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A Curved Library Reflected by the Floors Like Water

Architecture firm XL-Muse has completed ‘Yangzhou Zhongshuge’, a library located in Zhen Yuan, China. the concept was based on the idea of water and how it is the cradle and breeding ground of the Yngzhou culture. Another important element was the arch bridge—an indispensable traditional element used as a guiding factor of commerce, which will represent in the bookstore the connection between human and books throughout history. As visitors walk in, they are welcomed by the arched walls which turn into ceilings that contain the books. the use of a black mirrored glass as floors reflects the bookshelves while giving a feeling of water.

Check out the design by XL-Muse of another magical bookstore: Hangzhou Zhongshuge.

Images and text via

In alcune foto, mi ricorda quasi il Ten Forward dell’Enterprise.

Il corpo di Barr, una riproposizione

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Dopo le ultime sui cromosomi vi riaggiorno con un vecchio post sul corpo di Barr.

A sinistra il cromosoma X. A destra l’Y. 

Ogni volta che mostro questa foto, tutte le donne (che hanno 2X) pensano subito “Ah, allora noi siamo più intelligenti dell’uomo” (che ha un X e un Y). Questo solo perché il cromosoma X è molto più grande dell’Y e poi ne hanno due. 

Per confutare questa cosa basterebbe guardarsi un dibattito Clinton-Trump, ma per evitare insulti, a ragione, useremo gli studi di Barr le intuizioni scientifiche di Lyon, un ricercatore inglese degli anni ‘60.

Ogni essere umano riceve 2 identici cromosomi da mamma e papà. Di solito sono le uniche cose che non vi rinfacciano mai.

Ora, una donna riceverà 2 X, una per parte, mentre l’uomo una X da mamma e una Y da papà. Qua viene il difficile. La donna, a differenza dell’uomo, avrà dei geni doppioni perché ha 2 volte lo stesso cromosoma X. La cosa potrebbe creare dei grossi problemi: esprimere 2 volte lo stesso concetto, crea confusione. Quindi, per evitare ciò, ogni singola cellula del vostro organismo inattiva uno dei due cromosomi X.  L’intuizione di Lyon, infatti, ci dice che dopo 8 giorni dalla fecondazione, ogni cellula, a caso, inattiverà uno dei 2 cromosomi X, così da evitare scompensi di dosaggio.

Il cromosoma inattivato sarà chiamato corpo di Barr, in onore di Murray Barr, il primo scienziato che  notò questo “corpo condensato”. 

Dunque, la morale della favola è che ogni donna avrà sempre e solo una delle 2 X funzionante e questa sarà stata scelta a caso e per ogni cellula non sarà mai la stessa. Tenetelo bene a mente quando le starete per chiedere di uscire. 

Ma quindi, se uno dei due cromosomi X viene reso inattivo, tutto il discorso dei caratteri recessivi e dominanti ?

Io, da non addetto ai lavori, molto semplicisticamente, avevo capito piu o meno cosi’ il concetto di dominanza: un carattere recessivo si manifesta solo se lo hanno entrambi i geni “analoghi”, dei due cromosomi; un carattere dominante si manifesta anche se uno solo dei due geni lo ha.

Per cui se ad esempio il babbo ha un carattere recessivo su un gene del cromosoma X, per dire, a una eventuale figlia femmina lo trasmetterebbe, ma in mancanza dello stesso carattere recessivo sull’X preso dalla mamma, il carattere non si manifesterebbe. A un figlio maschio, invece, NON lo trasmetterebbe proprio, visto che dal babbo prenderebbe l’Y.

Adesso pero’ con questa cosa dei geni inattivi, e soprattutto della disattivazione CASUALE, non mi torna piú niente e sto rimettendo tutto in discussione. Anche perché se il cromosoma Y é fisicamente piú corto, non ci sono abbastanza geni “sovrapponibili” sui due cromosomi.

Quindi probabilmente non avevo capito una beata fava. Per cui: come funziona effettivamente?

(Chiedo scusa per l’ignoranza, la mancanza di terminologia adeguata o l’ingenuita’ delle domande. Sono curioso, ma non ne so praticamente nulla di queste cose)

invece hai capito benissimo, solo che ti manca la spiegazione molecolare delle parole dominante e recessivo.

