Scusate la franchezza, ma in un momento in cui il ministro dell’orrore si esprime e vomita odio con i contati caratteri di un tweet, io ho la necessità di raccontare, con tutto lo spazio necessario, il suo fallimento.
Sparare è un attimo, un secondo, quello necessario per l’esplosione ed è tutto finito. Il danno, sicuramente maggiore ed evidente, fatto con l’immediatezza della brutalità. No, io voglio parlare, ho bisogno di immagini come il pugno chiuso di Pertini, il sorriso di Rosa Parks, il viso sereno di Peter Norman mentre cambia la storia, ho bisogno di sentire fino in fondo il racconto del sogno di Martin Luther King, quello di Nonno Titta mentre cucinava il cane del comandante tedesco, le voci metalliche degli ufficiali nazisti secondo Liliana Segre.
Serve tempo per la memoria.
Servono persone.
Come Gregorio Cortez, nome di fantasia, professore di Geostoria nel liceo linguistico frequentato da Irene, la mia figlia più piccola. Non ho la possibilità di chiedergli il permesso per raccontare questa vicenda, preferisco quindi, almeno per il momento, rispettare la sua privacy. Magari in seguito.
Chiamata mentre sono a lavoro.
Irene Cell.
Ovviamente mi preoccupo, rispondo senza badare alle persone davanti a me.
“Tesoro, che succede?”
“Nulla, ma devo raccontarti una storia. Quello che oggi è successo in classe”.
E inizia.
Parla lei.
Ero seduta al banco e aspettavo, come tutti gli altri. Le solite chiacchiere, chi parla di ragazzi, chi di musica sempre più assurda, chi dei problemi con i propri genitori, quando ecco che entra il professore. Aveva una faccia diversa dal solito, non riuscivo a capire perché, sembrava felice e preoccupato insieme, nervoso ma deciso. Si siede alla cattedra, strano anche questo, visto che preferisce fare lezione in piedi.
“Ragazzi, devo leggervi una circolare, fate silenzio”
Non è stata certo la frase, ne ha lette tante altre da quando è iniziato l’anno, ma stavolta tutti hanno capito che c’era qualcosa di diverso. E avevamo ragione.
Si sistema gli occhiali, schiarisce la voce.
“Con effetto immediato, da oggi, 16 ottobre 2018, in tutte le scuole italiane…”
E si ferma.
Lo vediamo nervoso, si passa più volte la mano tra i capelli e sul viso, non capiamo e vogliamo saperne di più: salta il campo scuola? Si è allagata la palestra? Che diamine succede, parli!
Lui invece si alza, si poggia contro la scrivania nella sua consueta posizione, butta ancora l’occhio sul foglio da cui stava leggendo e lo posa.
Prende aria, e finalmente parla.
“Tutti quelli che hanno i genitori stranieri, o anche un solo genitore straniero, alzino la mano”.
Ci guardiamo in faccia, le teste si girano velocemente nel cercare impossibili risposte nei visi dei compagni, chiaramente, nessuno sa e nessuno può sapere.
“Alzate le mani!” stavolta alza la voce, questo serve allo scopo.
14 braccia alzate.
Su 26 persone che compongono la prima E.
Mi giro e vedo le mani alzate di Margherita, africana, e Lu, cinese: si guardano intorno senza capire, spaventate ancora no ma certamente intimorite. Nella sorpresa generale c’è in alto anche la mano di Ludovica.
“Mamma è moldava…”
In classe ci sono solo quattro ragazzi. Uno di loro alza la mano e Sandro, vicino di banco con cui ha una bromance meravigliosa, trattiene il respiro.
“Polonia, la mia famiglia viene da lì, sono tanti anni ormai che siamo qui in Italia, io sono nato al San Filippo Neri…”
Quando tutte le mani sono alzate, il professore torna a parlare.
