Cinnerie #6

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autolesionistra:

La Haine

Ora più o meno avete tutti i pezzi. Da qualche parte in tutta questa storia, trascorsi un certo numero di anni e un certo numero di tentativi, il tema dell’avere figli diventa come ti diventerebbe uno stinco se uno l’avesse preso a calci a intervalli regolari: nero e ipersensibile.
Aggiungiamo che più passa il tempo e più:
– i coetanei procreano come conigli nutriti ad anfetamine e progesterone
– l’esposizione a “evoiquandofateunfiglio?” aumenta esponenzialmente
E non c’è nessuno che ti dirà con inequivocabile certezza che è ora di smettere di provarci o di puntare su altro, è una decisione altamente personale che ti tocca affrontare periodicamente mentre il tempo passa lento e inesorabile.

Diciamo che si tende a diventare delle brutte persone.

Le tenere confidenze degli amici neogenitori alle prese con disturbi del sonno e dell’allattamento incontrano una fredda indifferenza che in realtà è astio mascherato da fredda indifferenza. Si diffida delle cene “uh è da tanto che non ci vediamo” nel terrore che qualcuno annunci a tradimento una gravidanza (chiariamoci: non è che uno non riesca a gioire delle gioie altrui, ci mancherebbe, ma è meglio arrivare preparati a certe notizie).
Se uno ha la (s)fortuna di avere amici con problemi analoghi si tende a privilegiarne la compagnia capitalizzando eventuali esperienze mediche nel campo e crogiolandosi in piacevoli circolini del rancore in cui tirare gli insulti alle mancanze di tatto percepite dal mondo esterno.

Non so se l’ho già detto, ma si tende a diventare delle brutte persone.

Prendiamo il ristorante tipico con tavolo con famiglia con bambini urlanti e molesti tipici. Uno pensa che ad odiarli siano principalmente giovani, anziani, single impenitenti o coppie che di bambini non ne vogliono sapere. Ma nulla si avvicina alla capacità di odio della coppia infertile che è andata a cena fuori per distrarsi. Magari li vedete che guardano il tavolo della famiglia chiassosa con aria pensosa, e uno dice “ah, penseranno a quando avranno i loro, di figli”. No. Probabilmente stanno valutando la fattibilità di pestare i genitori nel bagno del locale e portarsi a casa i bimbi per dare loro l’affetto e l’educazione che evidentemente mancano.

Non ne vado orgoglioso, la mia personale vetta di simpatia credo di averla raggiunta con un amico che lamentava preoccupazioni economiche (non troppo fondate) dovute alla nascita del secondo figlio. Alla terza volta che l’ho sentito gli ho detto che se era così un problema glielo compravo io. Che è stata archiviata come (brutta) battuta ma non so mica se lo era.

Quello che (forse) mi rimise un po’ il culo in carreggiata (cit) fu uno scambio con altro amico (purtroppo a fare le spese di questo percolato d’astio sono sempre quelli più vicini). Era estate e stava esprimendo felicità (per la cinquantesima volta) per aver parcheggiato moglie e prole al paese natale della moglie. Alché lo presi da parte e gli feci notare (con calma e senza parolacce) che a sentire gli inni di gioia per poter stare una mesata senza figlio mi veniva voglia di pestare il primo che avevo davanti. Lui con un totale candore m’ha risposto “ah ma io non so mica com’è non riuscire ad aver figli, a me son venuti subito, me lo devi dire tu com’è o se qualcosa ti dà fastidio”.

E insomma ci ho messo un po’ a metabolizzare la cosa ma alla fine aveva abbastanza ragione.
Poi parlare delle proprie esperienze ogni tanto serve, ogni tanto no, ti puoi sfogare ma ti puoi sovraesporre; in chiusura faremo quindi alcuni esempi pratici con un prontuario di frasi da evitarsi in caso di confidenze:

– “l’importante è che stiate tranquilli” (vi sorrideranno ma dentro di loro staranno pensando a qual’è lo specchio d’acqua più vicino per affogarvici)
– “almeno potete fare delle belle vacanze” (non sempre vero, al di là dell’aspetto economico incastrare i cicli di fecondazione con il calendario è più complicato di quel che uno immagini e uno finisce per tenersi in standby perenne)
– “tanto alla fine ce la farete” (viene vissuto in maniera diversa, c’è chi ne è confortato e chi vorrebbe ricambiare questa esuberanza con una secca martellata sull’osso occipitale; da usarsi con attenzione)
– “cercate di non pensarci” (che è come provare a dimenticarsi che renzi è presidente del consiglio, di quelle cose che sarebbero belle e anche necessarie ma scientificamente impossibili)
– “al mondo c’è di peggio” (verissimo, ma in quei particolari momenti si perde la capacità di relativizzare)

つづく

[prossimamente su cinnerie: season finale – preparate i fazzoletti]

lungi da me paragonare le due faccende ma mia madre l’altro giorno al tel mi fa: va be non riesci a comprare casa, pensa a chi non ha niente.

ma va a cagare va.

Io non ho la casa, non ho i soldi, non ho una famiglia su cui poter fare affidamento, e non so se sarei in grado di tirarlo su, un figliolo. E si, sono circondato anche io da coppie felici che sfornano pargoli come fossero toast. E

intanto

gli anni passano. 

Ora se mi volete scusare, vado, che senno’ perdo il treno delle 14:10 sotto al cavalcavia.

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