Premessa: farò delle approssimazioni, @spaam abbi pietà di un povero nutrizionista che ha mollato la biologia molecolare da 10 anni. Anzi, se toppo correggi senza problemi.

Un allele (ovvero una delle forme alternative di un gene: gene X può avere le forme X e x a seconda che sia dominante o recessivo, queste forme si chiamano alleli) può essere dominante, quindi manifestarsi in eterozigosi (anche solo uno dei due cromosomi omologhi porta l’allele dominante) o recessivo, quindi manifestarsi solo se entrambi i cromosomi omologhi portano la forma recessiva. Fin qui è come l’hai capita tu, ma in concreto, che cacchio è un allele recessivo? Beh, è una forma alternativa di un genere che, per qualche motivo, non funziona come dovrebbe. I geni hanno il compito di sintetizzare delle proteine, e ogni cromosoma omologo ne porta una copia. Se uno dei due cromosomi omologhi ha un gene che per qualche motivo non sintetizza per quella proteina, o che ne sintetizza una non funzionante, allora quella proteina è come se non ci fosse. L’altro cromosoma omologo invece sintetizza la proteina funzionante e quindi sarà l’allele dominante. Due cromosomi hanno lo stesso gene in due forme diverse, uno funziona bene e l’altro non funziona, il carattere in questione (la sintesi di quella proteina) è comunque salvaguardato da quello che non funziona: l’allele dominante è tale perché fa in modo che la cellula sintetizzi quella proteina anche quando uno dei due cromosomi omologhi ne porta una versione non funzionante. Omozigote dominante: entrambi funzionano; Eterozigote: l’allele dominante sintetizza la proteina e quello recessivo può anche andare al diavolo; Omozigote recessivo: entrambi i cromosomi non possono sintetizzare la proteina in questione.

Immagina di avere un pisello (legume) con due alleli: A e a. A è dominante, a è recessivo. Questo gene esprime una proteina che dona un colorito verde al pisello, in assenza di questa proteina il pisello sarà giallo. Ora, se il pisello è AA sarà verde, perché entrambi gli alleli funzionano. Se è Aa ancora verde, perché anche se c’è un allele non funzionante, l’altro esprime la proteina che fa il suo lavoro. Se è aa invece sarà giallo, perché entrambi gli alleli avranno un qualche tipo di problema che gli impedisce di esprimere correttamente quella proteina, quindi il carattere giallo sarà recessivo, dato dagli alleli aa, entrambi non funzionanti.

Ovvio che il carattere recessivo si manifesti solo in caso di omozigosi, se anche solo uno dei due alleli funzionasse avremmo una proteina funzionante (tautologia portami via).

Nel caso del cromosoma X nel maschio abbiamo una sola copia, quindi o il gene funziona o non funziona. Ecco perché abbiamo molti più daltonici (carattere legato all’X) tra i maschi (che se hanno l’allele che non funziona se lo tengono) che tra le femmine (che tanto ne hanno due copie e una può funzionare al posto dell’altra)

Il tutto è molto più complicato di così (eccezioni, gradazioni, interferenze, incasinamenti vari…), ma almeno a grandi linee è questo il funzionamento

Grazie per la spiegazione, perfetta 🙂

Poi c’è il fatto che i geni non funzionano tutti contemporaneamente in tutti i tessuti e durante tutto il corso della nostra vita. I cromosomi X e Y, nelle cellule delle dita dei piedi, non credo facciano nulla durante tutto il giorno.

Ma insomma, @firewalker ha già detto tutto!

Aggiungo un comodo link dove ti dicono dove e quanto viene espresso un gene. Buono anche per intrattenere gli amici durante le cene estive!

https://www.ebi.ac.uk/gxa/home 

Ok, credo di aver capito. Pero’ non é che abbia le idee molto piu chiare di prima rispetto alla “disattivazione” casuale di uno dei due cromosomi. O meglio, se ho capito bene, sulla disattivazione della metá dei geni duplicati sui due cromosomi omologhi (e quindi non necessariamente tutti su un solo cromosoma).

