exterminate-ak:

breelandwalker:

creatoremagico:

runicscribbles:

sad-commie:

duke-igthorn:

lewmzi:

pepperonideluxe:

A comic about Seagulls.

If you feel like this comic doesn’t accurately represent you, and that you personally don’t act like this, good. That means this comic isn’t about you.

If you DO act like this, and are working on a counter argument about how not all _____ are ______ , well that’s just disappointing. 

This is so fucking accurate it HURTS. Read this, please!

Universally applicable~

Fantastic!

This is so damn accurate….

Ecco, questo

seiseiseitan:

softtaulette:

just a warning based off something i saw on twitter recently:

BE VERY CAREFUL IF YOU SEE FASCIST STICKERS/POSTERS

DO NOT PULL THEM DOWN WITH YOUR HANDS

it’s not uncommon that the scum who put that stuff up will tape razors to the back/edges in order to injure anyone who pulls them off:

the safest way to deal with fash propaganda is to cover it up or deface it

if you’re going to take them down, use something like a coin or sharp edge rather than your fingers

BE SAFE WHEN REMOVING PROPAGANDA

Ho cercato di sostenere una conversazione civile e priva di qualsivoglia preconcetto da parte mia con uno che si definiva schierato con “quelli a destra dell’estremissima destra”. Sono due ore che cerco di raccapezzolarmi e capire come abbia fatto a passare da “io mi frego le cose nei supermercati perchè i commessi non salutano mai” a “ci vorrebbe Mussolini con la cerbottana”.

Non so se essere scioccato per l’adesivo con le lamette, o continuare a ridere come un deficiente per il commento di @seiseiseitan. Ma la cerbottana per chi ruba nei supermercati, scusa ?

La vera domanda non è perché, ma perché no!

spaam:

Vedo su Youtube il programma della Gruber con Scalfari ormai mummificato e Di Battista. La Gruber ricorda a Eugenio Scalfari che il M5S è in testa nei sondaggi e in caso di ballottaggio con il PD potrebbe vincere le elezioni. Scalfari ne approfitta per dire una cosa fantastica: “Questo è uno dei motivi per il quale io scrivo a Renzi (e glielo dice di persona e per telefono) che lui deve abolire il ballottaggio”.

A lui non è che non piaccia il ballottaggio, non gli piace l’idea che il PD lo possa perdere contro il M5S.

Io non voto per il M5S, ma un porcoddio mi ci scappa sempre quando leggo certe storture del cazzo.

L’altro punto è quando Scalfari definisce il M5S un movimento comico, “voi fate ridere!” e che mi porta al secondo porcoddio.

I motivi dei miei moccoli sono diversi: il primo è che ultimamente dormo poco e quindi tendo facilmente alla blasfemia. Lo preferisco al picchiare i figli.

Il secondo è che Scalfari, il suo giornale e le altre grosse testate italiane, fino al giorno prima delle elezioni del 2013 non avevano minimamente preso in considerazione il M5S, dandolo come molto ad un 10% e che solo dopo lo Tsunami politico del loro 25% si sono svegliati da un torpore in cui erano caduti nel 1992, se non prima. Nessuno di loro aveva avuto il sentore, anche minimo, di ciò che stava accadendo in Italia.

Con Berlusconi fu lo stesso e quando ci svegliammo con un italiano su tre che votava Forza Italia, scoprimmo di essere diventati grandi e di avere un cetriolo nel culo, come quando la mattina di Natale ti alzi troppo presto e ti rendi conto che Babbo Natale non è manco tuo padre ma un messicano disoccupato pagato 3 dollari l’ora.

E qua arriviamo al terzo motivo dove ci possiamo riallacciare alle ultime elezioni Americane con la vittoria di Trump e che porta alla domanda retorica e un po’ del cazzo sul come sia possibile che la gente voti M5S, Trump, Le Pen, Brexit, Putin no, ma è come se e via dicendo. Come mai la gente, nonostante Scalfari, Michele Serra, il NYTimes, la CNN, la BBC, le Monde e in generale tutto un entourage di gente che passa il tempo a disquisire sull’ultima vignetta del New Yorker, non vota più come loro? Come cazzo vi permettete di non seguire più le nostre indicazioni?

