dfg59:

“Conosci la storia della sonda Pioneer 10?”

“No. Raccontamela.”

“All’inizio
degli anni settanta gli americani mandano in orbita una sonda, una
delle prime a spingersi fuori dal sistema solare.
La Pioneer 10. Ci pensano un po’ su e decidono di inserire una placca
d’oro che porti un messaggio per gli extraterrestri. L’idea é: se un ET
di passaggio intercetta la navicella avrà modo di sapere qualcosa
dell’umanità attraverso un rettangolo grande come
un foglio A4, una specie di grosso biglietto da visita.”

“Ma un messaggio scritto? Mica è detto che ET sappia leggere.”

“No,
infatti. Nella placca c’è la formula dell’idrogeno, che è l’elemento
più abbondante dell’universo, poi il codice binario 01
e la sezione aurea. Ci sono anche i pianeti con la posizione esatta
della Terra. E altro che non ricordo. Ma la cosa più interessante sono i
disegni di un uomo e una donna nudi di fronte alla navicella.”

“Di che razza?”

“Direi caucasica, lei l’hanno disegnata molto culona, caviglie grosse.”

“Magari era per non far venire i complessi alla signora ET.”

“Forse.
Comunque ci sono due cose che mi hanno sempre colpito di questa storia.
Lui ha la mano alzata in segno di saluto, lei no.”

“Lei é stronza…”

“Anche
lui, perché in realtà non saluta, ma mostra di avere il pollice
opponibile. In quel gesto che sembra innocuo c’è tutta l’ambiguità
dell’uomo. Ti avvicino con il sorriso, per raccontarti la mia
superiorità.”

“Come te.”

“Come me.”

“E la seconda cosa?”

“La seconda cosa è che in una prima stesura uomo e donna si tenevano la mano.”

“E poi?”

“E poi ET avrebbe potuto pensare a un unico essere. E quindi hanno deciso di distinguerli, di non creare nessun contatto.”

“E perché non mettere un bambino?”

“O un vecchio? Al mondo ci sono più vecchi che bambini.”

“O un topo, al mondo ci sono più topi che uomini.”

“Perché quella placca non rappresenta la Terra, ma l’umanità.”

“Allora
avrei messo della musica. Il pentagramma é un codice da decifrare. Se
decifrano i codici binari, decifrano anche le note.”

“Ci
ho pensato anch’io. Ma sarebbe stata una mezza truffa, un modo poetico
di raccontarsi, ma non realistico. A me piace l’idea che
ci siano quell’uomo e quella donna nudi, sarebbe lo stesso fossero due
donne o due uomini, è uguale. Due che non si danno la mano per paura di
perdere la loro identità. Che salutano con un gesto che è lo stesso con
cui dicono anche alt, fermo.”

“L’hanno recuperata alla fine la sonda?”

“No, credo che sia ancora in orbita.”

“Vuoi
dire che dall’altra parte dell’universo ci sono un uomo e una donna
nudi vicini ma lontani, che da cinquant’anni non riescono
a prendersi per mano?”

“Sì.”

“Suona molto familiare.”

(Dodici ricordi e un segreto – Enrica Tesio. Immagine da https://it.wikipedia.org/wiki/Placca_dei_Pioneer)

heresiae:

proust2000:

paz83:

(via Come funziona la Camera? Giovane parlamentare M5s prende appunti in Aula – Repubblica.it)

SUL PRENDERE APPUNTI

Ora, su questa foto di un (si presume, ma anche non fosse cambia poco) giovane parlamentare del M5S che prende appunti c’è tanta gente in rete che ha cominciato a far polemica e sfottere. 

Ma cosa mai ci sarà da sfottere? Io ad esempio per ogni nuovo lavoro, ad ogni nuovo cliente con cui mi trovo per la prima volta a confrontarmi prendo appunti. Dalla prima volta che la mia maestra Paola, alle elementari, ha spiegato e insegnato alla classe a pendere i primi appunti (rudimentali certo, e non strutturati come avrei imparato a prendere poi in seguito) non ho mai smesso. Un po’ perché prenderli mi aiuta a fissare meglio nella testa le nozioni, i concetti che sto andando ad affrontare, un po’ perché ho sempre trovato utile, quale poi è l’utilità degli appunti, avere una fonte consultabile all’occorrenza e scritta di mio pugno.

Ma proseguiamo, perché a bel leggere pure il commento di Repubblica, a corredo della foto, ha quel suo tono che tra le righe risulta quel tanto saccente tipico di una certa sinistra. Quasi a voler sminuire, nella sua inesperienza, chi quegli appunti li sta prendendo. Così anche una foto che poteva avere un suo significato per semplice che fosse, una sua funzione narrativa nel descrivere un momento che in fondo tutti abbiamo vissuto e in cui tutti ci possiamo riconoscere; ossia una prima volta sui banchi, e non importa che siano di scuola, dell’università o della Camera, finisce per diventare l’ennesimo pretesto ad una ormani noiosa battaglia da asilo, per rimanere in ambito scolastico.

Come ha scritto oggi su fb una mia cara amica, che sui banchi della Camera siede ormai da qualche anno in forze al PD:

“quando arrivi alla Camera è un altro mondo.
Il suo funzionamento è complesso e i ruoli difficili da imparare specie se si è giovani e non si è mai entrati in Parlamento .
Tutti noi abbiamo preso appunti, semplicemente siamo stati abbastanza fortunati da non essere fotografati.”

Perché incredibile ma vero, non si nasce imparati. 

E allora mi sono chiesto: noi popolo, che si lamenta sempre di tutto e di tutti che tipo di paese vogliamo? Perché potrebbe anche essere il momento di superare questi stupidi giochini di ripicca da tifoseria.

Magari ad alcuni tutta questa vicenda potrà sembrare una cosa da niente rispetto a tutti i problemi che ci si parano davanti, eppure è spesso nell’accumulo di cose, modi e atteggiamenti che reputiamo da niente che poi si crea la slavina che fa danni. 

Concordo.

Pessima anche la chiosa su “
senza neppure un punto, una virgola o altre antichità grammaticali, ma connesse solo da freccette e simboli matematici”

Come se usare un

per dire “per ogni” e risparmiare tempo nella scrittura per concentrarsi sull’ascoltare e capire, fosse sintomo di degrado culturale.

bah.

Ma infatti pure io, che sono molto anti grillina, ho pensato “oh, qualcuno è partito con il piede giusto almeno”. Perché solo gli strafottenti non prendono appunti e deridono chi lo fa, sappiatelo.