Nello specifico: se un certo carattere e’ eterozigote, e la disattivazione di uno dei due alleli é casuale, potrebbe disattivarsi anche quello dominante ? E quindi manifestarsi il carattere dato dalla sola presenza dell’allele recessivo ?

Mettiamo l’esempio del daltonismo, (o di un’altra qualsiasi patologia data da un allele recessivo sul cromosoma X): se il babbo e’ daltonico, e la mamma non lo e’ (e supponiamo
anche

di sapere che nella mamma, il carattere in questione sia omozigote dominante), la figlia POTREBBE COMUNQUE ESSERE DALTONICA, nel caso che il dominante ereditato dalla mamma si disattivi, e rimanga solo quello del babbo ?

Inoltre: se questa disattivazione avviene a circa 8 giorni dalla fecondazione, ma in maniera casuale su tutte le cellule (che immagino comunque non siano molte, a quel livello), cosa succede se in alcune cellule si disattiva l’allele dominante e in altre il recessivo ?

E’ tutta questione di culo, insomma ? Non c’é un qualche meccanismo di sicurezza, che da la priorita’ ai dominanti?

Tipo una disattivazione fatta a manina con WinMerge, che confronta i due file riga per riga, e quando vede che nel codice sorgente a sinistra ci sono scritte cazzate, piglia la riga a destra.

Niente? E’ tutto a caso ?

Esatto. L’espressione dei geni, nell’X, è random, nel senso che nelle femmine eterozigoti gli alleli saranno espressi uno sì, uno no a seconda di quale X sia attivo e quale no, lungo tutto il suo corpo. Questo porta, a volte, al classico “mosaicismo” dei geni. Un esempio lo abbiamo nel gatto calicut, quello con tre colori rosso, nero e bianco. Il gene del colore è sull’X. Questo spiega la colorazione a “mosaico” nel pelo del gatto di femmina, ma non nel maschio. 

Il daltonismo. Sì, anche la figlia potrebbe essere daltonica. Il punto, in questo caso, è capire la soglia minima di espressione di un gene necessaria ad avere o meno quel dato fenotipo o affinché funzioni bene un certo processo. Se inviti 10 persone a cena e cucini per 15, non importa se si presentano in 12 o 13. 

A questo, però, aggiungici che l’inattivazione dell’X non è completa! Sì, già vedo le prime teste esplodere! Ma una parte dell’X sembra continui a produrre qualche gene. Tutt’ora non si sa come e perché. Questo potrebbe spiegare perché sempre la Klenefelter manifesta dei sintomi. Se una delle 2 X è 100% inattiva e tu sei un XXY, non si dovrebbe notare. Invece si nota. Questo perché una percentuale dell’X inattivo è attivo!

Ora, tutto questo processo è a casaccio? Sì. È culo? No. Perché come nella selezione naturale, il culo non esiste! Le mutazioni sono spontanee, poi la natura seleziona le specie più adatte. Se siamo arrivati fino ad oggi, il sistema ha funzionato e va bene così 🙂

Altra cosa: il gene dominante non è migliore del recessivo. Cioè, si definisce dominante l’allele che in eterozigosi viene espresso, ma nessuno ha solo geni dominanti. Poi la cosa non funziona sempre con tutto bianco o tutto nero. Semplifichiamo sempre con i piselli di Mendel, ma esistono:

il dominante completo: i famosi piselli di Mendel. Tutto verde, a meno che non sei omozigote recessivo e allora son gialli.
Il dominante incompleto: quando prendi un fiore bianco lo incroci con un fiore rosso ed ottieni un fiore rosa.
Il co-dominante. Fiore rosso incrociato con fiore bianco e c’hai un fiore a chiazze rosse e bianche.

Il punto è che un allele può essere dominante con uno, recessivo con un terzo, cooperante con un quarto e via dicendo. Ora lo so, mi stai iniziando ad odiare, ma niente funziona a caso 🙂 

Abbiamo presentato ‘Alla scoperta dell’ecchecazzo di corpo umano’.

Qui si temporeggia bevendo espresso e si tenta di capirci qualcosa. 

(però adesso so curiosa: qualcuno sa per caso se l’anemia mediterranea è da allele recessivo oppure no?)

