Sono andato a una festa di ventenni.
La cosa si ripete a cadenza triennale e credo dipenda dalla comparsa di peli bianchi in parti del mio corpo che non sono la testa.
Così, dopo aver fatto testamento e un bel pianto sotto la doccia, me ne sono andato pimpante a una festa di laurea il cui range d’età era rigorosamente 18-24.

21:00
Arrivo. Noto subito che sono l’unico a portare il cappotto.
Un cappotto vero intendo, di quelli che tengono caldo. Non un cappotto ironico.
Un tizio mi si avvicina con un gran sorriso.
– Bella zio – dice.
Io gli faccio notare che la grammatica italiana vorrebbe l’aggettivo concordante con il soggetto, dunque l’espressione corretta è “bello zio”.
Non ci parliamo più.

21:30
I ventenni ballano da una parte. Io prendo atto della transitorietà dell’esperienza umana dall’altra.
Ascoltando l’intro di Tumbthumping non posso fare a meno di osservare come la musica sia più o meno la stessa di dieci anni fa. Trovo incredibile che la musica da party non si sia evoluta neanche un po’ nell’ultima decade.
Mi alzo e condivido questa arguta osservazione con un tizio che si sta servendo da bere.
– Ma vaffanculo – dice lui.
Mi rimetto a sedere.

22:00
Approccio con esperto savoir-faire una ragazza con un septum da minotauro.
– Ehilà! – esordisco.
Lei mi guarda come se fossi un batterio fecale.
– Ehi.
– Bella festa.
– Come?
– Ho detto, bella festa!
– Non ho capito!
– BELLA FESTA!
– Sedici e tu?
Mi chiudo in bagno a pregare.

23:00
Miracolo.
Incontro un’anima affine. Un fratello trentenne anche lui imbucatosi spacciandosi per uno di venticinque che si droga tantissimo.
Passiamo venti minuti a parlare dei rispettivi consulenti fiscali e a sbadigliare. Quando tiro fuori un biglietto da visita da un portafogli che non sembra acquistato al mercatino del concerto dei Ministri lui mi ferma spaventato.
– Sei pazzo! Se scoprono che abbiamo più di ventisette anni, qui ci fanno fuori.
Lo guardo, sembra convincente.
– In che senso ci fanno fuori?
– Ci ammazzano.
– Ma…è una festa di laurea…io non credo che…
– Tu non hai idea. È una cosa biologica, ce l’hanno nel dna. Il nuovo deve uccidere il vecchio. Succede per i ragni, succede per gli uomini. I trentenni scomparsi su Chi l’ha Visto, dove credi che stiano?
– In Molise?
– Hanno partecipato a una festa di troppo, sono andati a una serata in discoteca con eccessiva leggerezza, hanno provato a imbucarsi a all’Evento Disagio con Emis Killa. E l’hanno pagata.
– In che senso?
– Guardati attorno. I borselli, i bracciali, i pantaloni a coste stile skater. Tutto in pelle. Secondo te quella pelle lì da dove viene.
– Oh mio dio.
– Esatto, quindi tieni la bocca chiusa e ricordati…oh no, ci stanno osservando, stiamo parlando a un volume normale da troppo tempo. Presto, rutta!
– Come?
– Rutta! Rutta forte! Molla un rutto perdio!
Rutto.
– Oh me fai smascellà zio, t’o giuro porcoddue! Prima de vennì qua me so fatto un mezzino e mo sto a smangin…okay se n’è andato, ma io e te dobbiamo separarci. È troppo pericoloso.
– Ma non ce la farò mai da solo!
– Devi farcela. Ora scusa ma stanno pogando e se non pogo pur’io va a finire che si insospettiscono.
– Ma come fai con la schiena?
– Ho messo il Voltaren prima di uscire.
– Vaya con dios.
– Esta vida nueva.
Ci lasciamo con un sorriso e la fichissima stretta di mano di Willy il Principe di Bel-Air.
Lo guardo scomparire nella ressa.