“Raccogliete le vostre cose, fate gli zaini e andate al terzo piano, lì troverete la vostra nuova classe, dove resterete per tutta la durata del liceo”
Immediatamente ci sono state due reazioni: lacrime e rabbia. La situazione non era chiara ma è come se vedi qualcuno a terra e cinque persone che lo prendono a calci, ti fai un’idea di chi abbia ragione e chi no. Quindi chiediamo spiegazioni, subito, vogliamo capire, dobbiamo capire cosa diamine sta succedendo, la rabbia aumenta per le lacrime dei nostri compagni, sia di chi deve andare via, sia di chi non vuole che l’altro o l’altra se ne vada.
“Silenzio! Fate silenzio! È fatto obbligo per chi non ha alzato la mano di non interferire e ASSOLUTAMENTE – e qui ha alzato la voce, ho sentito il maiuscolo – non devono più esserci contatti di nessun tipo tra voi e LORO, da ora e per tutti i prossimi anni scolastici. Così è stato deciso, avanti, sbrigatevi”
Apriti cielo.
La classe si divide tra chi abbraccia e chi resta impietrito, il professore non dice nulla.
Io mi alzo e vedo tanti altri che lo fanno, abbiamo la faccia da guerra e, cazzo, tutta l’intenzione di usarla.
Facciamo un passo verso di lui, quando il professore alza le mani, sorride e invita alla calma.
“Calma ragazzi, calma”
La voce è totalmente diversa, il colpo non è passato e tanti ancora piangono ma nella sua voce c’è qualcosa, qualcosa che ci calma.
“Sapete che giorno è oggi?”
Ci guardiamo attorno, nessuno vuole essere il primo a rispondere banalmente “martedì”.
“Settantacinque anni fa, qui a Roma, c’è stato il rastrellamento del ghetto. Voi avete provato solo una minima parte di quello che sentirono centinaia di persone, molte di queste non furono solo trasferite in un altro piano, ma portate nei campi di concentramento e uccise barbaramente”
La tensione si allenta, alcuni compagni cadono letteralmente sulla sedia, gli abbracci sono più forti, Mario e Claudio ridono, piangono, si abbracciano, sputano a terra e ruttano, tutto il repertorio maschile, insomma.
“Ecco, voi avete reagito consolando i vostri compagni, chiedendo spiegazioni, stavate venendo qui da me belli carichi. Beh, tutto questo è bellissimo. E siete solo una prima. Ho fatto lo stesso in una quinta poco fa, e lì li ho fatti arrivare fino alla porta prima di fermarli. Due ragazzi hanno alzato la mano anche se prima non lo avevano fatto, mentendo sulla nazionalità dei genitori, la sorella di Franca – indica una ragazza che sta sempre sulle sue e parla pochissimo – mi è letteralmente saltata addosso e ha voluto leggere per filo e per segno la circolare, strappandola. Giorgio, un ragazzo della Sierra Leone stava preparando lo zaino quando si è alzata la sua ragazza e gli ha detto che se andava via lui sarebbe andata via anche lei. Tutti urlavano e i ragazzi rimasti indifferenti erano una risibile minoranza. Sapete cosa significa questo?”
“Che prima o poi se becca du’ pizze, professò?”, Lucia, come al solito, risponde da par suo.
“No. Che siete migliori di come vi raccontano. Che possono avere il consenso delle vecchie generazioni ma non il vostro. Non sapevate che giorno fosse oggi ma ne avevate comunque dentro di voi il significato, avete sentito l’ingiustizia nonostante tutto intorno a voi gridi di allontanare chi è straniero, chi è diverso secondo parametri tutti da stabilire, che l’integrazione è sbagliata. Nessuno di voi ha visto uno straniero: avete visto un amico o un compagno, e questo è bellissimo”
“Significa che c’è speranza, professore”
“Esatto, Mauro”
“Significa che se la pijano n’der culo e che nessuno ce deve da rompe er cazzo, professò, semo come er cavaliere nero!”