(e anche questo ricade nel “e la selezione naturale fa il resto”, visto che a quanto pare i fracichi dai globuli rossi a forma di cristallo di luna sono stradiffusi perché un tempo eravamo i più adatti a sopravvivere) (nello specifico, eravamo quelli con il sangue talmente frascico da non beccarci la malaria) (se vivi sul mediterrano, è una gran bella cosa)

É culo per la singola persona in questione, intendevo. Sul quadro generale é irrilevante, alla natura gl’importa una fava; e sul lungo periodo la selezione naturale fará il suo dovere. Ma intanto quella persona che ha avuto la sfiga di avere una pessima combinazione di alleli, se lo piglia nel baugigi con la sabbia.

Comunque ok, credo di aver capito.

Nel mio caso non era il daltonismo, ma la sorditá ereditaria, e volevo capire se era possibile almeno calcolare le probabilitá che i miei eventuali figli la ereditassero. Finora pensavo che un eventuale figlio maschio sarebbe stato al sicuro (ereditando da me solo il cromosoma Y), mentre una femmina, avendo due X, sarebbe stata portatrice sana (con un 50 % di probabilitá di passarlo comunque ai nipoti, poi).

Invece adesso scopro che anche la femmina potrebbe manifestare il problema, se un numero sufficiente di dominanti si disattivano. Con una probabilitá che non sono in grado di calcolare perche’ non conosco ne’ il numero di geni coinvolti nel problema (finora credo ne siano stati scoperti 19, ma non so di quale si tratta nel mio caso), ne’ la loro soglia minima di espressione, ne’ il numero di cellule coinvolte in questa procedura di disattivazione, dopo la fecondazione.

Vabbé. Vado a fare una vasectomia.

Da quello che ho letto in giro, la sordità è autosomica recessiva per un 75%, dominante per un 20% e legata all’X per un 5%. Meno dell’1% mitocondriale, ma la escludiamo subito dato che quelli li erediti solo dalla mamma!

Quindi se è un problema del tuo X, un 5% è poco.

Ma in generale, se ragioni in questo modo non dovresti mai fare un figlio. 1:1000 Down, 1:88 spettro dell’autismo (dati riguardanti gli USA), in Italia credo sia più bassa l’incidenza, poco meno dell’1:100 schizofrenico, 1:100 con un ritardo mentale, 1:600 della lazio e via dicendo. 

E sempre se la donna sta sotto i 35 anni, altrimenti entriamo proprio nella fascia di rischio dove vai incontro all’inenarrabile. L’orrore, l’orrore…

—–

Anemia: autosomica recessiva. Solo gli omozigoti presentano anemia. Poi quanto sia grave dipende dal numero di alleli colpiti!

Quelle percentuali, a quanto avevo capito, non erano riferite alla probabilita’ di trasmissione, ma alla diffusione dei diversi tipi di sordita’ ereditaria. Nel senso che circa il 75% di chi e’ affetto da sordita’ ereditaria, lo e’ per una forma di ereditarietá autosomica recessiva, il 20% per una forma di
ereditarietá autosomica dominante, ecc.

Le probabilitá di trasmissione, una volta appurato di avere una di quelle forme, é un altro discorso, mi pare di capire. E su quello finora non ho trovato numeri.

Poi, non sono nemmeno sicuro che il mio caso specifico sia legato al cromosoma X. Potrebbe essere anche dovuto a ereditarietá autosomica recessiva. Dalle informazioni che sono riuscito a raccattare in famiglia (non molto affidabili, visto che si basano sui ricordi dei vecchi), sembra che ci siano stati almeno altri 3 casi ricordati, tutti nella linea genealogica da parte di mamma, saltando ogni volta una generazione. Mia mamma non l’aveva, mio nonno si, la madre di mio nonno no, suo padre si, e cosi’ via fino a 6 – 7 generazioni indietro. Da parte di mio padre, invece, nessuno si ricorda di casi analoghi. C’é da dire che TUTTI i casi conosciuti erano maschi, figli di femmine senza problemi. Fosse stata autosomica recessiva, mi sarei aspettato di trovare anche qualche femmina in famiglia, con lo stesso problema. Peró la certezza non ce l’ho.

