Sí ma mi hanno spiegato, che è mica solo perché abbiamo l’olio evo, il pesce crudo o il sistema sanitario buono, quindi più sani = più vecchi, ma soprattutto perché ci sono meno giovani.
Quindi —> FATE PIÙ FIGLI
altrimenti quando saremo anziani noi ci sembrerà di vivere in un gigantesco ospizio. diobono.
Smettiamola di ragionare in noi e loro, di mettere muri, pensare al futuro dei compatrioti, dei “bianchi“ degli italiani etc.
E’ la Razza Umana, tutta, che ha le palle sulla graticola.
Se vai a vedere bene, noi Europei (e i Giapponesi) alla fine siamo gli unici cui, un giorno, se ce la caveremo, qualcuno dovrà dire “grazie”.
Dissento da entrambi, perché entrambi dite cose giuste e sbagliate. @proust2000 va bene fino alla proposizione finale: ci estingueremo proprio perché tutti finiranno per fare come l’Italia e il Giappone. Fate figli (una media a coppia inferiore a 2) e crepate tutti prima (75 anni sono già troppi, soprattutto se ci si rompe sistematicamente i coglioni ogni domenica pomeriggio e la pensione consisterà in una risata firmata INPS).
Appunto.
Caro @proust2000 giuro che non ne faccio una questione di patriottismo. Proprio io ah ah. È che gli ospizi sono noiosissimi, li ho visti da dentro.
Potenze dell’Asse che perdono la guerra e campano a lungo.
terra mia, terra mia, per piccina che tu sia, qui ci va la pandemia
L’annoso problema dell’essere troppi, troppo vecchi, troppe poche risorse. Tutto relativo.
Partiamo dal siamo troppi. Siamo realmente troppi? Finiremo come i batteri in una capsula Petri che crescono fino a saturare il sistema e poi schiattano? Personalmente no, non lo penso 🙂
Intanto non è il numero di persone, ma il numero di consumatori che dovrebbe essere preso in considerazione. Questo già complica una stima in proiezione. Cresciamo, vero, ma quanto come consumatori? Poi, l’essere umano, non segue propriamente le regole della natura: ha la tecnologia che da sempre lo ha reso capace di sfruttare al meglio (al massimo?) le risorse presenti sul Pianeta. Non sappiamo cosa accadrà nel 2100 (quando si stimano 10 mld di individui sul pianeta), ma presumo ci possano essere nuove forme per creare-coltivare-produrre cibo, energia, riciclare ecc.
L’altro punto è che la popolazione si accumula in grossi centri abitati. La cosa è interessante, perché una città ha un impatto ambientale minore rispetto ai piccoli centri abitati. Il trasporto pubblico di massa riduce l’utilizzo del mezzo singolo, si consuma meno energia pro/capite, quindi meno CO2 ecc. Ovviamente se vivete a Bari vi sembrerà una cazzata, ma a Copenhagen le cose vanno in quella direzione.
Probabilmente, tra 100 anni, le cose miglioreranno ulteriormente: zero macchine o quasi in città, miglior isolamento per le case, elettrodomestici a basso consumo, fonti rinnovabili di energia ecc faranno in modo da mantenere un consumo uguale ad oggi, ma per una popolazione maggiore. Invece, è interessante notare come andare a vivere in campagna potrebbe avere sì il vantaggio di coltivarsi il proprio cibo e farsi la propria energia, ma occupando spazio vitale, quindi aumentando l’impatto ambientale, a discapito di tutti! Prendete un palazzo di 15 piani e spalmatelo in orizzontale e date ad ognuno un angolo di terra da coltivare. Ecco, ora sì che siete troppi.
Tornando alla domanda di partenza: il punto è capire quale sarà il numero di consumatori domani, che tipo di tecnologie ci saranno, di esigenze, da quali fonti attingeremo per ricavare energia ecc.
Aggiungerei anche un barlume di speranza che entro il 2100 la specie
umana diventi una specie interplanetaria, ottenendo quindi nuovi spazi e
nuove risorse.