24:00
Credo di aver compromesso la mia copertura.
Dev’essere stato quando di fronte al tavolo con tutti quegli alcolici ho chiesto se c’era magari del ginseng.
Oppure quando ho preso il controllo dell’Ipod e, incitato da “se non metti l’ultimo noi non ce ne andiamo” ho messo “Sotto le Stelle del Jazz” di Paolo Conte.
Fatto sta che adesso tutti mi scrutano con sguardo famelico e non fanno altro che sussurrare come i bambini di Grano Rosso Sangue cose tipo “sento puzza di scheda carburante”.
Il mio amico è scomparso. Al suo posto due nuovi borselli.
Ora devo stare molto attento. Sto camminando sulle uova.
Se voglio uscirne vivo, dovrò mantenermi lucido.

01:00
Mi ubriaco col nocino.
Mi ci hanno costretto a berlo.
Lo fa la zia di uno simpaticissimo e pareva scortese dire di no.
Così mi smaschero cantando a memoria la sigla de “Lo strano mondo di Minù”.
– Nessun ventenne potrebbe conoscerla! – sbraitano – Tu hai trent’anni!
– Non è vero! – provo a difendermi io.
– Giura!
– Giuro sull’Uomo Tigre!
È finita. Sono in trappola.
Prima che mi assalgano riesco a distrarli lanciando per aria una manciata di Rizla blu su cui si avventano avidamente, questo mi dà il tempo di lanciarmi col corpo contro la porta finestra, fare una rapida capriola, poi sedermi due minuti per controllare di non avere schegge o lievi lussazioni e fuggire rapidamente per i campi.

02:00
Ho provato a seminarli, ma non ci reisco.
L’alcool sembra rafforzarli più che debilitarli.
E i loro Iphone 8 riescono a fare decisamente più luce del mio Huawei del 2014.
Ora è solo questione di tempo.

03:00
Mi hanno circondato.
Sono alla loro mercé. Mi scherniscono scattandomi foto a 12 megapixel e filtro contouring, oppure facendo citazioni che non capisco da serie tv che non ho visto.
– Non riesco a seguirle tutte! – piagnucolo disperato mentre mi danzano intorno – C’ho un sacco di cose da fare! Sono ancora fermo alla terza di Vikings!
Ridono di me, della mia scarsa dedizione a Netflix. Ridono della mia debolezza fisica, della mia patetica tolleranza all’alcool, dei miei calzini tinta unita, dei miei weekend fuori porta, della mia Carta Vantaggi del supermercato. Della mia vestaglia.
Questo è troppo.
Mi alzo in piedi brandendo il bancomat.
– Hsss – sibilano portandosi le mani al volto e indietreggiando.
Estraggo anche la fattura dell’abbonamento annuale ad Avast e le foto della mia colonscopia.
– Per le tre grandi E dell’età adulta io vi bandisco! Esperienza!
I più deboli vaporizzano.
– Emancipazione!
Alcuni scappano, ma è troppo tardi.
Il più arrogante del gruppo fa un passo avanti e osa chiedere – E la terza E?
Lo guardo dritto negli occhi.
– Emorroidi.
Un’esplosione di luce squarcia la notte.

04:00
Torno a casa distrutto.
– Com’è andata?
– Bene, bene.
– Cos’è questo odore di bruciato?
– Niente, dormi.
– Sei sicuro?
– Sì, dormi.

– Oh.
– Cosa?
– Secondo te dovrei cambiarlo lo Huawei?
– Perché, si è rotto?
– No, funziona ancora.
– E allora perché devi cambiarlo?
– È che la torcia…va be’ niente. Hai ragione. Scusa se t’ho svegliato. Buonanotte.
– Buonanotte.

