1989

aliceindustland:

Ho smesso di uscire per sballarmi, per fare baldoria o anche solo per uscire e non stare in casa.
In casa sto bene, anche a non fare niente, sto bene anche solo a star seduta e pensare, mi invento le cose, quando dico che mi invento i mondi e poi faccio finta di viverci dico sul serio, quasi sempre c’è il mare e il sole.
Adesso in pratica io esco quasi solo per le sagre de paese, mi piace la pesca di beneficenza, la polenta e la trippa cucinata dalle signore del paese, i gruppi del paesello che cantano canzoni che conoscono tutti dai 35 anni in su e un sacco di gente improbabile che in nessun altro modo avrei incontrato.
Allora qualche sabato fa mia cugina mi chiama e mi chiede se avevo voglia di arrivare fin da loro per la festa de paese secondo me s’aspettava un secchissimo no con insulto annesso e invece io son stata felicissima e le ho detto cazzo sì, vengo.
L’ho presa larga, lo ammetto.
Come a tutte ste feste de paese anche lì c’era il bigliardino (come lo chiamate voi? calcio balilla?) e io ogni volta che ne vedo uno mi sciolgo in una pozza di nostalgia e felicità perchè, come ognuno di voi immagino, ci son cresciuta giocandoci.
Fnchè non sono arrivata in Italia non ne avevo mai toccato uno, nel senso che al bar “italiano” mio papà con gli amici ci giocava sempre, ma erano sempre tutti grandi e io ero oltretutto femmina e quindi per me era un territorio bandito, anzi nemmeno mi avvicinavo, proprio che lo vivevo timorosa.
Poi però quando arrivammo qui e i primi mesi andammo a vivere dai miei nonni paterni un ragazzetto figlio di vicini di casa storici ne aveva uno tutto suo, che glielo aveva regalato lo zio del brasile.
E allora il pomeriggi estivi noi andavamo a giocarci, quando i grandi dormivano o chissà che facevano, quei pomeriggi che ricordo mio padre ancora giovane e i miei zii coi pantaloncini che giocavano a calcio davanti al garage e bestemmiavano, quei pomeriggi lì, che l’unica cosa che non cambiava mai era che io son sempre stata l’unica femmina, noi andavamo lì e giocavamo con le stecche, che non le devi far rullare mai, che le devi tener ferme che devi dare il colpo secco e prenderla con gli angoli degli omini per crossarla e i piccoli stavano lì a prendersi le pallate in fronte e in faccia e poi toccava sempre a loro andarla a raccattare e attento alle dita e no che cazzo ha fatto gol, ma io davanti non so giocare allora  sto in difesa sì, ma se ti fanno gol non giochi più con me, dai facciamo cambio squadre io gioco sempre co le più pippe e via così fino all’età in cui ti giochi le birre e chi perde paga.
Ogni volta che vedo un cazzo di bigliardino, che ci stavamo giocando anche a villa ada quando i fasci ci hanno attaccato, io ogni volta che ne vedo uno mi ricordo quei pomeriggi in cui papà era ancora giovane e dopo di noi giocavano loro, papà e tutto il gruppo di fratelli e vicini venivano lì prima di cena e si sfidavano a bicchieri di vino e si insultavano in spagnolo, hijo de puta! E bestemmiavano e noi raccattavamo le palle che scappavano e ogni cazzo di partita lì in quel momento in quell’aria estiva in cui non sapevo davvero ancora niente, ogni cazzo di partita sembrava una finale dei mondiali.

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