il 20 luglio del 2001 ero a Rimini, ero partita in treno la mattina
presto insieme a Lorenzo, la meta? il Rimini Comix. all’epoca stavo
lavorando sull’esame di Semiotica, si iniziava a parlare di nuovo
ordinamento ed io iniziavo ad avere in mente lui, d’altronde
eravamo amici ed era normale che volessi vederlo (anche se L. storceva
il naso). in mente avevo i prodromi di una tesi che poi sarebbe stata
altro, avevo anche preso contatti con Leo Ortolani per spiegargli il mio
progetto e dirgli che sarei andata in fiera, magari per scambiare due
parole al volo. di quella mattina ricordo poco, solo che avevo i
jeans e che scattavo foto con una usa e getta, in fiera comprai due
numeri assurdi di Rat-Man (pagati uno sproposito), vidi la moglie,
bellissima, di Ortolani e mi feci riconoscere da lui parlandogli della
tesi. a casa conservo ancora un bellissimo disegno autografato, frutto
dell’occasione. Più tardi io e L. ce ne andammo stanchi per il lungomare,
il tempo era mutato e minacciava pioggia, io ero infastidita, senza
sapere il perché, forse per quell’enorme albergo vicino alla stazione,
forse perché non avevo voluto passare una notte fuori casa ed il treno
sarebbe partito molto dopo le 23. all’epoca non avevo il cellulare,
non lo volevo e quelli che circolavano non avevano internet, se uscivi
di casa e non entravi in un bar con la radio accesa, eri tagliato fuori
dal mondo e a me quel pomeriggio continuava a darmi fastidio, ad
irritarmi. un’oretta prima della partenza del nostro treno decidemmo
di entrare in stazione ed aspettare lì, c’erano poliziotti e carabinieri
ovunque, avevano annunciato l’arrivo del treno speciale per la
manifestazione di Genova e le forze dell’ordine erano sulla banchina in
assetto antisommossa, erano tanti per un treno solo. non capivo. il
treno entrò in stazione e si fermò, qualcuno in divisa ci disse
frettolosamente di rientrare in stazione, perché? perché era successo
qualcosa a Genova e non era sicuro stare lì, iniziavano a girare delle voci, qualcuno dal treno
gridava, io sentivo una tensione particolare mista a paura, andiamo via,
dissi, L. rispose, no, io sono libero di stare dove voglio, poi una
voce confusa: è morto un manifestante!, ma come? come è successo?, non
può essere! pensavo, più di una persona dal finestrino aveva
incominciato a fischiare e a urlare, ma come un manifestante morto?
rientrate in stazione, no, rientriamo in stazione! gli urlai, era la
prima volta che provavo quella paura e quella sensazione di smarrimento. il
treno speciale ripartì, noi restammo ad aspettare il nostro, ci
parlammo pochissimo quella notte, arrivammo a casa alle 3 del mattino, ero distrutta,
ti lasciai alla fermata dell’autobus, dopo aver fatto un lungo tratto a
piedi, sì sì, ci sentiamo domani, buonanotte, sbrigativa. ero a
casa, nella mia vecchia casa, mi misi a dormire, poche ore dopo vidi le
prime immagini di Genova, fu una sensazione che oggi, come allora, non
so descrivere, qualcosa che non mi fece più stare tranquilla.