Dico a voi, perchè vi voltate dall’altra parte, scandalizzati di chi vi vota contro?

E qua parte la discussione seria.

Nonostante le Clinton abbia potuto contare sull’appoggio di CNN, CBS, NBS, Washington Post, NYTimes, The New Yorker, i vari Late Night Show, Late Day, LastWeek Tonight di Olivier, tre faccia a faccia in cui la Clinton veniva data puntualmente per vincente, i sondaggi, le proiezioni, gli studi del MIT, la cabala e il cazzo di polpo Paul, la metà degli Americani, di fatto, gli ha alzato un grandissimo dito medio ed ha votato Trump. 

La realtà è che votano Trump per mettervelo nel culo e, in un certo senso, con ragione.

Con la Brexit è stato lo stesso. Con Le Pen potrebbe capitare lo stesso. Con il M5S è di nuovo lo stesso.

E questo, da un punto di visto sociologico (?), politico (?), umano (?), psichiatrico (?), è qualche cosa d’interessantissimo. Quasi commovente, oserei dire.

Ora, una spiegazione di cosa stia succedendo ce la dà il giornalista tedesco Michael Seemann. 

La società, secondo lui, si è divisa sostanzialmente in due classi. Da una parte gli elettori di Trump che, oltre a quelli che non hanno studiato, i poveri, gli analfabeti funzionali ecc., comprende un secondo gruppo, grande come il primo e composto da borghesia, classe media e parte della classe operaia. Tre classi lontanissime tra di loro ma che si sono ritrovate insieme per combatterne una nuova di cui voi, come me, ne fate parte e che loro definiscono “the Globalists”.

Niente di nuovo, se volete, Ralf Dahrendorf ne aveva già parlato al principio del millennio come “global class”, la classe global che ha scoperto le opportunità, appunto, della globalizzazione, tra cui il potere dell’informazione.

Una classe di persone con un’istruzione medio-alta, che legge il New York Times al posto di Repubblica, che ha un sacco di amici stranieri, parla correttamente almeno un’altra lingua, viaggia molto, non vede l’Europa come un concetto astratto o una manica di burocrati ma come un’opportunità di lavoro, di scambio, di conoscenza e in generale si poggia su tre pilastri: migrazione, globalizzazione e il politicamente corretto.  Perché ha senso, è ragionevole, è umano e via dicendo e quindi, benvenuti ai rifugiati, niente discriminazione delle minoranze, niente uso della parola “negro”, multiculturalismo e via dicendo.

Non a caso i bersagli preferiti della propaganda di destra sono proprio quei tre pilastri.

Ora questo gruppo di persone global, in costante crescita nel Mondo, ben connesse tra di loro e che siede e dirige Start-up, Media, spesso lavora anche in politica e soprattutto controlla l’informazione. Questo non vuol dire che abbiano un’appartenenza politica omogenea o che sia una nuova classe borghese. Si sono emancipati da quella classe, ma appunto, ne hanno creata una nuova. Da antitesi, sono diventati (siamo diventati?!) essi stessi la nuova tesi.

L’antitesi, ora e in questo momento, sono quelli che votano Trump!

Questo perchè i global una volta emersi hanno accelerato il processo di globalizzazione, non solo economico, ma politico, culturale e poi morale. Politicamente siamo più vicini ad Obama che ai nostri rispettivi Premier e indipendentemente da dove viviamo, guardiamo tutti Netflix! Questo, di fatto, ci ha fatto imporre nuovi standard di vita: il global, la difesa del territorio, la lotta al cambiamento climatico, il multiculturalismo, il politicamente corretto, l’accettazione del diverso, dei rifugiati, la parità di genere, il gender e il tutto creando una gentrification di classe. In pratica, i global hanno svuotano la middle class dei loro standard e li hanno rimpiazzati con i loro.  

Magicamente, nonostante i soldi, la proprietà privata e il benessere, la borghesia e la classe media hanno perso il senso di controllo sulla società. Non è stato un caso che il grido di battaglia della Brexit sia stato appunto “Take Back Control”. Vivono una perdita dell’egemonia culturale e invocano una nuova “sovranità nazionale”. Gli standard inglesi devono essere determinati in Inghilterra, quelli tedeschi in Germania, quelli Americani negli Stati Uniti. I global stanno solamente mischiando le cose!