(via Non e’ successo niente)

frauigelandtheboys:

masuoka:

iceageiscoming:

peterfromtexas:

Florida pedestrian bridge collapse seen from dashcam

@masuoka fai il kon della situazione

Mi sono documentato per quel che ho potuto (scusate ma non ho avuto molto tempo a disposizione) e provo più che altro a mettere in ordine un po’ di elementi.
(Disclaimer: ciò che leggerete di seguito a proposito delle possibili cause del crollo sono al momento ipotesi avanzate sulla base degli elementi a disposizione).

Intanto partiamo dalla struttura.
Il
FIU-Sweetwater UniversityCity Bridge è (era) un
ponte pedonale in corso di costruzione dinanzi al campus della Florida International University (FIU). Il cavalcavia, lungo 98 m, doveva servire ad attraversare sia la strada che il canale d’acqua parallelo, mediante due campate separate e collegate a una

finta torre per l’ancoraggio dei cavi. Al momento del crollo era stata posata in opera solo la campata che attraversa la strada (in verde nella figura sottostante, lunga 53 m). La campata sopra il canale, le rampe di accesso e la torre di sostegno dei cavi non erano state ancora realizzate (in blu nella figura).

Il ponte prevedeva una struttura in
calcestruzzo armato precompresso (nel linguaggio comune chiamato anche cemento armato precompresso, abbreviato c.a.p.)
a cavi (o fili) scorrevoli alle estremità (sistema a cavi post-tesi).

La precompressione consente di creare artificialmente una tensione all’interno dei materiali utilizzati: armatura metallica e conglomerato cementizio (cemento). Nel caso della tecnica a cavi post-tesi (esiste anche quella a cavi pre-tesi, ma non dilunghiamoci), l’armatura metallica viene messa in tensione successivamente alla gittata del cemento (dopo l’indurimento), facendola scorrere in apposite guaine. Quindi, i cavi sono ancorati alle estremità e viene iniettato altro cemento per creare aderenza e proteggere dalla corrosione. Tra i vantaggi di questa tecnica: i) miglioramento delle caratteristiche di resistenza; ii) riduzione della sezione del profilo degli elementi strutturali rispetto all’utilizzo del cemento armato non precompresso; iii) elementi più leggeri e meno ingombranti. In virtù anche di queste caratteristiche, il c.a.p. viene comunemente utilizzato per realizzare viadotti
stradali e ferroviari, travi di grande luce (superiori a 9-10 m), coperture di capannoni, palestre, hangar etc.

Il ponte crollato è stato progettato dalla divisione Ponti del Gruppo FIGG con l’intento di assomigliare visivamente a un ponte strallato, ma
dal punto di vista strutturale era in realtà più simile ad un ponte a
traliccio, con le campate completamente autoportanti (ecco perché la torre può essere definita finta dal punto di vista strutturale). I ponti in traliccio in genere hanno struttura metallica (reticolare,
maglie triangolari a ripetizione regolare), mentre in questo caso – in maniera alquanto originale – si era fatto ricorso al cemento armato per creare una sorta di “ragnatela” nella struttura mediante una serie di montanti diagonali
in calcestruzzo, posizionati in modo da realizzare una serie di maglie triangolari lungo la parte centrale (come si vede sempre nella figura e più giù nell’elaborato progettuale). Questi elementi diagonali erano disposti in modo da
allinearsi con il rispettivo refolo di cavi in acciaio che proseguiva poi fino alla finta torre.
I montanti diagonali, in questo caso, sono sottoposti a forze di compressione o di tensione, a seconda dell’angolo e della posizione. 

Per la cronaca, il ponte era progettato per durare più di 100 anni e resistere a un uragano di categoria 5.

Una modifica al progetto originario del ponte ha richiesto lo
spostamento di 3 m di uno delle piloni principali alla base del ponte per consentire il futuro allargamento della strada,
aumentando la distanza tra le estremità del ponte stesso. Non è dato sapere se la disposizione delle diagonali in cemento è stata modificata per effetto di questa variante progettuale: secondo alcuni potrebbe essere questa una delle cause del crollo (sarà, comunque, l’inchiesta a stabilirlo: evitiamo le illazioni.

