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In questi ultimi giorni, si sente parlare spesso di “Contagio Sismico”,
riferendosi a quanto sta accadendo nell’area del Centro Italia interessata dagli ultimi disastrosi terremoti. Ne avrete sentito parlare in Tv o alla radio, oppure ne avrete letto sui quotidiani.

Nella gif sottostante si vede chiaramente l’andamento spazio-temporale della sequenza simica, che inizia il 24 agosto (sisma di Amatrice Mw 6.0) e, passando per il doppio evento del 26 scorso (Mw 5.4 e Mw 5.9), arriva ad oggi, 24 ore dopo il forte evento di Mw 6.5: la sequenza “si sposta” da Amatrice prima verso Nord,
nell’area di Visso e Ussita, e  poi da lì “torna” nuovamente verso Sud, ancora
a Norcia, dove l’evento del 24 agosto si era arrestato. Questo, secondo gli esperti, è un tipico caso di “contagio sismico”, definito anche come “effetto domino”.

Ma cosa si intende per contagio sismico? Riporto una nota stampa di Paolo Messina, Direttore dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del CNR:

Ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia,
la zona ipocentrale si scarica (rilassamento) e vengono caricati i
volumi adiacenti (lateralmente) alla faglia stessa. Tali  volumi,
sottoposti ad un nuovo stato di stress, possono cedere (rompersi) e
generare terremoti a loro volta. Sono processi di propagazione laterale
della sismicità (contagio) relativamente frequenti, già osservati in
altre aree sismiche della Terra come per esempio in Turchia, California e
Haiti.
Questo processo sta coinvolgendo l’Appennino centrale in
questi mesi. Il terremoto si è spostato da Amatrice verso nord,
nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso
sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era
arrestato. Gli intervalli di tempo tra un terremoto forte ed una altro
forte adiacente possono essere di anni o decine di anni, ma anche giorni
o mesi come sta accadendo oggi in Appennino centrale. Purtroppo non
siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a
scemare, né possiamo in linea teorica escludere altri terremoti forti
come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle
colpite in questi mesi.
Va però detto che se da una parte questa
sequenza è fortemente preoccupante, dall’altro lato la propagazione
laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non
fortissimi. Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della faglia
(Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando
un terremoto di magnitudo almeno 7.0.

La figura di seguito riporta l’andamento spazio-temporale della sequenza di tre disastrosi terremoti verificatisi in California lungo la faglia di San Andreas
[fonte:
www.earthquakecountry.info]

.

Nella figura seguente, invece, è riportata la progressione spazio-temporale degli eventi sismici lungo la faglia anatolica settentrionale in Turchia [fonte: Stein et al., 1997]:

Quello della faglia anatolica settentrionale

è il tipico 
esempio

“effetto domino” (si parla anche di
“migrating earthquakes”). Questa
faglia
trascorrente
(strike-slip) si estende per circa 1600 km dalla Turchia orientale al Mar Egeo: dal 1939 più di 10 terremoti con magnitudo maggiore di 6.7 si sono originati lungo questa faglia. Questi terremoti catastrofici hanno mostrato un chiaro percorso di “spostamento” verso ovest.

Una dinamica simile, pertanto, potrebbe essere in atto anche nell’area appenninica dell’Italia Centrale. A partire dal terremoto dell’Aquila
del 2009, gli epicentri di tutti i successivi terremoti significativi si sono
spostati verso nord: Amatrice si trova a 40 miglia a nord dell’Aquila; Norcia, epicentro dell’ultimo disastroso sisma del 30 Ottobre, si trova circa 30 km a nord dell’epicentro del 24 Agosto.
In particolare,
nella figura sottostante

si può osservare l’evoluzione dell’attività sismica negli ultimi due mesi [fonte: INGV]:

In ogni caso, è importante ribadire che non possimano prevedere in che modo si evolverà questa situazione e quando tale
sequenza sismica andrà a scemare. Purtroppo, non si può neanche “in linea teorica escludere
altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in
aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi”
(riprendo la dichiarazione di Paolo Messina).

Nel frattempo, i geologi (INGV, ISPRA, CNR, ENEA e varie Università) sono al lavoro per studiare le faglie responsabili degli eventi: il  meccanismo focale del terremoto del 30 Ottobre
è del tutto simile a quelli dei terremoti precedenti della sequenza,
mostrando delle faglie orientate in senso SSE-NNO [fonte: INGV]:

[Disclaimer:
Non sono un geologo (sono solo un umile ingegnere), ma ho pensato di approfondire questo argomento (anche su invito di @kon-igi​) e ho provato a condividere con voi questi miei “appunti”]

E poi ci sono il CERI col progetto cedit, i docenti della Sapienza che lavorano sul catalogo ITHACA e NHAZCA (con cui il sottoscritto e un altro paio di garzoni hanno avuto la brillante idea di invischiarsi non contenti delle 40 ore di lezione a settimana) che buttano un occhio alle frane sismoindotte, altra grande piaga del nostro bel paese, per tirar fuori al più presto un inventario aggiornato.

(Complimenti @masuoka, una spiegazione cristallina)

complimenti + 1

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