E questo spaventa i lavoratori, così come i cittadini. Ma non è che gli operai, i lavoratori, gli stessi cittadini negano l’esistenza di un élite (borghese?!) e che in precedenza li governava, al contrario, la ricercano! Vorrebbero ritornare proprio a quella loro vecchia élite (si stava meglio quando…), quella che almeno conoscevano. Ecco perché Trump ha successo lì dove Mitt Romney ha fallito. Trump usa di nuovo il vecchio linguaggio familiare del senza regole, senza istruzione, senza il politicamente corretto. Lui rappresenta i bei vecchi tempi, quando stavano sotto il controllo di un’élite egoista e brutalmente capitalista ma culturalmente riconoscibile. Così, mentre Romney era costretto a seguire le nuove regole global, lottando contro Obama con le regole di Obama, Trump ha potuto battere la Clinton grazie alle regole di Trump. Come Berlusconi ha usato le regole di Berlusconi, Grillo le sue e via dicendo.

In pratica, viviamo un’insurrezione internazionale contro l’egemonia della Global Class. La Brexit e poi Trump, marcano bene la direzione: un’altro Mondo è possibile. Ma va interpretato come una minaccia!

Una delle analisi piu’ lucide che abbia mai letto. E piu’ desolanti. Sinceramente non riesco a vedere la luce in fondo al tunnel nemmeno io, come dice @frauigelandtheboys​. E’ veramente sconfortante vedere in che direzione stiamo andando, e allo stesso tempo non avere la minima idea di come sterzare.

Di Windows, moccoli, e altre novelle.

gnumlab:

gigiopix:

masoassai:

gigiopix:

Verso gennaio, dopo 10 anni di convivenza pacifica col mac, causa insofferenza verso le nuove politiche di obsoscemenza programmata (cit @scarligamerluss​) e impossibilita’ di riparazione dei nuovi mac, sono tornato a Windows, e ho preso un Dell Xps 13.
Ho voluto dargli una possibilità, magari dopo tutto questi anni era migliorato. Magari Windows 10 sarebbe stato abbastanza stabile e maturo da consentire un tasso di bestemmie al minuto inferiore alla colonna sonora di Kon.

Sabato, all’ennesimo riavvio a cazzo non richiesto, a causa di un aggiornamento non ulteriormente rimandabile (se non disattivando il servizio di Windows Update), oltretutto fallito dopo 2 ore di download, e che al riavvio ha ricominciato a riscaricare tutto daccapo per riprovarci, mi son rotto un pochino i coglioni.
Ho cercato di creare un disco di ripristino, ma il ripristino fatto in tal modo continuava a fallire. Ho cercato di crearlo col MediaCrationTool, ma non riusciva a scaricare l’immagine ISO, fallendo rigorosamente sempre al 99%. Ho quindi scaricato una iso di windows 10 1607 Anniversary Update completa, a manina, a cui pero’ dava fastidio prima il sata mode RAID0 settato da UEFI, poi la tabella delle partizioni in GPT, e infine il presunto bitlocker (che non ho attivato)

sulla partizione di Windows. Alla fine, tentativo estremo prima di frulla’ il tutto nell’orto, ho scaricato la ISO della versione precedente di Windows 10 1511, e con quella il ripristino ha funzionato.
Pero’ si blocca di nuovo sull’aggiornamento a Windows Update.

Al che direi che anche basta.

E niente, son tornato a Linux. Era dai tempi dell’università che non ci aggeggiavo. Ho provato a installare una Elementary OS 0.4 (basata sull’ultima LTS di Ubuntu, la 16.04). E’ presto ancora per giudicare, ma per adesso mi ha fatto una buona impressione. Ha riconosciuto tutto l’hardware senza problemi, si e’ aggiornata senza problemi, e sembra funzionare tutto.