Adesso, andiamo ai fatti.
Il
13 marzo, tre giorni dopo il sollevamento della campata
principale (quella in verde nella figura sopra), l’ingegnere capo del progetto ha scoperto delle fessurazioni nell’estremità nord della campata (la parte dove si è verificato il cedimento). Lo ha segnalato, tramite posta vocale, a un funzionario del Dipartimento dei Trasporti della Florida (FDOT), pensando probabilmente
che non si trattasse di un problema di sicurezza immediato (ma il livello di consapevolezza di questa sua valutazione sarà certamente oggetto di discussione in tribunale). Il funzionario del FDOT era, però, assente e ha ricevuto
questo messaggio solo il giorno successivo al crollo.
Il 15 marzo progettisti e costruttori hanno avuto una riunione in cantiere per discutere delle fessurazioni scoperte il 13
marzo. Erano presenti anche i rappresentanti della FIU e del FDOT. Secondo l’ingegnere capo della FIGG l’integrità
strutturale del ponte non era compromessa e non c’erano problemi di
sicurezza legati dalla presenza delle crepe
.
Secondo varie testimonianze, tra cui quella del Senatore Marco Rubio, gli operai – su indicazione dei tecnici della ditta costrutturice – stessero
“stringendo i cavi quando il ponte della FIU è crollato”. Anche secondo il
National Transportation Safety Board (NSTB), che sta indagando sul crollo, gli operai stavano applicando il post-tensionamento sugli elementi del ponte prima del crollo. Detto da Rubio è una semplice coincidenza; sottolineato dall’NSTB, invece, comincia ad essere un punto chiave della vicenda.

Alle
13:47 del 15 Marzo avviene il crollo: il collasso iniza in corrispondenza dell’estremità nord del ponte,
poi in rapida sequenza cedono via via gli elementi diagonali, facendo piombare l’impalcato (o meglio, gli impalcati) sulla strada sottostante e schiacciando varie autovetture. Bilancio tragico: 6 morti e 9 feriti.

Nella gif animata all’inizio di questo post (ricavata da una 
dash cam) sembra esserci un operaio
in cima al ponte nel punto in cui era in corso il
post-tensionamento e dove inizia il meccanismo di collasso. Leggendo le varie ricostruzioni, non è chiaro il motivo per cui questa operazione di
post-tensionamento fosse in corso proprio nel
momento del crollo, poiché l’elemento diagonale del ponte
su cui stavano lavorando avrebbe dovuto essere già in compressione. Tuttavia, secondo il sito specialistico New Civil Engineer, sulla base di informazioni fornite dall’NSTB, una possibile spiegazione è che si stava
regolando la tensione su due barre di tensionamento

di un elemento diagonale, cercando di fornire una compressione addizionale, con l’obiettivo di
chiudere le fessurazioni nella sovrastruttura del ponte. Proprio questa operazione avrebbe innescato
in corrispondenza del giunto cerchiato in nero nella figura sottostante

un cedimento violento ed improvviso, simile ad una esplosione (”explosive joint failure”): messa così, la cosa lascerebbe supporre un superamento della tensione ammissibile del calcestruzzo.

L’ipotesi avanzata dal
New Civil Engineer sembra al momento quella più plausibile: il post-tensionamento di un elemento diagonale sarebbe, quindi, una delle ragioni del collasso strutturale del ponte della FIU. La presenza delle fessurazioni, invece, avrebbe rappresentato un segnale della compromissione della parte in cui erano ubicati gli ancoraggi dei cavi di post-tensionamento.
Tuttavia, sarà bene indagare per valutare anche altre possibili cause.

