Per chi ha apprezzato la mostra sulla storia del volo spaziale a Udine, l’anno scorso, questa penso che meriti. Io cerchero’ di farci un salto quanto prima.
Mese: dicembre 2015
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I died from the cuteness

Ambrogio Fogar e Armaduk al Polo Nord, 1982
«È strano scoprire l’intensità che l’uomo ha nei confronti della voglia di vivere: basta una bolla d’aria rubata da una grotta ideale, sommersa dal mare, per dare la forza di continuare quella lotta basata su un solo nome: speranza. Ecco, se leggendo queste pagine qualcuno sentirà la rinnovata voglia di sperare avrò assolto il mio impegno, e un altro momento di questa vita così affascinante, così travagliata e così punita si sarà compiuto.» A. Fogar
Ambrogio Fogar compie il primo dei suoi viaggi nel 1972. Attraversa l’Atlantico del nord in solitaria e per buona parte del viaggio senza l’uso del timone a causa di un’avaria. Dal 1º novembre1973 al 7 dicembre 1974 esegue la circumnavigazione del globo in solitaria da Est verso Ovest, cioè in direzione opposta rispetto alle correnti, con una barca a vela, chiamata Surprise. Questo giro del mondo nella direzione opposta ai venti e alle correnti predominanti lo fa di fatto entrare come primo italiano nell’olimpo degli esploratori.
Nel 1978, al largo delle isole Falkland nel Sud dell’Oceano Atlantico, la sua imbarcazione viene probabilmente colpita da alcune orche e affonda in poco tempo. Con lui c’è il suo amico e compagno di viaggio, il giornalista Mauro Mancini. Riescono a portare con loro sulla zattera autogonfiabile di salvataggio solo un po’ di zucchero e un pezzo di pancetta e a uccidere a colpi di remi due cormorani nelle settimane successive, sopravviveranno in mare bevendo acqua piovana e nutrendosi di una specie di telline che si era attaccata al fondo della zattera. Il 2 aprile, dopo 74 giorni alla deriva, vengono finalmente individuati e soccorsi dal mercantile greco Master Stefanos al comando di Johannis Kukunaris. Sono in gravissime condizioni e hanno perso circa 40 chilogrammi ciascuno. Dopo due giorni Mauro Mancini muore di polmonite. Solo Fogar riesce a sopravvivere.
Nel 1982, in compagnia del fido Armaduk, il suo Siberian Husky, conquista a piedi il Polo Nord in un viaggio di 50 giorni, anche se lui stesso ammise che dovette usare un aereo per circa 180 km quando sospettò che il ghiaccio in cui si trovava si sarebbe sciolto facendolo cadere nell’oceano Artico.
L’impresa di Fogar e Armaduk avrebbe presto scatenato la moda dei cani siberiani in Italia. Armaduk era stato messo sotto contratto da un’industria che produce scatolette per cani.
Il 12 settembre 1992 Fogar è vittima di un terribile incidente in Turkmenistan, durante il raid Pechino-Parigi nel quale compone un equipaggio con Giacomo Vismara. Il fuoristrada si ribalta, il suo compagno esce miracolosamente illeso, ma Fogar subisce la frattura della seconda vertebra cervicale e rimane quasi completamente paralizzato.
Questa disgrazia non riesce a domare il suo spirito d’avventura: nel 1997, su una sedia a rotelle basculante, partecipa al giro d’Italia in barca a vela.«Io resisto perché spero un giorno di riprendere a camminare, di alzarmi da questo letto con le mie gambe e di guardare il cielo…» A. Fogar
Armaduk muore di vecchiaia nel 1993 all’età di 17 anni.
Ambrogio Fogar muore in seguito di un arresto cardiaco nel 2005.Tweet
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eriadan