Vedremo come si evolverà il moccoli-per-minutes ratio nei prossimi mesi.

tienici aggiornati. io capisco un quarto di sega di quel che hai scritto, però pure io sono un utente mac sfavatissimo con le ultime politiche della casa della mela (mi tengo il mio snow leopard finché posso)

Prime note dopo un paio di giorni: Linux (o perlomeno la distro Ubuntu e le derivate) e’ migliorato tantissimo dall’ultima volta che ci ho messo mano (ripeto, sono passati parecchi anni).

Il rilevamento dell’hardware e’ quasi perfetto: mi ha riconosciuto senza problemi ogni singolo componente interno. Unico neo la scheda wifi, che ha richiesto UN comando da terminale per funzionare (probabilmente frutto di un baco di ElementaryOS, ma non presente nella Ubuntu originale). Perfino una scheda wifi USB, non richiede più la minima configurazione: la infili, viene rilevata, configurata automaticamente, e mostra le reti wifi a cui collegarsi.

Anche il rendering dei font e’ migliorato molto. Non ancora a livello di OSX, ma quasi. Con poco sforzo si possono anche mettere dei font molto simili a quelli Apple, e altrettanto leggibili.

Nota ancora un po’ dolente per lo scaling. Gnome 3 (e derivati) hanno una ottima gestione dello scaling tramite gsettings, MA gestiscono solo multipli interi di pixel. Ovvero permettono di avere un fattore di scala di 2 (immagini grandi il doppio, risoluzione apparente dimezzata), ma non di 1.5, ad esempio.
Si può provare ad aggirare il problema con xrandr, ma il risultato e’ un pochino sfocato e poco nitido. Ancora non al livello dello scaling nativo dei retina display di OSX. Non e’ nemmeno al livello dello scaling di Windows 10, ma in questo caso sono molte meno le applicazioni che non seguono le impostazioni di scaling di Gnome3; su Windows invece mi capitano MOLTE applicazioni che ancora non si adattano bene e che mostrano parti sfocate e/o microscopiche.
Anche se volete collegare un monitor esterno, xrandr complica un po’ le cose. Bisogna smanettare un po’ con qualche scriptino e qualche file di configurazione per far andare il tutto.
Lo scaling comunque e’ un problema che non vi riguarda se avete un pc vecchio e/o con una risoluzione abbastanza bassa da essere leggibile anche senza scaling. Dovreste considerarlo se invece avete uno schermo a risoluzione FullHD o maggiore.

Il file manager e’ una copia spudorata del Finder di OSX, ma personalmente la cosa mi va benissimo. Lo trovo pratico e funzionale.

La coerenza grafica dipende dal desktop environment che usate ovviamente. Pantheon, il

desktop environment

di ElementaryOS, e’ molto ben fatto, pulito e coerente. Pero’ e’ anche poco personalizzabile. Non ancora al livello di OSX, ma sono stati fatti passi da gigante. Ci sono comunque alcune applicazioni che non usano le GTK, ma magari le QT o altre librerie, e talvolta non sono proprio del tutto coerenti, graficamente. E’ il caso di Skype ad esempio, che mi sembra fatto abbastanzina a cazzo. Niente di irrimediabile comunque.

Lato rete nessun problema: samba e’ già attivo e configurato di default, e non chiede il minimo intervento per rilevare gli altri pc condivisi nella rete locale. Mi ha visto pure la stampante che uno di tali pc condivide in rete.

Molto semplice e intuitivo anche il nuovo App Center diviso a sezioni tematiche, a prova di utonto abituato solo ai cellulari o all’App Store di OSX. Io continuo a preferire apt-get a manina, ma fa comodo avere una interfaccia grafica semplice da usare.

Riassunto generale.

  • Cosa mi manca del Mac: una gestione dello scaling al livello di quello dei retina display, una pari coerenza grafica delle applicazioni.
  • Cosa ha in più del Mac: un rilevamento dell’hardware MOLTO migliore, un sistema di pacchetti molto più comodo e potente (ad apt-get posso aggiungere tutti i repository che voglio, all’App Store no).
  • Cosa mi manca di Windows: in primis Visual Studio. Poi anche altre applicazioni native non presenti. Alcune posso comunque emularle tramite Wine (in particolare Photoshop), altre ci posso mettere un crocione sopra. Ma sono comunque cose molto di nicchia (soprattutto per il settore industriale), per il resto c’e quasi tutto.
  • Cosa ha in più di Windows: funziona e non rompe il cazzo. Più che altro non rompe il cazzo.

