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Mi chiedo se solo la mia generazione e quelle adiacenti alla mia hanno la sensazione di esser capitati in un periodo storico di mezzo.

In cui il progresso c’è, ma ancora non lo si sa gestire, in cui l’evoluzione ha degli anelli incompleti di educazione e comprensione, in cui si hanno gli strumenti, ma ancora non li si sa usare, in cui anche l’amore resta indefinito. Tutto è in dicussione e in continua lotta tra incoerenze e opposte speranze.

Boh a me non che me ne freghi tanto ho capito come funziona, ma mi chiedo se è la condizione umana o proprio peculiarità di questa era.

fondiamo un club, che è la sensazione che ho pure io da qualche anno

Come ebbe a dire il poeta, “non è tempo per noi”

Però mi chiedo quale sarebbe guardando indietro nel tempo e non voglio esagerare… facciamo 100 anni, un periodo storico che non sia stato di passaggio a livello di percezione soggettiva? quella dei nostri bisnonni (anni ‘20-’30)? quella dei nostri nonni (anni ‘40-’50)? quella dei nostri genitori (anni ‘70-’80)? quella dei fratelli più grandi (anni ‘90-’00)?

Credo piuttosto che sia la nostra età e non il periodo storico ad essere “di mezzo” a prescindere dagli stravoglimenti storici e tecnologici che indiscutibilmente ci sono adesso, ma che ci sono stati anche in passato, se consideriamo i decenni che ho cercato vagamente di inquadrare.

Quindi sì, credo sia la condizione umana.

onestamente mi sembra non sia mai stato tempo per me.
sono andata al liceo artistico con indirizzo oreficeria giusto due anni prima che la crisi si abbattesse sul settore (sì, la crisi io l’ho vista arrivare da lontano).
sono andata all’università. volevo fare la scenografa teatrale, che per me voleva dire fare effettivamente scenografie per poi scoprire che in quegli anni era più “arte contemporanea ad minchiam”. ora le scenografie teatrali sembrano essere tornate ad essere scenografie, appunto. lavorare nel teatro era impossibile senza paccate di soldi per fare scuole più altolocate e contatti familiari e personali nell’ambiente, quindi me ne sono andata.
sono andata a fare la scuola Holden poco prima che la prendessero e la trasformassero nella cosa strana che è ora e fallisse e venisse ripresa per i capelli dalla banca. questo giusto poco prima che la crisi si abbattesse nel settore editoria e gli scrittori cominciassero a fare la fame più del solito.
sono andata a lavorare in agenzia mentre i forum stavano morendo male ma mi chiedevano comunque di farci guerrilla marketing sopra. nel frattempo licenziavamo l’unica sviluppatrice php che avevamo perché non ci serviva, peccato che le app di facebook avrebbero conosciuto il loro boom di lì a sei mesi.
ho vissuto in prima persona il passaggio tra “i contenuti del sito? ma mettili a cazzo prendendoli dalla brochure” a “ogni pagina, prodotto, paragrafo deve essere scritto con personalità ed essere specifico solo per quel prodotto lì, non importa se è solo di 20cm più grosso di quello precedente della stessa famiglia”. 
sono stata messa a caricarli invece che farli i contenuti in un momento in cui c’era la richiesta gestione massiva dei siti, che è durata due anni ed è morta subito perché la tecnologia non si ferma mica. nel frattempo il copywriting è diventata una cosa più razionale, peccato che io negli ultimi 5 anni abbia fatto altro e quindi ho perso la formazione.
ora sono bloccata a cercare di diventare una UX designer, in un momento in cui tutti gli UXer che ci sono in giro non arrivano dalle scuole, ma ora le scuole stanno nascendo.
ho 33 anni, non ho una specializzazione lavorativa. sono cresciuta in un mondo che ti chiedeva l’orizzontabilità di ruolo e ora vogliono tutti la verticalità.
non posso propormi per niente di specifico ma la mia azienda continua a sfruttarmi per la mia capacità di adattamente
quando dovrebbe arrivare esattamente, il tempo per me?

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