Comunque, magari sono solo seghe mentali, é vero. Sicuramente ci sono rischi e malattie peggiori, e probabilmente é sbagliato pensare di fare un figlio ragionando per cifre e probabilitá, in modo cosi’ analitico. Probabilmente non sono semplicemente pronto, e forse non o saró mai.

Peró io da questa cosa ci sono passato. E non so se riuscirei a convivere con l’idea di condannare anche un eventuale mio figlio a doverci passare, a sopportare le stesse cose, sapendo che é stata una mia decisione.

Il codice sorgente per arrivare sulla Luna – hookii

steff1024:

Il codice sorgente usato dal programma spaziale americano degli anni ’60 per arrivare sulla Luna è stato appena pubblicato su GitHub.

Tutto in assembly a jump e goto. Non riesco nemmeno a immaginare che lavoro di debug sia servito. Non ci si capisce un cazzo nemmeno coi commenti.

Comunque alla Nasa sono dei nerd da prima che esistesse il termine. La routine di accensione dei motori principali l’hanno chiamata “BURN_BABY_BURN”.

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Nelle routine di gestione dell’allunaggio hanno messo dei commenti per
gli astronauti, pregandoli di “girare quel coso scemo li accanto“ e “controllare se dice cazzate“, lol 😀

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Per non parlare poi delle variabili “speriamo temporanee“ che a quanto pare poi son diventate definitive. Mi sento meno solo, sapendo che lo facevano anche loro 😀

Il codice sorgente per arrivare sulla Luna – hookii

nasa:

Secrets lie deep within Jupiter, shrouded in the solar system’s strongest magnetic field and most lethal radiation belts. On July 4, 2016, our Juno spacecraft will plunge into uncharted territory, entering orbit around the gas giant and passing closer than any spacecraft before. Juno will see Jupiter for what it really is, but first it must pass the trial of orbit insertion. For more information: http://www.nasa.gov/juno and http://missionjuno.swri.edu.

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Un po’ in ritardo (lo scopro solo adesso), ma merita comunque. Fanno dei trailer di missione che sembrano film. Bellissimo video.

Juno Spacecraft: What Do We Hope to Learn?

nasa:

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The Juno spacecraft has been traveling toward its destination since its launch in 2011, and is set to insert Jupiter’s orbit on July 4. Jupiter is by far the largest planet in the solar system. Humans have been studying it for hundreds of years, yet still many basic questions about the gas world remain.

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The primary goal of the Juno spacecraft is to reveal the story of the formation and evolution of the planet Jupiter. Understanding the origin and evolution of Jupiter can provide the knowledge needed to help us understand the origin of our solar system and planetary systems around other stars.

Have We Visited Jupiter Before? Yes! In 1995, our Galileo mission (artist illustration above) made the voyage to Jupiter. One of its jobs was to drop a probe into Jupiter’s atmosphere. The data showed us that the composition was different than scientists thought, indicating that our theories of planetary formation were wrong.

What’s Different About This Visit? The Juno spacecraft will, for the first time, see below Jupiter’s dense clover of clouds. [Bonus Fact: This is why the mission was named after the Roman goddess, who was Jupiter’s wife, and who could also see through the clouds.]

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Unlocking Jupiter’s Secrets

Specifically, Juno will…

  • Determine how much water is in Jupiter’s atmosphere, which helps determine which planet formation theory is correct (or if new theories are needed)
  • Look deep into Jupiter’s atmosphere to measure composition, temperature, cloud motions and other properties
  • Map Jupiter’s magnetic and gravity fields, revealing the planet’s deep structure
  • Explore and study Jupiter’s magnetosphere near the planet’s poles, especially the auroras – Jupiter’s northern and southern lights – providing new insights about how the planet’s enormous

Juno will let us take a giant step forward in our understanding of how giant planets form and the role these titans played in putting together the rest of the solar system.

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Juno: Exploring Jupiter’s Intense Radiation

nasa:

Since 2011, our Juno spacecraft has been heading towards Jupiter, where it will study the gas giant’s atmosphere, aurora, gravity and magnetic field. Along the way, Juno has had to deal with the radiation that permeates space.

All of space is filled with particles, and when these particles get moving at high speeds, they’re called radiation. We study space radiation to better protect spacecraft as they travel through space, as well as to understand how this space environment influences planetary evolution. Once at Jupiter, Juno will have a chance to study one of the most intense radiation environments in our solar system.

