Un mesetto o due fa ho sentito un tizio dello SPI-CGIL (perché io SO come divertirmi di sera) che spiegava (o meglio, dava un’interpretazione) dell’articolo 1 della Costituzione. Ora, magari a voi pare poca roba, ma a me l’articolo 1 nessuno l’ha mai spiegato ammodino, ed è una di quelle cose che fa pure brutto chiedere.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Scusa perché il lavoro? Cos’hai contro il lavoro? No, niente, scusa.
In realtà c’è stato un periodo della mia vita in cui avrei trovato preferibile un incipit tipo “L’Italia è una Repubblica democratica, estimatrice del fancazzismo”, però con gli anni sono arrivato alla conclusione che l’ozio è come la majonese, può piacere molto ma non a tutti e per quanto sarebbe bello che lo fosse, non è una fonte primaria di sostentamento. Archivieremo entrambi alla voce “lussi che tutti dovrebbero potersi permettere”. Ma sto divagando.
L’omino dello SPI-CGIL fece una premessa, che le robe sull’articolo 1 non se l’era inventate lui ma le aveva sentite direttamente da uno dei partecipanti alla costituente che aveva avuto occasione di ascoltare in gioventù. Una premessa la farò anch’io: che le imprecisioni saranno tutte mie (è passato più di un mese) come ad esempio chi fosse il partecipante alla costituente, mi pare di ricordare proprio Terracini ma potrei dire minchiate.
Quindi perché il lavoro e non l’eguaglianza (tipo i francesi) o la libertà (tipo gli spagnoli)? Dice: questi si son ritrovati a ritirar sui i cocci di fascismo e nazismo, la prima preoccupazione era di dare due dritte ai posteri per evitare di ricaderci. E uno dell’Italia poteva pure dire bon, ora siamo una repubblica democratica, prima eravamo monarchia, vedi come suona meglio. Ma con i tedeschi no, quelli avevano già una quindicina d’anni di repubblica di Weimar, la repubblica democratica evidentemente non è un vaccino (o lo è se siete anti-vax). E allora si son detti, magari quei 6 milioni di disoccupati che aveva all’epoca la Germania, l’inflazione che spingeva ai pagamenti a giornata perché il prezzo di un kg di pane cambiava di giorno in giorno (da 169.000 marchi a 1.500.000 in un mese), qui scomoderemo pure Pertini:
Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è la libertà che intendo io. (*)
E quindi il lavoro prima della libertà è per quel motivo lì, perché senza il primo parlare della seconda diventa complicato. E l’idea era che la costituzione i parlamentari l’avrebbero letta, e che l’articolo uno doveva fare da spia: se il tema del lavoro gira male, OCIO che ci siamo già passati noialtri e non è stato bello.
(poi tutto ciò sta alla costituzione come la riduzione disney di pocahontas sta all’omonimo personaggio storico, l’intero discorso merita molto più spazio di quanto non ne abbia mai avuto, in particolare segnalo il dibattito scaturito dall’emendamento proposto da Togliatti con “L’Italia è una Repubblica democratica di lavoratori” che è pura poesia)
Detto ciò ad uno verrebbe da fare un salto quantico al referendum britannico, perché s’è parlato di esercizio di democrazia ma anche volendo tralasciare un discorso poco tralasciabile come l’accesso alle informazioni (quelle vere) vs. le fregnacce di Farage, se vai a chiedere di pronunciarsi sulla permanenza di una situazione all’uomo-che-ha-fame di cui parlava Pertini, la probabilità che usi la scheda per bestemmiare è moderatamente altina. E mentre pensavo a queste cose avevo effettivamente la vocina di pozzetto che mi diceva “ellamadonna!” poi mi s’è appalesato Enrico con un:
Manuale Cencelli è un’espressione giornalistica con cui si allude all’assegnazione di ruoli politici e governativi ad esponenti di vari partiti politici o correnti in proporzione al loro peso.
L’espressione trae origine da Massimiliano Cencelli, un noto funzionario della Democrazia Cristiana.