Invece se @masuoka avesse avuto tempo a disposizione vi avrebbe direttamente ricostruito il modellino in scala 1:50 😉

heresiae:

nipresa:

È arrivata anche a voi la lettera di Tumblr che vi avvisa che seguivate o avevate interagito con pagine legate alla propaganda russa?

Se è arrivata per mail tanti auguri, non è la mia personale e non la apro mai.

A me è arrivata, ma non ho ancora avuto modo di capire a quale post si riferiscono esattamente… Quei nomi non mi dicono nulla. Boh…

Comunque 33 su 84.

leggerezza-dell-essere:

*

Ridere spesso e di gusto;

ottenere il rispetto di persone intelligenti e l’affetto dei bambini;

prestare orecchio alle lodi di critici sinceri e sopportare i tradimenti di falsi amici;

apprezzare la bellezza;

scorgere negli altri gli aspetti positivi;

lasciare il mondo un pochino migliore, si tratti di un bambino guarito, di un’aiuola o del riscatto da una condizione sociale;

sapere che anche una sola esistenza è stata più lieta per il fatto che tu sei esistito.

Ecco, questo è avere successo.

Bessie Stanley

K.B. Mullis

spaam:

b0ringasfuck:

spaam:

(non Mullins!)

@salfadog @kon-igi e @firewalker (anche se immagino la conoscevi già!)

Kary Banks Mullis è un biologo, biochimico, premio Nobel per aver inventato la PCR: polymerase chain reaction. Oggi parliamo di CRISPR/Cas, ma la PCR (inventata nel 1983), fu la rivoluzione della biologia moderna.

Pensate, prendere un gene e replicarlo in milioni di copie nel giro di 2 ore.

Ecco, questo era/è quello che fa una PCR.

Ma ecco come andarono le cose.

Era il 1983, California, dove lavorava Mullis, facendosi pure di LSD (“Back in the 1960s and early ‘70s I took plenty of

LSD

.
A lot of people were doing that in Berkeley back then. And I found it
to be a mind-opening experience. It was certainly much more important
than any courses I ever took.”).Stava guidando la sua Honda Civic per andare a fare surf, con la sua ragazza. Lei dormiva accanto, mentre lui guidava e rifletteva su quanto fosse bello un po’ tutto: la macchina nuova, la ragazza, fare surf quando, a metà tragitto BAM, l’idea della PCR. Accostò la macchina, strillò, la ragazza si svegliò di colpo e vide lui che intanto buttava giù i suoi appunti fino a quando rigirò la macchina per tornare indietro e andare subito in lab per provare la sua idea, con buona pace del surf!

La genialata è che la PCR è una di quelle cose che, teoricamente, era alla portata di chiunque. Non fu come la scoperta della doppia elica del DNA che comunque, presupponeva una serie di dati scientifici per capire come mettere insieme alcune cose.

No, no, in questo caso c’era già tutto. L’idea veniva presa dalla natura delle cose: la PCR mima la replicazione del DNA in una cellula, ma in maniera artificiale. Nella cellula, il DNA viene aperto da un enzima, le due eliche separate e poi, per stampo, una delle due viene copiata. Artificialmente come lo fai? Semplice: se aumenti la temperatura a 95°C, il DNA si denatura, cioè i due filamenti si separano senza bisogno di enzimi. Dato che la duplicazione avviene per stampo, ecco che lo step successivo era quello di selezionare un inizio ed una fine. Come fate con il vostro mouse, quando volete fare copia-incolla di un pezzo di testo. Nel caso della PCR, si usano 2 sequenze corte di DNA artificiale che combaciano con l’inizio e la fine di ciò che vogliamo amplificare. Se abbassi la temperatura a 60°C, ecco che il DNA e i primer si legano tra di loro (annealing). A quel punto una manciata di basi azotate, i mattoncini Lego, per espandere il filamento e l’enzima Polimerasi che a 72°C parte e inizia ad attaccare un mattoncino dietro l’altro seguendo la sequenza stampo del DNA (extention).

E via così per diversi cicli.

