kon-igi:

gigiopix:

Mi devo trovare un hobby, qualcosa per sfogare tutto lo stress che accumulo sul lavoro e nei rapporti coi miei. Prima era l’andare in moto, ma se ci provo adesso, con la rabbia che ho mi ammazzo alla prima curva.

Mi piacerebbe

qualcosa tipo kick boxe o thai boxe, ma non ho disciplina ne’ costanza, e ho la preparazione fisica d’un tarpone stiacciato sull’aurelia. 
I lego mi calmano molto, ma non me li posso permettere.
I lavoretti in casa non vale la pena di farli su una casa temporanea, che non e’ nemmeno mia.
Viaggiare non si puo’: senza lilleri un si lallera.
Qualsiasi cosa preveda l’uscire di casa restando nei dintorni, mi tocca escluderlo a priori causa presenza genitoriale parecchino invasiva e lesiva per le gonadi (vivono nella casa accanto).

Devo trovare qualcos’altro,
o mi leggerete presto su qualche giornale.

Tiro con la carabina e non sto scherzando.

Ho un brutto rapporto con le armi da fuoco.

Sono cresciuto in una casa piena di doppiette, sovrapposti, carabine, semiautomatici, pistole, armi ad aria compressa da gara, balestre, visori a infrarossi, amplificatori di luce, mirini laser, cannocchiali,
silenziatori fatti in casa coi filtri della moka, misuratori di velocita’ dei proiettili, attrezzi per la ricarica, bilancini di precisione in grani, fornaci per la fusione del piombo, manuali di fochino, coltelli, pugnali, e tutto il repertorio. Le decorazioni in salotto erano moschetti della prima guerra mondiale, teste di cinghiale imbalsamate, o trofei di tirassegno. Ho mosso i primi passi nell’informatica su un pc originariamente comprato solo per far girare un software di calcolo balistico (il Sierra3 per DOS).

Diciamo che anche basta. Non mi piacciono le armi.

La cassaforte più sicura al mondo è stata la Milton-Cronhauser Mark 3, detta L’inespugnabile. Su questo primato però non c’è ampio accordo fra gli esperti; molti di essi infatti non ritrovano nella Mark 3 le caratteristiche sufficienti per poterla effettivamente definire una cassaforte. Inoltre, per la maggior parte degli addetti ai lavori L’inespugnabile è solo un nome altisonante che nasconde una delle più grandi truffe nella storia dei dispositivi di sicurezza.

Progettata in gran segreto da Edward Milton e Goerg Cronhauser, il primo esperto di meccanica e metallurgia, il secondo di logica e matematica, entrambi appassionati di denaro contante, fu prodotta a Boston in venticinque esemplari, a cavallo tra il 1928 e il 1929. Sotto la spinta dello slogan “La cassaforte che nessun ladro potrà mai aprire”, fu venduta a prezzi esorbitanti ad alcune banche della East Coast e a una manciata di miliardari.

Così ne parla nelle sue memorie, intitolate “Mani in alto, questa è una banca”, l’allora direttore della Central Bank of New York, Michael S. Bigelow: “La Mark 3 ci fu consegnata un freddo mercoledì mattina, nel marzo del 1929. Per essere un cubo di un metro per un metro per un metro era spaventosamente pesante. Avevamo deciso di acquistarla più per una questione d’immagine che di sicurezza. Viste le dimensioni ridotte, l’avremmo dedicata al deposito di gioielli unici appartenenti a qualche magnate con una moglie o un’amante piuttosto esigente. A gran fatica fu trasportata nel caveau. Non ricordo perché, però non la aprimmo subito. Semplicemente la lasciammo lì, scura e un po’ inquietante, in attesa di utilizzarla appropriatamente. L’occasione giunse un paio di settimane più tardi, quando Bob Sanders, che aveva fatto una fortuna inventando la lima per unghie portatile, venne da noi per mettere al sicuro l’Occhio di Ra, un diamante grande quanto un bagel di Harry’s, il cui valore si aggirava tra l’inestimabile e l’incalcolabile. Scesi nel caveau insieme a lui e ad altri tre pezzi grossi della banca, detti ‘i fidati’. La Mark 3 infatti, per essere aperta, necessitava di 5 chiavi che aprivano ognuna la rispettiva serratura. Una chiave sarebbe rimasta a Sanders, una l’avrei tenuta io, le altre tre sarebbero state sotto la custodia dei ‘fidati’. Inserimmo le chiavi nelle serrature e girammo. Non si udì alcuno scatto. Ritentammo, ma le chiavi sembravano andare a vuoto. Dopo qualche altro tentativo, per evitare imbarazzi decisi di accampare una scusa e usare la classica Mitterson del 1921 per mettere al sicuro il diamante. Prima di tornarmene su per sbrigare le pratiche del caso, osservai un po’ più nel dettaglio la Mark 3 e notai un dettaglio quantomeno curioso: nella parte frontale non s’intravedeva alcun solco, alcuna scanalatura là dove ci sarebbe dovuta essere quella dello sportello”.