Oggi con “manuale Cencelli” si fa riferimento alla spartizione di incarichi basata su interessi politici limitati e di corrente anziché sul merito, alla lotta politica tra le correnti, alla lottizzazione e alla proporzionalità nell’assegnazione del potere. Oltre a essere un’espressione gergale però, il “manuale Cencelli” era una specie di leggendario meccanismo basato su formule algebriche, apparentemente inventato durante la cosiddetta Prima Repubblica con l’obiettivo di spartire equamente gli incarichi di governo – ognuno con un’importanza diversa – in base al peso elettorale di ogni singolo partito o corrente. L’invenzione risale al 1967, in occasione del congresso della Democrazia Cristiana a Milano e della formazione del futuro governo Leone.
«Nel 1967 Sarti, con Cossiga e Taviani, fondò al congresso di Milano la corrente dei ‘pontieri’, cosiddetta perché doveva fare da ponte fra maggioranza e sinistra. Ottenemmo il 12% e c’era da decidere gli incarichi in direzione. Allora io proposi: se abbiamo il 12%, come nel consiglio di amministrazione di una società gli incarichi vengono divisi in base alle azioni possedute, lo stesso deve avvenire per gli incarichi di partito e di governo in base alle tessere. Sarti mi disse di lavorarci su. In quel modo Taviani mantenne l’Interno, Gaspari fu Sottosegretario alle Poste, Cossiga alla Difesa, Sarti al Turismo e spettacolo. La cosa divenne di pubblico dominio perché durante le crisi di governo, Sarti, che amava scherzare, rispondeva sempre ai giornalisti che volevano anticipazioni: chiedetelo a Cencelli» M.Cencelli
Non è chiaro se il “manuale” esista concretamente: non venne mai pubblicato e si dice circolasse sotto forma di pamphlet tra i dirigenti politici dell’epoca. Secondo alcuni era una serie di appunti e di modelli di calcolo, ma altri credono che fosse un testo codificato e ben preciso.
Stando al “manuale Cencelli”, ogni posto di governo aveva un valore, un peso, calcolato dal punto di vista qualitativo e a cui veniva assegnato un certo punteggio: il ministero dell’Interno non aveva insomma lo stesso valore del ministero della Cultura (e a quei tempi pesava parecchio anche il ministero delle Poste e Telecomunicazioni, secondo Cencelli perché «poteva assumere un sacco di persone che poi avrebbero ricompensato con il voto»). I posti di sottosegretario erano ripartiti secondo il principio generale che un ministro “vale” due sottosegretari e mezzo.
«Cencelli aveva realizzato un lavoro perfetto: aveva calcolato la forza di ogni corrente tenendo conto delle percentuali ottenute ai congressi (queste cifre le aggiorna periodicamente) e aveva poi diviso in categorie di importanza decrescente i posti appetibili: i ministeri sono ripartiti in “grossissimi”, in “grossi”, “piccoli”, e “senza portafogli”. Tra i primi ci sono l’Interno, gli Esteri, la Difesa e il Tesoro da sempre in mani democristiane o eccezionalmente socialdemocratiche e repubblicane, ma mai affidati a un socialista. La distribuzione dei posti diventava un problema matematico. Tra due correnti di uguale forza, se una otteneva un ministero “grossissimo”, poteva avere, per esempio solo due sottosegretari. L’altra corrente, se otteneva un ministero di seconda categoria era compensato con un numero maggiore di sottosegretari, alcuni dei quali nei ministeri di prima categoria».
Comunque, per gli amanti del genere, su Netflix hanno aggiunto “The House of Cards Trilogy”, cioè la serie BBC a cui si sono poi ispirati per creare l’attuale HoC in salsa ammerigana con l’amato odiato Francis “Frank” J. Underwood. Vale sicuramente una visione! http://www.netflixlovers.it/…/702007…/the-house-of-cards-bbc
“Di questo passo avranno bisogno di immigrati per fare i lavori che gli inglesi non vogliono piu’ fare. Tipo il primo ministro, o il capo dell’opposizione.” (cit.)
La maggior parte delle persone ignora cosa si nasconda dietro a questo tipo di commercio e spende un sacco di soldi per un qualcosa sul cui valore dovrebbero soffermarsi a ragionare un po’ di più.
Guarda:
Io non le compro mai e me le faccio da solo, però qualche stronzo deve avere avuto la mia stessa idea e quando sono andato al torrente con la roncola a tagliarne la solita fascina mi sono accorto che avevano già preso le migliori e ho dovuto usare le canne dell’anno scorso, con il risultato che adesso i pomodori sono tutti storti.
Per certa gente dovrebbero ripristinare la pena di morte e buttare via la chiave del cimitero.