La
ricerca spaziale è spietata. A differenza della ricerca terrestre in
cui i test si susseguono fino al perfetto funzionamento, ad esempio, di
un telescopio, nello spazio l’unico test possibile è la missione stessa.

Guardate l’immagine: credete sia un caso se oltre il 50%
delle missioni verso Marte non hanno avuto la sorte sperata? No, perchè
lo spazio e soprrattutto Marte non perdonano. Atterrare
su Marte è DANNATAMENTE difficile, tutto deve funzionare alla
perfezione ed in perfetta autonomia  visto che, tra l’altro,  nei minuti
dell’atterraggio non abbiamo modo di comunicare con i nostri robot.

Ecco perchè si parla di ricerca. Ricercare significa esplorare terreni
nuovi, varcare orizzonti e confini mai superati prima, significa cercare
di conoscere qualcosa di ignoto. Ecco perchè quando parliamo di scienza
e di spazio ci si riferisce alla ricerca scientifica ed alla ricerca
spaziale con un accostamento di parole voluto e non banale.

Mai come nel caso di ExoMars, tuttavia, questo semplice concetto sembra essere completamente sfuggito a molte, troppe persone.

“Fallimento”, “spreco”, “inutile”… Dimentico qualcosa? Sicuramente
si, perchè ho sentito definire ExoMars in vari, troppi modi, tranne che
per quello che è stata (è) realmente: ricerca spaziale.  E che finora,
tra l’altro, è stata soprattutto un successo.

Mi dispiace per
tutti coloro che esultavano alla notizia dello schianto di Schiaparelli,
perchè così si sentivano liberi di sfogare le loro frustrazioni contro
la scienza e gli scienziati,  arrogandosi il diritto di giudicare
qualcosa di cui hanno appreso l’esistenza 5 minuti prima su Facebook,
invocando la fame in Africa o i problemi del mondo per poter dar forza
ad i loro sproloqui insensati,  ma è così. Un successo.

L’ESA
fin dall’inizio è stata chiara infatti: Schiaparelli era solo un test,
dotato perfino di semplici batterie tanto che se fosse atterrato come
previsto non sarebbe durato che qualche giorno. Il TGO, l’orbiter e
parte fondamentale della missione, funziona perfettamente. Pensate,
perfino Schiaparelli in realtà ha risposto perfettamente in 5 dei 6
minuti di discesa nell’atmosfera marziana. Solo che, come in ogni test,
qualcosa può non andare secondo previsioni. Fallimento? Assolutamente
no, perchè anche da un test andato male possiamo ricavare dati
importantissimi per le future missioni, in questo caso ExoMars 2. È
scienza anche questa. È progresso anche questo. È emozione anche questo.
Ma farlo capire a chi usa un prodotto della ricerca spaziale per
vomitare in internet le proprie porcherie proprio contro la ricerca
spaziale è probabilmente tempo inutile. Fargli capire che con la ricerca
scientifica si ottengono decine di nuove conquiste tecnologiche di cui
usufruiranno anche loro è probabilmente tempo inutile.

Ecco
perchè non voglio perdere tempo nell’elencare, per l’ennesima volta,
come anche i loro computer derivino da decenni di ricerca aerospaziale,
come i loro gps senza i quali si ritroverebbero in un campo anzichè al
centro commerciale siano frutto di ricerca spaziale, come i sistemi di
controllo remoto siano frutto di ricerca spaziale o come anche i più
recenti metodi di filtraggio dell’acqua (utili soprattutto in Africa)
siano frutto di ricerca spaziale.

Fallimento quindi? No, MAI.
Contribuire al progresso, testare nuove tecnologie, esplorare nuovi
territori della conoscenza che avranno decine di ricadute positive
sull’umanità, anche su coloro che in questo momento giudicano e
sproloquiano cose che non conoscono… come può, tutto ciò, essere
chiamato fallimento?

Per usare le parole di Daniele Gasparri,
“Hanno fatto molto di più dei miseri ingegneri aerospaziali per
risolvere la fame del mondo che tutti gli ipocriti leoni da tastiera che
regalano perle di ignoranza, di cui nessuno sentiva la mancanza”

(via Chi ha paura del buio. Qua l’immagine ad alta risoluzione)

Il nostro universo possiede quattro dimensioni: tre spaziali e una
temporale. Provate a darvi un appuntamento senza dire il dove o il
quando!

Per visualizzarlo, Einstein propose un trucco abbastanza
semplice: immaginate una griglia tridimensionale di cubi. Ecco, queste
sono le tre dimensioni dello spazio. A ciascun vertice dei cubi invece
posizionate un orologio, che indica il tempo locale. Et voilà, eccovi
una visualizzazione della quarta dimensione!

Questo modo è abbastanza
efficace per visualizzare cosa succede allo spazio in presenza di una
massa. Come vi dicevo ieri mattina: “la massa curva lo spazio, e la
curvatura dice alla massa come muoversi”.

La rappresentazione con il telo elastico può essere inesatta, ma è una
buona analogia che permette di comprendere un minimo quello che sta
accadendo. Se vogliamo però rappresentare la deformazione dello
spaziotempo in quattro dimensioni in tutta la sua potenza, ecco che
dobbiamo ricorrere a un’animazione che le mostri tutte e quattro
insieme: lo spazio e lo scorrere del tempo!

In questo reticolo
spazio-temporale è stata introdotta una massa (al centro). Vedete come
deforma lo spaziotempo? Gli orologi più vicini alla massa vengono
rallentati dal campo gravitazionale (vale anche per ogni oggetto in
accelerazione rispetto a un sistema di riferimento!), mentre lo spazio
viene stiracchiato e allungato verso la massa.

È l’analogo del
telo elastico (con la palla al centro che “tira” il telo verso di sè),
ma stavolta lo spazio viene “tirato” lungo tutte e tre le dimensioni! 😀
Se prendete un piano di questo reticolo, cioè una superficie fatta solo
da facce adiacenti, ecco che ottenete di nuovo un telo bidimensionale
deformato 🙂 Quella che vedete è la curvatura dello spazio!

Ma cosa vuol dire “spazio curvo”?

Se provate a percorrere un triangolo vicino a quella massa, scoprirete
che la somma degli angoli interni è diversa da 180°! Una bestemmia se
pensate a quello che avete studiato a scuola xD

Questo è proprio
il sintomo di uno spazio curvo! Potete ottenere un effetto simile
guardando un mappamondo della Terra, e tracciando un percorso che va dal
polo nord all’equatore, segue l’equatore per un quarto di
circonferenza, e poi torna al polo nord. Avete disegnato una figura che
ha tre lati, un triangolo, ma avete compiuto tre “svolte” da 90°, per un
totale di 270°!

Euclide non vale più, perché la geometria euclidea è solo quella piana 🙂
La Terra è una sfera, e la sfera è una superficie dotata di curvatura!
Ecco perchè spesso si sente parlare di “geometrie non euclidee” quando
ci si trova di fronte a uno spazio curvo.

Il bello è che le
geometrie non euclidee erano state sviluppate dai matematici, geni come
Gauss e Riemann, quasi un secolo prima che i fisici ne scoprissero
l’applicazione reale al nostro universo!

Non è fantastico tutto questo?

(via Chi ha paura del buio?)