Ovviamente ci vollero due anni per mettere a punto la tecnica, ma alla fine funzionò. Mullis scrisse un bell’articolo che venne mandato prima alla rivista Nature e poi a Science. Entrambe lo rifiutarono, dicendo che “era solo una tecnica, niente di che”.

Nel 1993 ci vinse il premio Nobel.

Venne rapito dagli alieni, riportato sulla Terra e fu anche quello che affermava la non causalità di nesso tra HIV e AIDS, ma è un’altra storia!

Ovviamente se non si fosse fatto di LSD avrebbe detto solo le ultime cose e non avrebbe scoperto la PCR o viceversa.

C’è un aneddoto anche per giustificare Watson o non giustificarlo o whateva?

Insomma voi scienziati ci complicate il mondo anche con le vostre vite personali.

Uno a questo punto preferisce complottismi e pestilenze.

Probabile! Ma Mullis era uno che quando pensò la PCR esultò dicendo “con questa vinciamo il premio Nobel” e lo capisco, perché io lo dico ogni 4 mesi, con la mia capa “se funziona sta cosa, premio Nobel”!

Watson? Beh lui era il fighetto americano, uno con 2 lauree, di cui una in Zoologia e che, non ricordo per quale motivo, si ritrova all’Università di Napoli nel 1951. Due anni dopo arriva a Cambridge, con 23 anni, perché voleva imparare tutto sulla cristallografia. Proprio in quegli anni, Pauling (il fisico Nobel), ci aveva tirato fuori il suo primo studio sulla molecola dell’emoglobina.

Mo, a Cambridge c’era Crick, 35enne senz’arte né parte ma che pure lui s’era dato ai cristalli, più la Franklin e Wilkins.

La differenza è che la Franklin stata tutto il giorno in lab a farsi di raggi X, mentre i due frocetti andavano a passeggiare tutto il giorno, drogandosi pure loro e sparando cazzate su come fosse la struttura del DNA.

Occhio che il DNA si conosceva. Quello che si cercava era il meccanismo che servisse a replicare il gene e a trasmetterlo di generazione in generazione. Tutti pensavano fossero le proteine, invece era il DNA. Ma come?

Serviva una molecola in grado di autoreplicarsi, di fare da stampo, di incrociarsi ecc: il DNA! Intuizione geniale. Ma che faccia c’aveva sto DNA?

La cosa buffa fu che i dati veri li tirò fuori la Franklin, soprattutto la cristallografia del DNA, con la famosa forma di X che significava una doppia elica.

Pauling, per esempio, fece lo stesso ma l’esperimento gli venne una cagata e lo indusse a postulare, pochi mesi prima del famoso articolo su Nature di Watson e Crick, di una tripla elica. La stronzata più grande letta in biologia.

Non fu la fine di Pauling perché già era nobel per la fisica e poi, insomma, glielo perdoniamo pure uno sbaglio del genere (insomma!), ma chi ebbe l’idea della doppia elica fù Crick. Watson, secondo me, era quello che passava le stecchette per mettere insieme il modello in 3D!

L’articolo della doppia elica su Nature, di una colonna e mezzo con un solo disegno a mano della molecola, non presentava un dato! Era una lettera. Ciao, siamo Watson e Crick e questo è il nostro modello di DNA.

Un anno dopo uscirono con l’articolo con i dati e vinsero il Nobel. La Franklin no che era già morta per i troppi raggi X. Lo prenderà postumo. Watson negherà sempre che lei sia stata fondamentale. Crick invece, lo ammetterà più volte.

A differenza di Watson, però, che li terminò la sua carriera, come fosse un Miguel Bosé qualsiasi, Crick scoprì come si trasferiva il segnale dal DNA alle proteine, l’RNA e postulò il famoso dogma della biologia moderna. Dopo di ché, si diede alla neuroscienze, cosa che io, invece, mi sarei dato al racing e alle Parigi-Dakar.