The Physics of Sliding on Ice
by Gabriel Popkin, Inside Science
For a solid material, ice is strangely slippery. While Olympic skiers and children on a snowy hill may or may not care why their favorite winter activities are physically possible, the question has bedeviled scientists for more than a century. Ice is “one of the most complicated” materials, said physicist Bo Persson of Forschungszentrum Jülich in Germany. “It behaves strangely compared to other materials.”
A new study published by Persson in the Journal of Chemical Physics provides a mathematical foundation for hypotheses that a liquid-like form of water on the ice surface accounts for its slickness.
The finding could aid designers of winter sports gear who want to increase sliding on ice, and tire designers who want to minimize it. It could also help experimental scientists who have measured ice friction but have not been able to fully explain their results.
Guida all’hype per il nuovo Star Wars
La tua ragazza bellissima ti mette le corna. Ti spezza il cuore. Vi
lasciate. Tu inizi a frequentarne altre. Sono meno belle ma almeno sono
fedeli. Passano gli anni. Poi un bel giorno lei torna e prova a
riconquistarti. Tu sei ancora innamorato ma non vuoi più vederla, perché
ti ha spezzato il cuore e non potrai mai perdonarla. Speri che vada via
ma lei ti rivuole a tutti i costi. E cosa fa?
Assume J. J. Abrams.
Abrams si siede a tavolino con la tua ex e si fa raccontare tutto
quello che non è andato nella vostra storia. Poi inizia a girare dei
trailer in cui lei ti promette in tutti i modi che è cambiata, o meglio
ancora che è tornata quella di cui ti eri innamorato. Ti promette che
non rifarà più gli stessi errori, non abuserà della computer grafica,
non parlerà di midichlorian e che gli alieni saranno dei mostri fichi
con dentro degli attori veri e mai più un Pippo spaziale scemo.
Tu la ascolti e intanto gli occhi ti cadono su Abrams che guarda in
aria come se non fossero fatti suoi, poi tornano su lei che ti guarda
implorante, ha gli occhi luccicanti di stelle e ti viene voglia di
abbracciarla. Avevi giurato a te stesso che non ci saresti cascato di
nuovo, ma dentro di te si sta risvegliando un sentimento che non provavi
da molto, molto tempo.
È l’hype per Star Wars. È tornato. Lo dice anche il titolo.

Il Giappone conquista Venere, buona la seconda!
La sonda spaziale giapponese Akatsuki è riuscita a entrare nell’orbita di Venere cinque
anni dopo il primo tentativo fallito a causa di un guasto al motore
principale. La Japanese Aerospace Exploration Agency (JAXA) ne ha dato
conferma il 9 dicembre. Nel 2010 Akatsuki (che significa “alba” in
giapponese) avrebbe dovuto entrare in orbita per studiare nubi, clima e
atmosfera del pianeta per almeno due anni, in modo da capire meglio i
motivi che hanno portato Venere a diventare così caldo e inospitale.
Il motore principale della sonda però si bloccò durante la manovra
cruciale di inserimento in orbita e Akatsuki fu spinta di nuovo in
orbita attorno al Sole. Da allora gli ingegneri giapponesi hanno usato i
motori secondari che erano stati progettati per piccole correzioni
d’assetto. Domenica 6 dicembre c’è stata la seconda occasione e questa
volta è andata bene. Il motore principale non si è più ripreso, ma la
manovra con quelli secondari è durata 20 minuti e ha permesso ad
Akatsuki di raggiungere il suo obiettivo.
Adesso finalmente i funzionari JAXA possono affermare che “il periodo di orbita è di 13 giorni e 14 ore, che l’orbiter sta volando nella stessa direzione di quella di rotazione di Venere ed è in buona salute”.
La sonda sta seguendo un’orbita che la porta a 400 chilometri dalla
superficie di Venere nel punto di massimo avvicinamento e di 440.000 km
in quello più distante. Come intuibile si tratta di un’orbita molto ellittica,
ben più di quella che Akatsuki avrebbe dovuto raggiungere cinque anni
fa, e che avrebbe dovuto avere un periodo di 30 ore e un apogeo (il
punto più lontano da Venere) di 80.000 km circa.
Entro aprile 2016 la sonda dovrebbe avere corretto parzialmente
l’orbita ed essere riuscita a posizionarsi su un percorso meno
ellittico, con un periodo di circa 9 giorni e un apogeo di circa 310.000
km.

Nel frattempo i tecnici attiveranno e testeranno tre dei sei strumenti presenti sulla sonda,
per accertarsi che siano funzionanti – degli altri tre si sa già che
sono in buone condizioni. Nonostante il ritardo e l’orbita non ideale
Akatsuki dovrebbe essere comunque essere in grado di portare a termine
la maggior parte dei suoi obiettivi scientifici.
A man may be known by the tree he trims… which one are you? Detail from 1950 Hunter’s Whiskey ad.
Old fashioned!