“Lucia, anche meno”
La lezione è continuata sulle leggi razziali e raccontando l’olocausto, i campi, evocando nomi duri come Auschwitz.
Ecco, io vorrei ringraziare il professore di Geostoria di mia figlia. Vorrei ringraziarlo per essere così nonostante le migliaia di difficoltà che incontra, lui e tutti i suoi colleghi, nell’insegnare, nel formare, nel far crescere i nostri ragazzi nonostante tutti i paletti e le difficoltà messi da chi considera i professori un peso, da chi dice che fanno tre mesi di vacanza e lavorano mezza giornata.
Lo ringrazio per il suo non arrendersi ed essere riuscito a far sentire la bellezza dell’amore, dell’unità.
Questa è la scuola che voglio per mia figlia.
Non mense separate, nessun noi contro loro.
Prof. Al primo consiglio di classe sarò quello con la maglietta “sei il mio eroe”.
Beh, non e’ che servono particolari conoscenze, una connessione satellitare e’ un abbonamento a internet come un altro, si tratta di cercare i possibili provider e valutare le offerte. In genere ci sono dei costi di attivazione, che comprendono l’installazione della parabola e del modem, e la maggior parte delle tariffe non sono flat complete, ma solo durante la fascia notturna. Per il giorno di solito c’e’ un limite di gb al mese. La latenza e’ un pochino piu alta rispetto alle altre connessioni, per via della distanza fisica del satellite, ma niente di limitante, se non devi giocare online.
Comunque, prima di passare al satellitare, assicurati di aver proprio escluso tutte le altre alternative.
Di connessioni via radio, oltre a Eolo, spesso ci sono alcuni piccoli provider locali, con poche BTS connesse in hyperlan, che coprono solo pochi comuni. Va visto caso per caso a seconda della zona. Spesso sono anche piu’ performanti di Eolo, se le loro piccole BTS non sono sature. Altrimenti di grossi provider che vanno in LTE puoi vedere se c’e copertura per Linkem o Aria. Un’altra cosa che potresti tentare, se hai amici in zona che hanno una buona connessione, e’ fare un ponte radio verso di loro (sempre in hyperlan, o anche con delle paraboline wifi a 5ghz) in modo da condividere la loro connessione (ovviamente pagando parte del loro abbonamento).
Per l’adsl via doppino telefonico, assicurati che la lentezza sia dovuta a un vecchio armadio di derivazione nella centralina dove finisce la tua linea, e non alla linea stessa. A volte un segnale va lento anche per via della pessima qualita’ dei cavi (se il rame e’ troppo vecchio lo strato esterno del cavo, con gli anni “cuoce”, diventa scuro e perde conducibilita’ elettrica. la sezione che realmente conduce ancora il segnale rimane quella all’interno del cavo, ma molto ridotta) o delle scatole sui pali (che di solito diventano il nido per insetti di ogni tipo, che puntualmente finiscono per rimanerci fritti sui contatti). Se il problema e’ la linea, puoi provare a richiedere assistenza alla Telecom. Di solito se ne fregano altamente se lamenti problemi di connessione, ma intervengono quando il telefono smette del tutto di funzionare. Quindi per dire, se accidentalmente, per motivi del tutto estranei alla tua volonta’, dovesse cadere il ramo di un albero sulla scatola di derivazione piena di insetti, o sul cavo vecchio tra i pali, i tecnici dovrebbero venire a riparare il danno SOSTITUENDO cavo e scatola danneggiati con altri nuovi.
Controlla anche l’impianto in casa: segui a ritroso i cavi (per quanto possibile, coi muri in mezzo) dal punto in cui entra in casa il cavo telecom, alla presa del modem. Assicurati che non siano vecchi, ossidati o pieni di giunture e/o saldature fatte male. Se il problema fossero quelli, valuta di cambiarli.