Lo slogan con cui era stata pubblicizzata diceva la verità: nessun ladro infatti riuscì mai ad aprirla. Ma nemmeno alcun proprietario ci riuscì. Era davvero inespugnable. O, più semplicemente, non poteva proprio essere aperta. Questa sua favolosa caratteristica, si scoprì poi nel giro di poco grazie ad adeguate indagini, dipendeva dal fatto che la Milton-Cronhauser Mark 3 era un unico blocco d’acciaio, senza aperture di alcun tipo, a parte quelle 5 serrature del tutto inutili. Al centro di quell’ammasso di metallo stava un piccolo vano vuoto di dieci centimetri di lato, dove depositare eventuali valori. L’Occhio di Ra, per dire, ci sarebbe entrato senza problemi. Come infilarcelo, però, dio solo lo sa.

Quando la polizia fece irruzione nella sede della Milton-Cronhauser, i due creatori dell’Inespugnabile avevano già lasciato il paese, diretti chissà dove con un gruzzolo sufficiente a vivere in agiatezza fino alla fine dei giorni, lasciandosi anche qualche risparmio per dopo. Sul tavolo dell’ufficio fu trovato un breve appunto, firmato da entrambi, che recitava: “Abbiamo semplicemente realizzato il vostro sogno di non essere derubati. Alla lettera”.

Mi devo trovare un hobby, qualcosa per sfogare tutto lo stress che accumulo sul lavoro e nei rapporti coi miei. Prima era l’andare in moto, ma se ci provo adesso, con la rabbia che ho mi ammazzo alla prima curva.

Mi piacerebbe

qualcosa tipo kick boxe o thai boxe, ma non ho disciplina ne’ costanza, e ho la preparazione fisica d’un tarpone stiacciato sull’aurelia. 
I lego mi calmano molto, ma non me li posso permettere.
I lavoretti in casa non vale la pena di farli su una casa temporanea, che non e’ nemmeno mia.
Viaggiare non si puo’: senza lilleri un si lallera.
Qualsiasi cosa preveda l’uscire di casa restando nei dintorni, mi tocca escluderlo a priori causa presenza genitoriale parecchino invasiva e lesiva per le gonadi (vivono nella casa accanto).

Devo trovare qualcos’altro,
o mi leggerete presto su qualche giornale.

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House-phone, Sala Busca house in Via Serbelloni 10, Milan, Italy (by sculptor Adolfo Wildt)

Lasciate che vi racconti questa storia.

Il Palazzo Sola-Busca, in Via Serbelloni 10, zona Palestro, a Milano, fu costruito tra il 1924 e il 1927 in stile Liberty (e d’altronde che altro stile si poteva usare, negli anni Venti?). I milanesi però lo conoscono meglio come Cà de l’Orègia, ovvero Casa dell’Orecchio, e non è difficile capirne il motivo.

Quello che vedete nella foto è il citofono del Palazzo, progettato nel 1930 da un tal Adolfo Wildt, milanese doc nonostante il nome fuorviante. E vi dirò di più: quello della Cà de l’Orègia è il primo citofono di Milano, nonchè uno dei primi della storia. Metteva in comunicazione i visitatori con il portiere del Palazzo, che poi provvedeva ad avvisare i residenti che la loro spedizione Amazon era arrivata.

Adesso il citofono non è più funzionante, ma la leggenda vuole che se vi avvicinate e sussurrate all’Orègia i vostri desideri, questi si avvereranno.