Next step: install gentoo

Veramente la Gentoo me la compilavo tutta a manina from scratch a suon di madonne ed emerge, ai tempi dell’universita’. O meglio, l’ho compilata tutta da zero UNA volta. Ci ho messo una settimana. Mi é bastato 😀 Non so come si sia evoluta oggi, ma sono ancora troppo traumatizzato anche solo per andare a vedere.

Proprio per questo dico che ha fatto passi da gigante Linux. Come usabilita’, come sistema operativo per tutti, anche da chi non ha grosse basi informatiche.

15 anni fa per far andare una Slackware, una Red Hat o una Suse era la sagra del moccolo creativo, un santo dopo l’altro. Anche solo configurare la scheda di rete,
X11 o samba. Giorni e giorni anche solo PER COMPILARE un singolo eseguibile, perche’ ti mancavano le millemila dipendenze, che andavano cercate una a una a manina (non esisteva apt, non esistevano i repository, al massimo esistevano i pacchetti .deb o .rpm, ma 2 volte su 3 non andavano), e c’era sempre qualche cazzo di libreria con la versione sbagliata che faceva fallire il make.

Oggi una ElementaryOS, una Mint o una Ubuntu, riuscirebbe a usarle senza problemi anche mia madre.

Di Windows, moccoli, e altre novelle.

masoassai:

gigiopix:

Verso gennaio, dopo 10 anni di convivenza pacifica col mac, causa insofferenza verso le nuove politiche di obsoscemenza programmata (cit @scarligamerluss​) e impossibilita’ di riparazione dei nuovi mac, sono tornato a Windows, e ho preso un Dell Xps 13.
Ho voluto dargli una possibilità, magari dopo tutto questi anni era migliorato. Magari Windows 10 sarebbe stato abbastanza stabile e maturo da consentire un tasso di bestemmie al minuto inferiore alla colonna sonora di Kon.

Sabato, all’ennesimo riavvio a cazzo non richiesto, a causa di un aggiornamento non ulteriormente rimandabile (se non disattivando il servizio di Windows Update), oltretutto fallito dopo 2 ore di download, e che al riavvio ha ricominciato a riscaricare tutto daccapo per riprovarci, mi son rotto un pochino i coglioni.
Ho cercato di creare un disco di ripristino, ma il ripristino fatto in tal modo continuava a fallire. Ho cercato di crearlo col MediaCrationTool, ma non riusciva a scaricare l’immagine ISO, fallendo rigorosamente sempre al 99%. Ho quindi scaricato una iso di windows 10 1607 Anniversary Update completa, a manina, a cui pero’ dava fastidio prima il sata mode RAID0 settato da UEFI, poi la tabella delle partizioni in GPT, e infine il presunto bitlocker (che non ho attivato)

sulla partizione di Windows. Alla fine, tentativo estremo prima di frulla’ il tutto nell’orto, ho scaricato la ISO della versione precedente di Windows 10 1511, e con quella il ripristino ha funzionato.
Pero’ si blocca di nuovo sull’aggiornamento a Windows Update.

Al che direi che anche basta.

E niente, son tornato a Linux. Era dai tempi dell’università che non ci aggeggiavo. Ho provato a installare una Elementary OS 0.4 (basata sull’ultima LTS di Ubuntu, la 16.04). E’ presto ancora per giudicare, ma per adesso mi ha fatto una buona impressione. Ha riconosciuto tutto l’hardware senza problemi, si e’ aggiornata senza problemi, e sembra funzionare tutto.

Vedremo come si evolverà il moccoli-per-minutes ratio nei prossimi mesi.

tienici aggiornati. io capisco un quarto di sega di quel che hai scritto, però pure io sono un utente mac sfavatissimo con le ultime politiche della casa della mela (mi tengo il mio snow leopard finché posso)

Prime note dopo un paio di giorni: Linux (o perlomeno la distro Ubuntu e le derivate) e’ migliorato tantissimo dall’ultima volta che ci ho messo mano (ripeto, sono passati parecchi anni).