Se invece il problema fosse l’armadio nella centralina telecom, magari ancora un vecchio mini-dslam a 640k, ci fai poco. Puoi controllare sul sito infratel se nella tua zona e’ prevista a breve un aggiornamento per la banda larga, ma non so quanto siano affidabili le date previste.
@sabrinaonmymind, @kon-igi, @spaam, @gigiopix, anonimo… eravate partiti così bene e ora è diventata una cosa complicatissima… c’ho il mal di testa, eheheh beh a questo punto faccio anch’io una domanda: perché gli anziani tendono a dimenticare quello che hanno fatto due minuti prima e invece son capace di rispolverarti ricordi della loro infanzia, raccontati poi in modo così nitido?
Secondo me perché si sono rotti il cazzo di dover stare, dopo 70-80 anni, ancora appresso agli altri e così “no, non mi ricordo, frega un cazzo” e poi giù a raccontarti storie di quando LORO erano i protagonisti ed erano giovani e la vita gli sorrideva e trombavano come dannati!
La risposta scientifica, invece, è la velocità! Diventando vecchi, diventiamo lenti, perché la capacità di veicolare le informazioni si rallenta, probabilmente per una diminuzione delle connessioni sinaptiche e per una riduzione della plasticità (sempre sinaptica) e così, il messaggio arriva sempre più lentamente. Pensa ai riflessi di un 20enne ed i un 75enne. Ovviamente, la memoria risente di questo e non a caso ti fai le liste della spesa, pure se devi comprare solo la Nutella e il Viagra! Son 2 cose, ma te le ricordi solo quando sei tornato a casa!
Ci sono poi altri fattori, a partire dal numero delle sinapsi che si riducono anche in numero, con l’età. Così come la loro dinamicità. Probabilmente, allora, si tende a ricordare più le cose impresse nella memoria da più tempo, che non le recenti, ma poi non è del tutto vero. Secondo alcuni, il decadimento parte da una certa età, intorno ai 65 anni. Secondo altri, è continuo a partire dai 20 anni e comunque pare non sia uguale per tutti.
Se hai una memoria ben allenata – per questioni di lavoro o altro – dovresti avere maggiori capacità di arrivare agli 80 anni più “lucido” di chi invece non l’ha mai esercitata troppo. In fondo, anche nel cervello, vale la regola “use it or lose it”: se non lo usi, viene eliminato. Il neurone si atrofizza, si perdono le sinapsi, si ritira l’assone, addio circuito elettrico, addio memoria.
Mi fa venire in mente “Paria dei cieli” di Asimov, dove il protagonista viene sottoposto a un esperimento per aumentare l’intelligenza con una macchina che aumenta la conducibilita’ elettrica delle sinapsi, in modo da accelerare la comunicazione tra neuroni, e finisce per sviluppare anche una capacita’ telepatica.
Dove si firma per aumentare la conducibilità elettrica delle mie sinapsi che mi son messa a studiare le sorgenti di ioni e devo rileggere la pagina svariate volte prima di capirci qualcosa?
Madonna guarda, firmerei a occhi chiusi. Mi sembra d’essere laggato, c’ho le sinapsi a 56k, la mattina quando mi sveglio sento il biribiribiri del modem analogico.
Ci sono periodi che non ricordo cosa cavolo ho fatto un’ora prima, invece ho dei ricordi cosi vividi di 35 anni fa che sembrano accaduti ora. Tipo che ero a casa di un compagno di scuola delle medie per preparare l’esame di terza e ad un certo punto ha messo una cassetta, erano i Queen, Another bites the dust. Quel momento, non ho idea del perché, non l’ho mai dimenticato.
La sai una cosa divertente?
Tu in realtà non ricordi quell’episodio ma stai ricordando l’ultima volta in cui lo hai richiamato alla mente.
Una ventina di anni fa (Figlia N.1 era nella pancia) dovetti testimoniare in tribunale per un tentativo di rapina a mano armata presso l’hotel di un mio conoscente che era avvenuto quattro o cinque anni prima (slow justice).
