La Spezia
– “Quella frase è nata l’anno che abbiamo vinto il campionato. Sulla
panchina del Pisa sedeva Piero Braglia e io non giocavo mai. Ero
arrivato a gennaio dall’Empoli in serie A ma catapultato in gruppo che
andava a mille e dove c’era un’amalgama e un equilibrio che
funzionavano. Ma in una delle partite finali all’Arena contro la
Sangiovannese il mister mi ha buttato in campo: era l’87’ e dopo cinque
minuti con un tiro da fuori portai il Pisa in vantaggio. Furono i tre
punti che ci diedero i playoff”. Curiosità per curiosità, chi conosce
bene la città della Torre ed è tifoso dello Spezia non può non aver
notato quel graffito dedicato a ‘Buba’, campeggiare sul muro di un
palazzo medievale di Via San Martino, in pieno centro storico. Buzzegoli
ci svela il motivo e aggiunge: “Fu un gol fondamentale e diciamo che in
quella settimana diventai un po’ il personaggio. Oggi vengo ricordato
per quello e devo dire che è un po’ faticoso parlare del Pisa da
giocatore dello Spezia: conosco bene la rivalità fra le tifoserie,
onesto dire che là mi sono trovato bene ma che oggi voglio batterli”.
A proposito di imprese, se c’è uno che ha un buon rapporto coi playoff è proprio Daniele Buzzegoli. “Ne
ho vinti due: uno col Pisa e l’altro col Varese. Nel primo caso entrai
in campo a partita iniziata nella finalissima con il Monza, nell’altro
invece da titolare segnai due gol indimenticabili così come tutta quella
stagione. Senza dimenticare il campionato vinto a Gallipoli: no, per
quello non ci fu bisogno di alcun spareggio”.
tra me e il mio amico p., che mi spiegò la frase (io pensavo fosse il verbo per indicare che uno si strafoga di apertivi – gli viene il buzzo a suon di bazzecole alimentari), alla fine il termine è diventato verbo e indica: quel che ho detto prima, oppure l’azione di uno che arriva alla fine e risolve tutto, tipo quando devi svitare un barattolo durissimo e quasi ti esce un’ernia con la patente b e poi arriva l’amico pisquano e prende il barattolo, che tui hai allentato, e lo svita in un vuallà, buzzecolando (in entrambi i casi ha vinto la c sulla g del vero cognome, con mio estremo orgoglione supremone)
(autonomia +)
Questa non la sapevo 😀 Non si finisce mai di imparare il pisese.