Il rilevamento dell’hardware e’ quasi perfetto: mi ha riconosciuto senza problemi ogni singolo componente interno. Unico neo la scheda wifi, che ha richiesto UN comando da terminale per funzionare (probabilmente frutto di un baco di ElementaryOS, ma non presente nella Ubuntu originale). Perfino una scheda wifi USB, non richiede più la minima configurazione: la infili, viene rilevata, configurata automaticamente, e mostra le reti wifi a cui collegarsi.

Anche il rendering dei font e’ migliorato molto. Non ancora a livello di OSX, ma quasi. Con poco sforzo si possono anche mettere dei font molto simili a quelli Apple, e altrettanto leggibili.

Nota ancora un po’ dolente per lo scaling. Gnome 3 (e derivati) hanno una ottima gestione dello scaling tramite gsettings, MA gestiscono solo multipli interi di pixel. Ovvero permettono di avere un fattore di scala di 2 (immagini grandi il doppio, risoluzione apparente dimezzata), ma non di 1.5, ad esempio.
Si può provare ad aggirare il problema con xrandr, ma il risultato e’ un pochino sfocato e poco nitido. Ancora non al livello dello scaling nativo dei retina display di OSX. Non e’ nemmeno al livello dello scaling di Windows 10, ma in questo caso sono molte meno le applicazioni che non seguono le impostazioni di scaling di Gnome3; su Windows invece mi capitano MOLTE applicazioni che ancora non si adattano bene e che mostrano parti sfocate e/o microscopiche.
Anche se volete collegare un monitor esterno, xrandr complica un po’ le cose. Bisogna smanettare un po’ con qualche scriptino e qualche file di configurazione per far andare il tutto.
Lo scaling comunque e’ un problema che non vi riguarda se avete un pc vecchio e/o con una risoluzione abbastanza bassa da essere leggibile anche senza scaling. Dovreste considerarlo se invece avete uno schermo a risoluzione FullHD o maggiore.

Il file manager e’ una copia spudorata del Finder di OSX, ma personalmente la cosa mi va benissimo. Lo trovo pratico e funzionale.

La coerenza grafica dipende dal desktop environment che usate ovviamente. Pantheon, il

desktop environment

di ElementaryOS, e’ molto ben fatto, pulito e coerente. Pero’ e’ anche poco personalizzabile. Non ancora al livello di OSX, ma sono stati fatti passi da gigante. Ci sono comunque alcune applicazioni che non usano le GTK, ma magari le QT o altre librerie, e talvolta non sono proprio del tutto coerenti, graficamente. E’ il caso di Skype ad esempio, che mi sembra fatto abbastanzina a cazzo. Niente di irrimediabile comunque.

Lato rete nessun problema: samba e’ già attivo e configurato di default, e non chiede il minimo intervento per rilevare gli altri pc condivisi nella rete locale. Mi ha visto pure la stampante che uno di tali pc condivide in rete.

Molto semplice e intuitivo anche il nuovo App Center diviso a sezioni tematiche, a prova di utonto abituato solo ai cellulari o all’App Store di OSX. Io continuo a preferire apt-get a manina, ma fa comodo avere una interfaccia grafica semplice da usare.

Riassunto generale.

  • Cosa mi manca del Mac: una gestione dello scaling al livello di quello dei retina display, una pari coerenza grafica delle applicazioni.
  • Cosa ha in più del Mac: un rilevamento dell’hardware MOLTO migliore, un sistema di pacchetti molto più comodo e potente (ad apt-get posso aggiungere tutti i repository che voglio, all’App Store no).
  • Cosa mi manca di Windows: in primis Visual Studio. Poi anche altre applicazioni native non presenti. Alcune posso comunque emularle tramite Wine (in particolare Photoshop), altre ci posso mettere un crocione sopra. Ma sono comunque cose molto di nicchia (soprattutto per il settore industriale), per il resto c’e quasi tutto.
  • Cosa ha in più di Windows: funziona e non rompe il cazzo. Più che altro non rompe il cazzo.