Tra il 1980 e il 2012 una
media di poco più di 12 donne al giorno si è recata nel Regno Unito per
abortire, visto che l’aborto in Irlanda è illegale in tutte le
circostanze con l’eccezione del rischio reale per la vita della donna.L’aborto
in Irlanda è illegale, tranne nei casi in cui esista un rischio “reale e
sostanziale” per la vita (non per la salute) della donna.
Questa eccezione è stata stabilita nel 1992 da una sentenza della Corte
suprema sul caso di una 14enne che era rimasta incinta a causa di uno
stupro e che aveva manifestato l’intenzione di suicidarsi. La
definizione del rischio “reale e sostanziale”, priva di chiarezza, ha
lasciato molte donne in un limbo.Nell’ottobre 2012, Savita
Halappanavar è stata ricoverata a seguito di una minaccia di aborto
spontaneo. Ha chiesto un aborto indotto, ma le è stato negato, anche se
era chiaro che il feto non sarebbe sopravvissuto. È subentrata la
setticemia e Savita è morta alcuni giorni dopo. La sua tragica fine ha
messo in evidenza l’urgente necessità di una chiara definizione
giuridica del rischio. Nel 2013, il governo ha presentato una legge
sulla protezione della vita durante la gravidanza che dispone come
stabilire se esiste un rischio reale e sostanziale per la vita della
donna (distinto dal rischio per la salute), in presenza del quale un
aborto sarebbe lecito.L’aborto resta illegale per le donne che
rimangono incinte a causa di uno stupro o di incesto, nei casi in cui è a
rischio la loro salute o in caso di anomalie fetali mortali. Le donne
che ricorrono a un aborto illegale rischiano fino a 14 anni di carcere.