Near worlds with magnetic fields – like Earth and Jupiter – these fast-moving particles can get trapped inside the magnetic fields, creating donut-shaped swaths of radiation called radiation belts.

Jupiter’s radiation belts – the glowing areas in the animation below – are especially intense, with particles so energetic that they zip up and down the belts at nearly the speed of light.

Earth also has radiation belts, but they aren’t nearly as intense as Jupiter’s – why? First, Jupiter’s magnetic field is much stronger than Earth’s, meaning that it traps and accelerates faster particles.

Second, while both Earth’s and Jupiter’s radiation belts are populated with particles from space, Jupiter also has a second source of particles – its volcanically active moon Io. Io’s volcanoes constantly release plumes of particles that are energized by Jupiter’s magnetic field. These fast particles get trapped in Jupiter’s radiation belts, making the belts that much stronger and more intense.  

In addition to studying this vast space environment, Juno engineers had to take this intense radiation into consideration when building the spacecraft. The radiation can cause instruments to degrade, interfere with measurements, and can even give the spacecraft itself an electric charge – not good for something with so many sensitive electronics.  

Since we know Jupiter is a harsh radiation environment, we designed Juno with protections in place to keep it safe. Most of Juno’s electronics live inside a half-inch-thick titanium vault, where most of the radiation can’t reach them. We also planned Juno’s orbit to swoop in very close to Jupiter’s surface, underneath the most intense pockets of radiation in Jupiter’s radiation belts.

Juno arrives at Jupiter on July 4th. Throughout its time orbiting the planet, it will send back data on Jupiter’s magnetic field and energetic particles, helping us understand this intense radiation environment better than ever before.

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Juno: Inside the Spacecraft

nasa:

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Our Juno spacecraft was carefully designed to meet the tough challenges in flying a mission to Jupiter: weak sunlight, extreme temperatures and deadly radiation. Lets take a closer look at Juno:

It Rotates!

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Roughly the size of an NBA basketball court, Juno is a spinning spacecraft. Cartwheeling through space makes the spacecraft’s pointing extremely stable and easy to control. While in orbit at Jupiter, the spinning spacecraft sweeps the fields of view of its instruments through space once for each rotation. At three rotations per minute, the instruments’ fields of view sweep across Jupiter about 400 times in the two hours it takes to fly from pole to pole.

It Uses the Power of the Sun

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Jupiter’s orbit is five times farther from the sun than Earth’s, so the giant planet receives 25 times less sunlight than Earth. Juno will be the first solar-powered spacecraft we’ve designed to operate at such a great distance from the sun. Because of this, the surface area of the solar panels required to generate adequate power is quite large.

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Three solar panels extend outward from Juno’s hexagonal body, giving the overall spacecraft a span of about 66 feet. Juno benefits from advances in solar cell design with modern cells that are 50% more efficient and radiation tolerant than silicon cells available for space missions 20 years ago. Luckily, the mission’s power needs are modest, with science instruments requiring full power for only about six out of each 11-day orbit.

It Has a Protective Radiation Vault

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Juno will avoid Jupiter’s highest radiation regions by approaching over the north, dropping to an altitude below the planet’s radiation belts, and then exiting over the south. To protect sensitive spacecraft electronics, Juno will carry the first radiation shielded electronics vault, a critical feature for enabling sustained exploration in such a heavy radiation environment.

Juno Science Payload:

Gravity Science and Magnetometers Will study Jupiter’s deep structure by mapping the planet’s gravity field and magnetic field.

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Microwave Radiometer – Will probe Jupiter’s deep atmosphere and measure how much water (and hence oxygen) is there.

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JEDI, JADE and Waves – These instruments will work to sample electric fields, plasma waves and particles around Jupiter to determine how the magnetic field is connected to the atmosphere, and especially the auroras (northern and southern lights).

JADE and JEDI

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Waves

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UVS and JIRAM – Using ultraviolet and infrared cameras, these instruments will take images of the atmosphere and auroras, including chemical fingerprints of the gases present.

UVS

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JIRAM

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JunoCam – Take spectacular close-up, color images.

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