Stavo riascoltando la Canzone del Piave (mi era venuto un dubbio sul testo di alcune strofe), e non ho potuto fare a meno di pensare alla grande differenza tra il lessico della retorica nazionalista di 100 anni fa e quello di oggi.
Nel 1918, essere nazionalisti, significava tirare fuori capolavori di italiano corretto e poetico, quali
si vide il Piave rigonfiar le sponde, e come i fanti combattevan l’onde. Rosso del sangue del nemico altero, il Piave comandó “indietro va’ straniero“
oppure
sul patrio suol, sconfitti i torvi imperi, la pace non trovó né oppressi né stranieri
La conoscenza profonda della lingua era considerata parte integrante del senso di appartenenza alla patria: l’Italiano era la lingua dell’Italia, non si poteva amare l’una senza amare l’altro.
Utilizzare un italiano non solo corretto ma anche sofisticato, era considerato indispensabile per avere credibilitá. La scelta della parola giusta serviva anche a evidenziare la padronanza del lessico, per distinguersi dalla massa, considerata ignorante.
Il famoso principio de “L’operaio conosce 100 parole, il padrone 1000, per questo è lui il padrone“ di Don Lorenzo Milani.
Oggi invece, l’ignoranza é vista quasi come una virtú. La padronanza della lingua come inutile intellettualismo elitario. E il nazionalismo é a questo livello qua:
Nuove speranze per la cura dell’Alzheimer arrivano da uno studio appena
presentato a Toronto, in Canada, in occasione del congresso mondiale su
questa temibile patologia che a livello mondiale colpisce oltre 30
milioni di persone, di cui circa 600mila in Italia. Il nuovo farmaco,
noto con la sigla LMTX, agisce riducendo i livelli di proteine Tau
aggregate o mal ripiegate, che sono associate con la neurodegenerazione
progressiva, che è il segno distintivo della malattia di Alzheimer. LMTX
condivide lo stesso principio attivo (metiltioninio [MT]) e la modalità
di azione come rember, farmaco di prima generazione sviluppato da
TauRx, ma è strutturalmente distinto e progettato per avere una migliore
biodisponibilità e la tollerabilità. Ci sono voluti 30 anni per
svilupparlo, ma ora i ricercatori che ci hanno lavorato possono parlare
di “risultati senza precedenti” .
Oggi é passato a trovarci in ufficio un ex collega.
Se ne é andato ormai da un annetto per trasferirsi in Finlandia con la famiglia (sua moglie é Finlandese).
Mi diceva che il lavoro la é abbastanza tranquillo. Fa 8 ore compresa la pausa pranzo (di mezz’ora), e non gli chiedono quasi mai straordinari. Puo’ entrare e uscire all’orario che preferisce, e non e’ nemmeno oblligato a fare 8 ore ogni giorno. Basta che faccia un tot di ore mensili, puo’ decidere lui come distribuirle. Addirittura ogni mese hanno una tolleranza di 30-40 ore in piu’ o in meno, per cui magari puo’ fare meno ore un mese e recuperarle il mese successivo.
Il lavoro e’ all’incirca lo stesso che faceva qua, e i colleghi sono tutti sono gentili e disponibili. Quando capiscono che non parla finlandese passano all’inglese. A volte fa un po’ fatica a integrarsi, perche’ in inglese alcune sfumature della lingua non riesce a riprodurle. Magari pensa una battuta in italiano, ma quando poi la traduce in inglese perde un po’ di significato, o non suona altrettanto bene. Pero’ tutto sommato si trova molto bene. Paradossalmente sono tutti talmente gentili, che questo passare sempre all’inglese gli sta impedendo di far pratica col finlandese, che ha iniziato a studiare da poco. Dice che e’ una lingua veramente complessa, ma per fortuna non e’ indispensabile.
Ha comprato casa la, dice che i mutui sono abbastanza accessibili, e ci sono parecchie agevolazioni quando si tratta della prima casa. I bimbi sono piccoli ancora, ma li sta crescendo da bilingue: lui gli parla italiano, la mamma in finlandese. L’inglese lo impareranno comunque a scuola e nella vita di tutti i giorni.
Il cibo é un po’ un punto dolente, dice che e’ dura abituarsi a una cucina cosi’ diversa; gli ingredienti per cucinare italiano si trovano, ma costano un po’ piu’ cari. La mensa aziendale fa abbastanza schifo, ma nessuno sembra farci caso, ci sono abituati.
