Vedo su Youtube il programma della Gruber con Scalfari ormai mummificato e Di Battista. La Gruber ricorda a Eugenio Scalfari che il M5S è in testa nei sondaggi e in caso di ballottaggio con il PD potrebbe vincere le elezioni. Scalfari ne approfitta per dire una cosa fantastica: “Questo è uno dei motivi per il quale io scrivo a Renzi (e glielo dice di persona e per telefono) che lui deve abolire il ballottaggio”.
A lui non è che non piaccia il ballottaggio, non gli piace l’idea che il PD lo possa perdere contro il M5S.
Io non voto per il M5S, ma un porcoddio mi ci scappa sempre quando leggo certe storture del cazzo.
L’altro punto è quando Scalfari definisce il M5S un movimento comico, “voi fate ridere!” e che mi porta al secondo porcoddio.
I motivi dei miei moccoli sono diversi: il primo è che ultimamente dormo poco e quindi tendo facilmente alla blasfemia. Lo preferisco al picchiare i figli.
Il secondo è che Scalfari, il suo giornale e le altre grosse testate italiane, fino al giorno prima delle elezioni del 2013 non avevano minimamente preso in considerazione il M5S, dandolo come molto ad un 10% e che solo dopo lo Tsunami politico del loro 25% si sono svegliati da un torpore in cui erano caduti nel 1992, se non prima. Nessuno di loro aveva avuto il sentore, anche minimo, di ciò che stava accadendo in Italia.
Con Berlusconi fu lo stesso e quando ci svegliammo con un italiano su tre che votava Forza Italia, scoprimmo di essere diventati grandi e di avere un cetriolo nel culo, come quando la mattina di Natale ti alzi troppo presto e ti rendi conto che Babbo Natale non è manco tuo padre ma un messicano disoccupato pagato 3 dollari l’ora.
E qua arriviamo al terzo motivo dove ci possiamo riallacciare alle ultime elezioni Americane con la vittoria di Trump e che porta alla domanda retorica e un po’ del cazzo sul come sia possibile che la gente voti M5S, Trump, Le Pen, Brexit, Putin no, ma è come se e via dicendo. Come mai la gente, nonostante Scalfari, Michele Serra, il NYTimes, la CNN, la BBC, le Monde e in generale tutto un entourage di gente che passa il tempo a disquisire sull’ultima vignetta del New Yorker, non vota più come loro? Come cazzo vi permettete di non seguire più le nostre indicazioni?
Dico a voi, perchè vi voltate dall’altra parte, scandalizzati di chi vi vota contro?
E qua parte la discussione seria.
Nonostante le Clinton abbia potuto contare sull’appoggio di CNN, CBS, NBS, Washington Post, NYTimes, The New Yorker, i vari Late Night Show, Late Day, LastWeek Tonight di Olivier, tre faccia a faccia in cui la Clinton veniva data puntualmente per vincente, i sondaggi, le proiezioni, gli studi del MIT, la cabala e il cazzo di polpo Paul, la metà degli Americani, di fatto, gli ha alzato un grandissimo dito medio ed ha votato Trump.
La realtà è che votano Trump per mettervelo nel culo e, in un certo senso, con ragione.
Con la Brexit è stato lo stesso. Con Le Pen potrebbe capitare lo stesso. Con il M5S è di nuovo lo stesso.
E questo, da un punto di visto sociologico (?), politico (?), umano (?), psichiatrico (?), è qualche cosa d’interessantissimo. Quasi commovente, oserei dire.
Ora, una spiegazione di cosa stia succedendo ce la dà il giornalista tedesco Michael Seemann.
La società, secondo lui, si è divisa sostanzialmente in due classi. Da una parte gli elettori di Trump che, oltre a quelli che non hanno studiato, i poveri, gli analfabeti funzionali ecc., comprende un secondo gruppo, grande come il primo e composto da borghesia, classe media e parte della classe operaia. Tre classi lontanissime tra di loro ma che si sono ritrovate insieme per combatterne una nuova di cui voi, come me, ne fate parte e che loro definiscono “the Globalists”.