Naturalmente la rapina fu una roba piuttosto traumatica (disse il ladro a cui il mio amico spezzò il braccio che impugnava la pistola dentro a una porta scorrevole) e quindi negli anni che intercorsero tra l’evento e il processo la mia mente rievocò spesso quella sequenza, per cui grande fu il mio sconcerto quando la mattina dell’udienza andai a prendere il mio amico, nel mentre perso di vista, per scoprire che aveva completamente ristrutturato l’hotel.
Aveva tolto la porta scorrevole, aveva aggiunto dei gradini, aveva allargato la hall e, soprattutto, aveva messo in un’altra stanza la reception.
Il mio amico negò che avesse cambiato un solo mattone e più io dicevo ‘Qua c’era il bancone dove stavamo giocando a D&D! Qua c’era la porta scorrevole!’ e più lui scuoteva la testa.
Nella catena di rievocazione dei ricordi (io ricordo non l’evento ma il ricordo del ricordo del ricordo etc) pian piano avevo modificato la planimetria e infatti la porta non era mai stata scorrevole ma a cardini e il bancone dove oggettivamente era sempre stato ma io ERO SICURO DI VEDERE FISICAMENTE LA PORTA CHE SCORREVA.
Nel tuo caso @sabrinaonmymind sono sicuro che le cose siano andate come le descrivi (complice il ‘fermatempo’ della canzone dei Queen, riconoscibile e rievocabile a posteriori) ma io al giudice ho urlato il ‘NON MI RICORDO’ più colpevole e sospetto di tutta la storia della giurisprudenza italiana. >_____<
Ottimo esempio, Kon. In effetti noi non ricordiamo mai l’evento originario, ma l’ultimo ricordo che abbiamo di esso; ricordo che viene arricchito o privato di aspetti che ricostruiamo con la nostra fantasia.
Forse. Io ho ricordi netti e precisissimi di eventi molto remoti, luoghi, cose che facevo, musiche ascoltate, giochi fatti. Non ho alcuna sensazione siano “rimaneggiati”, sono piccoli istanti incapsulati, freezed nella mia memoria. Sicuramente non ricordo i dettagli minutamente, ma cosa facevo, dicevo sì.
Facciamo un po’ d’ordine che mi state facendo venire il mal di mare!
Allora, diciamo intanto che i ricordi “netti” e “precississimi” non lo sono mai per tutta una serie di ragioni (traumi, tempo trascorso, quante volte è stato richiamato alla memoria, in quali circostanze, ecc.), ma non è neanche del tutto corretto dire che ricordiamo il ricordo e ricostruiamo la nostra memoria in versione fantasy 😀
Se vi do una stringa di 80 numeri, probabilmente non andrete oltre i 5 – 8 numeri di fila, ma vi ricordate ancora il numero di casa di quella delle elementarri, anno scolastico 1981-’82 per ovvie ragioni ormonali.
Kon non si ricordava la porta girevole e altri dettagli che – come vedremo più avanti – erano stati male immagazinati alla fonte e non “fantasticamente” ricamati dopo con il tempo, pere l’eccezionalità dell’evento che lo ha portato ad immagazzinare gli eventi in maniera vivida, ma in parte alterata.
Ma andiamo con ordine.
Intanto gli esperti (Atkinson-Panatta), negli anni ‘60 teorizzarono la doppia memoria che tutti quanti noi conosciamo: short term e long term memory (a breve e lungo termine). Cioè, in realtà c’è anche la memoria sensoriale, legata appunto ai 5 sensi.
Ma dicevamo della teoria Atkinson-Panatta sulla short e long memory, ovvero il cervello che immagazzina dati a breve e a lungo termine. Ma breve quanto? Grosso modo 18 secondi se non ripeti l’informazione. Ovviamente poi, più ripeti l’informazione, più aumenti la probabilità di ricordarla e di passarla ad una memoria a lungo termine.
