A forest kindergarten is a type of preschool education for children between the ages of three and six that is held almost exclusively outdoors. Whatever the weather, children are encouraged to play, explore and learn in a forest or natural environment. The adult supervision is meant to assist rather than lead. In German, Forest Kindergarten is called Waldkindergarten. Forest Kindergarten conducts its curriculum within the outdoor environment, whether rain, shine, snow, or sunshine. No matter the circumstances of the conditions of the weather, the children and educators continue on their learning and exploring opportunities embracing the outdoors.
Sissi, bellissimo!
Ma chi la sente mia moglie tutte le sere quando tornano a casa infangati fin sopra le orecchie?!Sì, è un aspetto da non tralasciare. In certi periodi dell’anno più che in altri, ovviamente. È una scelta che richiede uno sforzo più grande che in altri casi, ma che ripaga sotto altri aspetti. Credo che sia un’esperienza indimenticabile e che non potranno mai più ripetere con questa intensità.
Comunque sono infangati fin “dentro” le orecchie.
io sapevo che la regola era: più il fango riesce a raggiungere orifizi e strati nascosti più è alta la felicità del pupattolo.
la seconda era: l’importante è mandarli in giro con vestiti da battaglia.o almeno questo è quel che ho imparato da mia madre.
Sapessi che faccette felici che hanno quando capita una giornata di pioggia che lascia pozzanghere profonde un gomito 😀
Comunque è chiaro che sono attrezzati per ogni tipo di tempo.All’asilo a Berlino uscivano sempre, non importa il clima che c’era. Avevano tutti l’attrezzatura da pioggia e da neve. Cucinavano, andavano per parchi, maneggiavano bastoni di legno, facevano castelli di neve, giocavano col fuoco (stampi su legno, su sughero ecc), raccoglievano pomodori, lavoravano l’orto. Erano obbligati poi a lavarsi da soli a partire da un anno di età. E ogni volta che prendevo il piccolo c’era sempre qualche marmocchio sporco di mocciolo, viola in faccia che strillava in un angolo e nessuno gli dava peso perchè la maestra gli aveva già fatto il sermone in stile “Stephan, quando avrai capito quello che si può fare e quello che non si può fare potrai tornare in gruppo” e nessun genitore rompeva i coglioni su questo aspetto perchè dopo, a casa, il massimo che avrebbe fatto mio figlio sarebbe stato di sedersi in un angolo del salone a leggersi un libro, ascoltarsi uno dei suoi CD, riflettere sulla vita di un bambino distrutto dalle fatiche pedagogiche germaniche. Poi dici alle 7 di sera stava già spalmato nel letto a dormire. Mica stronzi i tedeschi.
No, dai, scusate, mi son fatto prendere la mano.
Hai descritto i miei figli. È proprio così 🙂
🙂
il difficile fu spiegare alla nonna (mia madre) che regalargli il “giacchettino” di lana, tanto carino, era piuttosto una scelta del cazzo dato che dopo 10 minuti sotto la pioggia fitta invernale di Berlino lo potevi buttare direttamente. A noi servivano incerate militari da Armata Rossa, capaci di resistere al vento gelido proveniente dagli Urali, non a passeggiare in via Appia quando a Dicembre fanno 13 gradi, però è umido!
Quanto sarebbe bello se ci fosse anche qui, è di sicuro il più bel asilo che si possa desiderare per i propri figli.
Quanto mi manca quella sensazione di libertà, pace e avventura che avevo quando scorrazzavo nei boschi! 😦
Si portano sul Monte Serra, co’ una bottiglia d’acqua e una copertina, e gli si dice di torna’ a casa da soli. Se
dopo tre giorni ancora non si vedono arriva’, si va a vede’ cosa c’e’ rimasto.





