veniamo al sodo con la più classica delle classiche: QUANDO È LECITO PROPORRE? QUANDO È OPPORTUNO ACCETTARE?

Ermetico ma con garbo: cibo per la mente!
C’è chi dice CON, c’è chi dice SENZA, chi luce sì, chi luce no…per molti sono solo perdite di tempo, ma è davvero tutto uguale?

Capisco, de gustibus!
La paura della prima volta può generare ansie e contrasti, per non parlare dei tempi di performance, più che mai territorio di accesi dibattiti.

Può dirlo forte! Maaaa…per chi proprio proprio un tocco e via?

Rassicurante, grazie!
Dunque, la prima volta è andata. C’è chi vince e convince, chi disastro totale ma non desiste. Cosa dire a questi temerari dal fallimento facile?

Positività innanzitutto, ecccerto! Quindi mi faccia capire: pianificazione e raziocinio annichiliscono anche i timori più inattaccabili?

Non potrebbe essere più chiaro!
Però siam franchi: non tutti sono uguali, eh! Cosa pensa di chi tiene l’agendina coi punteggi?

La politica degli incentivi. Capisco.
Preside’, ma…alla fine della fiera…’ste dimensioni…contano?

Eh, lo so, lo so…andiamo oltre.
Per alcuni è questione di pelle, sudore e lacrime, per altri una pratica da sbrigare…dove sta il giusto?

L’intimità è una conquista dei sensi, mi par di capire.
Ma…e quelli che cicci cicci, pucci pucci, ninni ninni? Insomma, le fantomatiche coccole?

Lapidario!
La scottante gliela lascio per ultima.
ANAL sì, ANAL no. Un testo di riferimento per chi volesse approfondire?

Laterza, vero?

Grazie, Preside’! Alla prossima!

MUORO

e il prossimo step della mia crescita professionale è: chiedere l’aumento

non ho per niente fifa (via heresiae)

Vacci armata 🙂 E mi raccomando, le battaglie non si improvvisano, si pianificano.

Fai una ricerca sul campo. Scopri quanto offre la concorrenza per una posizione come la tua, e quanto varrebbero per loro le tue competenze (anche al netto di eventuali accordi NDA o patti di non concorenza che hai firmato).

Cerca di stimare a grandi linee il tuo impatto sul fatturato della tua azienda, e quanto costerebbe loro rimpiazzarti, sia come mancata produttivitá, sia come costo di formazione dell’eventuale nuovo personale che dovrá sostituirti, nel caso che tu te ne andassi.

Dopodiche’ presentagli la tua richiesta motivandola economicamente, e dal punto di vista costo/benefici. Senza esagerare, senza minacciare, ma facendogli capire che ti stai guardando intorno e valutando le alternative 🙂

In bocca al lupo !

embolo:

pianetatschai:

bastaconlapasta:

Ho appena sentito la frase: “L’unico senso della vita di una donna é fare figli. Una donna che non ha figli non é donna al 100%.”

Sono sempre più amareggiata e odio tutti.

Una volta questa roba (non so come definirlo) mi è stata propinata da mio cugino, che al secondo figlio si sentiva dio in terra, robe tipo “Valentina, quanti anni hai? 24? Beh sbrigati, non sarai mai una donna se non fai figli”. Mio fratello a quel punto è scattato, mai visto sfondare la sua timidezza così “ ma che cazzo dici? Hai davanti una delle migliori teste della famiglia e tutto quello che dovrebbe importarle è rimanere incinta? Non abbiamo bisogno di altri figli, io da lei voglio la cura per il cancro. È giovane e troppo intelligente per perdere tempo a sentire queste minchiate.”
Poi capisci perché adoro mio fratello.

A mio parere il mestiere di madre (e di padre) è un mestiere “a tempo”, precario: i figli prima o poi crescono e prima o poi diventano autonomi. 

E per fortuna che è così! Ad un certo punto accade che il genitore non è più così assorbito da quel ruolo e, se non si è dato nessun altro scopo nella vita, si trova di fronte ad un futuro vuoto ed incerto. 

Lo dico da genitore che lavora (parecchio). 

Bisognerebbe scolpirsi bene in mente le parole di Gibran: “…I vostri figli non sono i vostri figli. …   Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.
Fatevi tendere con gioia dalla mano dell’Arciere;
Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l’arco che sta saldo”.

Ben venga la maternità o la paternità; è una condizione bellissima! Ma secondo me non deve essere mai intesa come una esperienza caratterizzante totalmente l’individuo e la coppia.

Ora, non temete! Ritorno ad essere l’imbecille di sempre, qui sul Tumblo …..