crosmataditele:
Tanti anni fa dicevamo “Fuori l’Italia dalla guerra, fuori la guerra dall’Italia”. Per anni abbiamo guardato guerra, violenza e terrore seminare morti e feriti “là”, in qualche Paese che non abbiamo mai visitato (i nostri soldati e le nostre armi, invece, spesso ci sono stati); le vittime avevano la pelle un po’ più scura della nostra, e tendenzialmente diventavano solo un trafiletto sui giornali: “800 morti a Baghdad”, e si girava pagina.
Oggi ci svegliamo e ci accorgiamo che Baghdad è qui, in riviera. Che le vittime sono uguali uguali a noi, anzi, siamo noi.
Che puoi uscire per andare a fare una passeggiata e non tornare più a casa, come succede ogni giorno “là”, a Kabul o a Ramadi.
Cittadini disarmati da una parte, dall’Iraq alla Francia, e dall’altra parte chi ha scelto e sceglie la guerra (con il turbante nero, in divisa o in giacca e cravatta). Loro fanno la guerra e noi paghiamo il conto. Anche oggi, a Nizza. Anche oggi, a Kabul.
Spezzare il cerchio della guerra, spazzar via la guerra dalla Storia non è più uno slogan da pacifisti, un bel sogno o un’utopia. E’ l’unica possibilità che ci rimane. O la guerra spazzerà via noi.
Cecilia Strada
Io c’ero, a Roma, quel giorno del 2003, insieme ad altri 3 milioni di persone con la bandiera della pace.
Non servi’ a niente, ma c’ero. Mi ricordo.
Quanto tempo è passato
da quel giorno d’autunno
di un ottobre avanzato,
con il cielo già bruno,
fra sessioni di esami,
giorni persi in pigrizia,
giovanili ciarpami,
arrivò la notizia…