Lo scopo della scienza

cento-blog:

Ho terminato un progetto universitario. Si, alla mia età ancora con progetti universitari. Ma sono un recidivo. Dicevo, l’ho terminato e l’ho mandato. La cosa bella di studiare ingegneria è questa:
1) ti assegnano un progetto
2) leggi le specifiche e pensi “beh, tosto, ma fattibile”
3) inizi a lavorarci e scopri man mano che la parola migliore non è fattibile, ma IMPOSSIBILE
4) continui a lavorarci e scopri che, semmai ci fosse una minima possibilità terrena di poter completare questo progetto, SICURAMENTE richiederebbe un tempo t esponenzialmente più grande del tempo T che hai a disposizione
5) in preda allo sconforto ti poni davanti al bivio: accettare i limiti dell’essere umano, e trovare una soluzione facile o addirittura mollare il progetto (peraltro facoltativo, porcoddio); oppure ignorare completamente la logica e lo spirito di autoconservazione ed insistere, annullando le ore di cibo, di sonno, di iterazione sociale, di tutto, nel tentativo di fare qualcosa che sai che non potrà essere fatta
6) finisci il progetto. Lo osservi. Non sei completamente convinto di averlo fatto tu, non sei completamente convinto di averlo fatto davvero in tempo. Ma capisci una cosa: lo scopo della scienza è permetterti di realizzare le cose impossibili. Perché quelle possibili non vengono mai assegnate sotto forma di specifiche di progetto. Eccheccazzo.

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