Dopo aver errato un po’ per l’ospedale cercandolo – non volevo chiedere per timore di incespicare nella pronuncia – mi reco al reparto di pneumatologia per controllare se esiste su questo pianeta qualcosa a cui io non sia allergico. Dopo le punturine sul braccio si scopre che ogni agente ha manifestato delle reazioni. A posto. Sono ben contento di scoprire, comunque, di non risultare allergico al glutine, anche perché l’allergenico del glutine era finito e non abbiamo controllato. Al posto del glutine ho fatto la pesca, che ovviamente continuerò a mangiare vita natural durante, perché una vita senza pesche è come una Barbara d’Urso senza gente che ammazza i figli. Uscito dalla saletta il braccio delle allergie respiratorie inizia ad andare a fuoco, e tutti mi guardano con preoccupazione e al contempo con ammirazione si complimentano per l’en plein.
La ragazza accanto a me prova a consolarmi dicendomi che lei “però” è allergica all’alcol. La signora accanto a lei va subito in panico: “Ma i dolci! Allora non puoi mangiare neanche alcuni dolci!”. Io invece le dico che può sempre drogarsi, ma lei mi guarda un po’ così, come a dire “sì, ma drogarsi senza bere non è uguale”. Dopo un po’ che il mio braccio fa il fenomeno da baraccone mi richiamano, io mi avvio mentre la signora inizia ad elencare tutti i dolci con alcolici.
Rientro dalla dottoressa, che mi chiede se ho gatti, e io dico che la mia ragazza ne ha uno, che è un modo per dire che sì ma non è colpa mia. Allora la dottoressa mi chiede se almeno questo gatto non entri in camera, e rispondo che in realtà la camera da letto è sua, del gatto. Tranne quando sono in cucina, in quel caso vuole stare in cucina, sulla mia sedia, a seconda di quale scelgo. Ma non tutte le volte, altre preferisce rimanere in camera, a strofinarsi sul mio cuscino. Allora la dottoressa mi chiede “almeno l’abitazione è ad un piano alto?”, io ormai quasi volendomi scusare la guardo e le dico che a questo punto può provare ad indovinare. Lei mi fa: “Primo piano!”. Ovviamente è piano terra.La dottoressa mi ha detto che una notte di queste posso rimanerci, e io le ho detto che un paio di volte ci sono andato già abbastanza vicino da vedere Caronte che si crucciava. Ora, la mia prossima spesa può essere di quei tremila euro per vaccinarmi per i prossimi anni senza che cambierà nulla (oltre il fatto di avere tremila euro in meno, certo); o può essere di quindici euro, per un veleno per scarafaggi da mettere nella carne del gatto. O posso lasciare la mia ragazza, ma prima devo fingere che sia per un’altra ragione ché questa è troppo superficiale. Lei non crederà mai che io stia morendo; penserà sempre che esagero a quasi-morire ogni tanto, perché lei sta bene e io quasi-muoro quindi fingo. O, come sarà, posso appunto morire e basta, ma non per nobiltà d’animo: giusto perché ormai prossimo ai trenta l’inerzia per prendere decisioni importanti si avvia sempre più ad uno stato di quiete. Dopo una certa età non conviene prendere iniziative, che finisce che avveleni la ragazza fai seguire il gatto da un investigatore privato e compri comunque i vaccini.

