Doc, come si ammazza un demogorgon? Spero non si scandalizzi, ma lei sa cosa si annida nell’oscurità, e sa bene che possono essere un problema. Le ho veramente provate tutte, ma quello continua a ipnotizzarmi e a far impazzire i miei compagni col suo sguardo.

kon-igi:

Se ti ipnotizza senza tiro salvezza, vuol dire che sei sotto il 15° livello e allora che cazzo mi chiedi a fare come ucciderlo. Non puoi.

Intanto puoi capire da dove esce individuando la porta per Sottosopra con una bussola: i varchi dimensionali alterano il campo magnetico. Poi puoi cercare di tendere una trappola sfruttando il fatto che sentono l’odore del sangue a 400 metri di distanza, come gli squali. Avere un’amica con poteri telecinetici magari aiuta.

Fare scienza oggi: lo stress di dover trovare i soldi, i dati e la felicità mentre cercate parcheggio sotto casa.

spaam:

Tutti i gruppi nel Mondo scrivono progetti in continuazione e questo significa una cosa sola: concorrenza spietata. Già l’avevo detto? Lo ridiciamo: concorrenza spietata. Il motto nelle scienze, infatti, è uno e uno solo: “publish or perish”. Tenetelo a mente quando qualche stronzo in Tv verrà a farvi di nuovo la ramanzina su come finanziare la Scienza con quel “dobbiamo finanziare solo i gruppi più meritevoli”. Lo fanno già, da almeno 500 anni. Il problema non è il meccanismo di come distribuiscono i soldi, o meglio, è un grosso problema perché il vero problema, a monte, è che mancano i soldi. E la concorrenza aumenta.

Ah la meritocrazia direte voi. Già dico io, la meritocrazia un cazzo perché si crea un meccanismo alquanto perverso, per due ragioni.

Fare scienza oggi: lo stress di dover trovare i soldi, i dati e la felicità mentre cercate parcheggio sotto casa.

Stavo riascoltando la Canzone del Piave (mi era venuto un dubbio sul testo di alcune strofe), e non ho potuto fare a meno di pensare alla grande differenza tra il lessico della retorica nazionalista di 100 anni fa e quello di oggi.

Nel 1918, essere nazionalisti, significava tirare fuori capolavori di italiano corretto e poetico, quali

si vide il Piave rigonfiar le sponde,
e come i fanti combattevan l’onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandó “indietro va’ straniero“

oppure

sul patrio suol, sconfitti i torvi imperi,
la pace non trovó né oppressi né stranieri

La conoscenza profonda della lingua era considerata parte integrante del senso di appartenenza alla patria: l’Italiano era la lingua dell’Italia, non si poteva amare l’una senza amare l’altro.

Utilizzare un italiano non solo corretto ma anche sofisticato, era considerato indispensabile per avere credibilitá. La scelta della parola giusta serviva anche a evidenziare la padronanza del lessico, per distinguersi dalla massa, considerata ignorante.

Il famoso principio de “L’operaio conosce 100 parole, il padrone 1000, per questo è lui il padrone“ di Don Lorenzo Milani.

Oggi invece, l’ignoranza é vista quasi come una virtú. La padronanza della lingua come inutile intellettualismo elitario. E il nazionalismo é a questo livello qua:

Alzheimer, nuovo farmaco riduce dell’80% la progressione della malattia

Nuove speranze per la cura dell’Alzheimer arrivano da uno studio appena
presentato a Toronto, in Canada, in occasione del congresso mondiale su
questa temibile patologia che a livello mondiale colpisce oltre 30
milioni di persone, di cui circa 600mila in Italia.  Il nuovo farmaco,
noto con la sigla LMTX, agisce riducendo i livelli di proteine Tau
aggregate o mal ripiegate, che sono associate con la neurodegenerazione
progressiva, che è il segno distintivo della malattia di Alzheimer. LMTX
condivide lo stesso principio attivo (metiltioninio [MT]) e la modalità
di azione come rember, farmaco di prima generazione sviluppato da
TauRx, ma è strutturalmente distinto e progettato per avere una migliore
biodisponibilità e la tollerabilità. Ci sono voluti 30 anni per
svilupparlo, ma ora i ricercatori che ci hanno lavorato possono parlare
di “risultati senza precedenti” .

Alzheimer, nuovo farmaco riduce dell’80% la progressione della malattia

Oggi é passato a trovarci in ufficio un ex collega.

Se ne é andato ormai da un annetto per trasferirsi in Finlandia con la famiglia (sua moglie é Finlandese).

Mi diceva che il lavoro la é abbastanza tranquillo. Fa 8 ore compresa la pausa pranzo (di mezz’ora), e non gli chiedono quasi mai straordinari. Puo’ entrare e uscire all’orario che preferisce, e non e’ nemmeno oblligato a fare 8 ore ogni giorno. Basta che faccia un tot di ore mensili, puo’ decidere lui come distribuirle. Addirittura ogni mese hanno una tolleranza di 30-40 ore in piu’ o in meno, per cui magari puo’ fare meno ore un mese e recuperarle il mese successivo.

Il lavoro e’ all’incirca lo stesso che faceva qua, e i colleghi sono tutti sono gentili e disponibili. Quando capiscono che non parla finlandese passano all’inglese. A volte fa un po’ fatica a integrarsi, perche’ in inglese alcune sfumature della lingua non riesce a riprodurle. Magari pensa una battuta in italiano, ma quando poi la traduce in inglese perde un po’ di significato, o non suona altrettanto bene. Pero’ tutto sommato si trova molto bene.
Paradossalmente sono tutti talmente gentili, che questo passare sempre all’inglese gli sta impedendo di far pratica col finlandese, che ha iniziato a studiare da poco. Dice che e’ una lingua veramente complessa, ma per fortuna non e’ indispensabile.

Ha comprato casa la, dice che i mutui sono abbastanza accessibili, e ci sono parecchie agevolazioni quando si tratta della prima casa.
I bimbi sono piccoli ancora, ma li sta crescendo da bilingue: lui gli parla italiano, la mamma in finlandese. L’inglese lo impareranno comunque a scuola e nella vita di tutti i giorni.

Il cibo é un po’ un punto dolente, dice che e’ dura abituarsi a una cucina cosi’ diversa; gli ingredienti per cucinare italiano si trovano, ma costano un po’ piu’ cari. La mensa aziendale fa abbastanza schifo, ma nessuno sembra farci caso, ci sono abituati.

Quest’anno fa due mesi di ferie, e ne ha usato uno per tornare a trovare amici e parenti in italia.

Non lo avevo mai visto cosi’ sereno.

E niente. Mi é presa un po’ male.

heresiae:

bidonica:

Angela (June 10, 1922 – February 12, 1987) and Luciana Giussani (April 19, 1928 – March 31, 2001) were two Italian sisters, famous for their comic book anti-hero series, Diabolik.

The character, created in 1962, has sold more than 150 million copies since he made his first appearance. The comic book also inspired a movie, a radio show, a TV series and countless parodies and pastiches.

Both sisters were born in Milan. Angela Giussani worked initially as a model and entered into the publishing world when she married Gino Sansoni, working for a series of her husband’s publishing house. Later she founded the publishing company Astorina, which launched Diabolik on November 1, 1962. Luciana collaborated with her on the series’ stories starting from issue #13. Luciana Giussani was educated at the German School of Milan.

After Angela’s death in 1987, Luciana carried on directing the publishing house and writing many of Diabolik’s episodes. She left Astorina in 1999 and died two years later. *