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Ambrogio Fogar e Armaduk al Polo Nord, 1982

«È strano scoprire l’intensità che l’uomo ha nei confronti della voglia di vivere: basta una bolla d’aria rubata da una grotta ideale, sommersa dal mare, per dare la forza di continuare quella lotta basata su un solo nome: speranza. Ecco, se leggendo queste pagine qualcuno sentirà la rinnovata voglia di sperare avrò assolto il mio impegno, e un altro momento di questa vita così affascinante, così travagliata e così punita si sarà compiuto.» A. Fogar

Ambrogio Fogar compie il primo dei suoi viaggi nel 1972. Attraversa l’Atlantico del nord in solitaria e per buona parte del viaggio senza l’uso del timone a causa di un’avaria. Dal 1º novembre1973 al 7 dicembre 1974 esegue la circumnavigazione del globo in solitaria da Est verso Ovest, cioè in direzione opposta rispetto alle correnti, con una barca a vela, chiamata Surprise. Questo giro del mondo nella direzione opposta ai venti e alle correnti predominanti lo fa di fatto entrare come primo italiano nell’olimpo degli esploratori.

Nel 1978, al largo delle isole Falkland nel Sud dell’Oceano Atlantico, la sua imbarcazione viene probabilmente colpita da alcune orche e affonda in poco tempo. Con lui c’è il suo amico e compagno di viaggio, il giornalista Mauro Mancini. Riescono a portare con loro sulla zattera autogonfiabile di salvataggio solo un po’ di zucchero e un pezzo di pancetta e a uccidere a colpi di remi due cormorani nelle settimane successive, sopravviveranno in mare bevendo acqua piovana e nutrendosi di una specie di telline che si era attaccata al fondo della zattera. Il 2 aprile, dopo 74 giorni alla deriva, vengono finalmente individuati e soccorsi dal mercantile greco Master Stefanos al comando di Johannis Kukunaris. Sono in gravissime condizioni e hanno perso circa 40 chilogrammi ciascuno. Dopo due giorni Mauro Mancini muore di polmonite. Solo Fogar riesce a sopravvivere.

Nel 1982, in compagnia del fido Armaduk, il suo Siberian Husky, conquista a piedi il Polo Nord in un viaggio di 50 giorni, anche se lui stesso ammise che dovette usare un aereo per circa 180 km quando sospettò che il ghiaccio in cui si trovava si sarebbe sciolto facendolo cadere nell’oceano Artico.

L’impresa di Fogar e Armaduk avrebbe presto scatenato la moda dei cani siberiani in Italia. Armaduk era stato messo sotto contratto da un’industria che produce scatolette per cani.

Il 12 settembre 1992 Fogar è vittima di un terribile incidente in Turkmenistan, durante il raid Pechino-Parigi nel quale compone un equipaggio con Giacomo Vismara. Il fuoristrada si ribalta, il suo compagno esce miracolosamente illeso, ma Fogar subisce la frattura della seconda vertebra cervicale e rimane quasi completamente paralizzato.
Questa disgrazia non riesce a domare il suo spirito d’avventura: nel 1997, su una sedia a rotelle basculante, partecipa al giro d’Italia in barca a vela.

«Io resisto perché spero un giorno di riprendere a camminare, di alzarmi da questo letto con le mie gambe e di guardare il cielo…» A. Fogar

Armaduk muore di vecchiaia nel 1993 all’età di 17 anni.
Ambrogio Fogar muore in seguito di un arresto cardiaco nel 2005.

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