Niente di nuovo, se volete, Ralf Dahrendorf ne aveva già parlato al principio del millennio come “global class”, la classe global che ha scoperto le opportunità, appunto, della globalizzazione, tra cui il potere dell’informazione.
Una classe di persone con un’istruzione medio-alta, che legge il New York Times al posto di Repubblica, che ha un sacco di amici stranieri, parla correttamente almeno un’altra lingua, viaggia molto, non vede l’Europa come un concetto astratto o una manica di burocrati ma come un’opportunità di lavoro, di scambio, di conoscenza e in generale si poggia su tre pilastri: migrazione, globalizzazione e il politicamente corretto. Perché ha senso, è ragionevole, è umano e via dicendo e quindi, benvenuti ai rifugiati, niente discriminazione delle minoranze, niente uso della parola “negro”, multiculturalismo e via dicendo.
Non a caso i bersagli preferiti della propaganda di destra sono proprio quei tre pilastri.
Ora questo gruppo di persone global, in costante crescita nel Mondo, ben connesse tra di loro e che siede e dirige Start-up, Media, spesso lavora anche in politica e soprattutto controlla l’informazione. Questo non vuol dire che abbiano un’appartenenza politica omogenea o che sia una nuova classe borghese. Si sono emancipati da quella classe, ma appunto, ne hanno creata una nuova. Da antitesi, sono diventati (siamo diventati?!) essi stessi la nuova tesi.
L’antitesi, ora e in questo momento, sono quelli che votano Trump!
Questo perchè i global una volta emersi hanno accelerato il processo di globalizzazione, non solo economico, ma politico, culturale e poi morale. Politicamente siamo più vicini ad Obama che ai nostri rispettivi Premier e indipendentemente da dove viviamo, guardiamo tutti Netflix! Questo, di fatto, ci ha fatto imporre nuovi standard di vita: il global, la difesa del territorio, la lotta al cambiamento climatico, il multiculturalismo, il politicamente corretto, l’accettazione del diverso, dei rifugiati, la parità di genere, il gender e il tutto creando una gentrification di classe. In pratica, i global hanno svuotano la middle class dei loro standard e li hanno rimpiazzati con i loro.
Magicamente, nonostante i soldi, la proprietà privata e il benessere, la borghesia e la classe media hanno perso il senso di controllo sulla società. Non è stato un caso che il grido di battaglia della Brexit sia stato appunto “Take Back Control”. Vivono una perdita dell’egemonia culturale e invocano una nuova “sovranità nazionale”. Gli standard inglesi devono essere determinati in Inghilterra, quelli tedeschi in Germania, quelli Americani negli Stati Uniti. I global stanno solamente mischiando le cose!
E questo spaventa i lavoratori, così come i cittadini. Ma non è che gli operai, i lavoratori, gli stessi cittadini negano l’esistenza di un élite (borghese?!) e che in precedenza li governava, al contrario, la ricercano! Vorrebbero ritornare proprio a quella loro vecchia élite (si stava meglio quando…), quella che almeno conoscevano. Ecco perché Trump ha successo lì dove Mitt Romney ha fallito. Trump usa di nuovo il vecchio linguaggio familiare del senza regole, senza istruzione, senza il politicamente corretto. Lui rappresenta i bei vecchi tempi, quando stavano sotto il controllo di un’élite egoista e brutalmente capitalista ma culturalmente riconoscibile. Così, mentre Romney era costretto a seguire le nuove regole global, lottando contro Obama con le regole di Obama, Trump ha potuto battere la Clinton grazie alle regole di Trump. Come Berlusconi ha usato le regole di Berlusconi, Grillo le sue e via dicendo.
In pratica, viviamo un’insurrezione internazionale contro l’egemonia della Global Class. La Brexit e poi Trump, marcano bene la direzione: un’altro Mondo è possibile. Ma va interpretato come una minaccia!
Una delle analisi piu’ lucide che abbia mai letto. E piu’ desolanti. Sinceramente non riesco a vedere la luce in fondo al tunnel nemmeno io, come dice @frauigelandtheboys. E’ veramente sconfortante vedere in che direzione stiamo andando, e allo stesso tempo non avere la minima idea di come sterzare.