Quest’anno fa due mesi di ferie, e ne ha usato uno per tornare a trovare amici e parenti in italia.
sono riuscita a sfruttare al meglio la mia laringite e girare per il laboratorio dicendo TUA MADRE SUCCHIA CAZZI ALL’INFERNO con la voce dell’esorcista
Angela (June 10, 1922 – February 12, 1987) and Luciana Giussani (April 19, 1928 – March 31, 2001) were two Italian sisters, famous for their comic book anti-hero series, Diabolik.
The character, created in 1962, has sold more than 150 million copies since he made his first appearance. The comic book also inspired a movie, a radio show, a TV series and countless parodies and pastiches.
Both sisters were born in Milan. Angela Giussani worked initially as a model and entered into the publishing world when she married Gino Sansoni, working for a series of her husband’s publishing house. Later she founded the publishing company Astorina, which launched Diabolik on November 1, 1962. Luciana collaborated with her on the series’ stories starting from issue #13. Luciana Giussani was educated at the German School of Milan.
After Angela’s death in 1987, Luciana carried on directing the publishing house and writing many of Diabolik’s episodes. She left Astorina in 1999 and died two years later. *
La Spezia
– “Quella frase è nata l’anno che abbiamo vinto il campionato. Sulla
panchina del Pisa sedeva Piero Braglia e io non giocavo mai. Ero
arrivato a gennaio dall’Empoli in serie A ma catapultato in gruppo che
andava a mille e dove c’era un’amalgama e un equilibrio che
funzionavano. Ma in una delle partite finali all’Arena contro la
Sangiovannese il mister mi ha buttato in campo: era l’87’ e dopo cinque
minuti con un tiro da fuori portai il Pisa in vantaggio. Furono i tre
punti che ci diedero i playoff”. Curiosità per curiosità, chi conosce
bene la città della Torre ed è tifoso dello Spezia non può non aver
notato quel graffito dedicato a ‘Buba’, campeggiare sul muro di un
palazzo medievale di Via San Martino, in pieno centro storico. Buzzegoli
ci svela il motivo e aggiunge: “Fu un gol fondamentale e diciamo che in
quella settimana diventai un po’ il personaggio. Oggi vengo ricordato
per quello e devo dire che è un po’ faticoso parlare del Pisa da
giocatore dello Spezia: conosco bene la rivalità fra le tifoserie,
onesto dire che là mi sono trovato bene ma che oggi voglio batterli”.
A proposito di imprese, se c’è uno che ha un buon rapporto coi playoff è proprio Daniele Buzzegoli. “Ne
ho vinti due: uno col Pisa e l’altro col Varese. Nel primo caso entrai
in campo a partita iniziata nella finalissima con il Monza, nell’altro
invece da titolare segnai due gol indimenticabili così come tutta quella
stagione. Senza dimenticare il campionato vinto a Gallipoli: no, per
quello non ci fu bisogno di alcun spareggio”.
tra me e il mio amico p., che mi spiegò la frase (io pensavo fosse il verbo per indicare che uno si strafoga di apertivi – gli viene il buzzo a suon di bazzecole alimentari), alla fine il termine è diventato verbo e indica: quel che ho detto prima, oppure l’azione di uno che arriva alla fine e risolve tutto, tipo quando devi svitare un barattolo durissimo e quasi ti esce un’ernia con la patente b e poi arriva l’amico pisquano e prende il barattolo, che tui hai allentato, e lo svita in un vuallà, buzzecolando (in entrambi i casi ha vinto la c sulla g del vero cognome, con mio estremo orgoglione supremone)
(autonomia +)
Questa non la sapevo 😀 Non si finisce mai di imparare il pisese.
Piu che fare il backup (ci sara’ sicuramente qualche plugin per esportare su wordpress, immagino) comincerei a pensare alle alternative. Non e’ che ce ne siano tantissime eh.
A me la frase “Verizon, il gigante delle Tlc, è interessato soprattutto all’advertising, pochissimo ai contenuti e ancora meno alla felicità degli utenti di un social dall’animo sensibile.” sembra una cazzata colossale, per numerosi motivi.
Comunque appena trovi un plugin e una alternativa, @gigiopix, mi fai sapere? Grazie.
Ci faremo un tumblr tutto nostro, con black jack e squillo di lusso.
(e poi staremo a vedere, come al solito… )
Karpuccio bello ha 1,1 miliardi di dollari sotto il materasso, suppongo che una volta raggiunta una quotazione sufficientemente bassa ricomprerà la baracca e invierà alla Meyer questa gif