Mo, quale ricordo decida di essere tenuto più a lungo, quale scartato subito che dici l’ho letto 50 volte e non mi ricordo, come farlo, dove archiviarlo e chi uccise JFK, rimangono ancora dei punti controversi, compresa l’esistenza di questa STM, ma da qua si parte.
Un punto a favore è l’amnesia anterograda, quando il paziente si ricorda tutto entro i 30 secondi, ma poi chi cazzo sei tu? Ne avrete conosciuti a pacchi, soprattutto la mattina dopo quando si svegliano nel vostro letto! Questo, allora, depone a favore della teoria delle due memorie separate (corta e lunga).
L’altra prova a favore, sono gli esperimenti con le distrazioni: quando provi a ricordare sequenze di numeri e il vicino parte con la musica a palla o il bip di WhatsApp e ti scordi delle ultime parole, non di quelle lette prima, come a dire che la STM è compromessa e quella a lungo termine no e dunque, sono separate.
Ma ci sono anche studi a dirci che no, sembra ci sia un continuum tra short e long memory. A favore, il fatto che sia difficile marcare la differenza tra short e long.
La Working memory, per esempio, è una teoria alternativa alla short memory.
L’informazione si memorizza (apprendimento), creando dei “chunks” (dei pezzottoni) per ricordare meglio le cose. Tipo un telefono +39065009786, lo ricordate meglio se lo dividete in +39 06 500 9786.
Ovviamente, ci sono dei limiti pure qua perché 10 numeri già è tosta, con 4000 numeri in fila, stai fresco a farli a pezzettoni, dopo 8 sbrocchi sempre e comunque.
Infatti, ci sono dei limiti a seconda se si tratti di numeri (massimo 7), lettere (massimo 6) o parole (massimo 5) da ricordare in sequenza. In generale, c’è la regola del “numero magico 7″ (non era 42 la risposta alla domanda fondamentale, ma 7), tratto dal libro di Miller “The Magical Number 7, plus or minus 2: some limits on our capacity for processing information” e che in soldoni ci dice che dopo 7 cifre di fila, l’ottava la toppate. Questo è vero, più o meno 2 cifre. Dice “ma Miller lo diceva sul serio o che?”. O che! Cioé, era serio ma pure un po’ no, diciamo che in una scada da 0 a 7 era serio 7, più o meno 2.
Ovviamente ci sono un sacco di sfumature, ma in generale, un ricordo tende a decadere dopo pochi secondi, a meno che non venga richiamato alla memoria, ma tutti quanti sono d’accordo che la STM è un dischetto di cui non sappiamo la capacità massima (non troppo alta comunque) dove tanto entra, tanto deve uscire, quindi se non passa ad una memoria a lungo termine e continuate a inserire informazioni, le prime non le state immagazzinando, ma buttando al cesso.
Tornando all’incipit, la porta girevole di Kon sarà stata inserita a posteriori attraverso un secondo ricordo parziale perché, a) nella versione originale dei fatti, non era stata inserita correttamente la porta giusta, b) riportando il ricordo alla mente, più e più volte, davanti ai suoi amici, il ricordo veniva ripetuto sì, ma pure ricatalogato nuovamente e questo, a livello fisiologico, imponeva l’utilizzo di nuovi neuroni e sub-aree del cervello e quindi, una distorzione con esso. La distorzione, però, non possiamo legarla 100% alla fantasia. Kon non si è inventato una porta girevole a cazzo, l’avrà vista e inserita in quel contesto dovuto a nessuno sa cosa (o forse sì, ma non è menzionato nel suo racconto :). Per questo che riportarlo sul luogo del “delitto”, a distanza di poco tempo, lo avrebbe sicuramente aiutato a focalizzare meglio certi dettagli rispetto ad altri.
Poi, la memoria a lungo termine si ridivide in esplicita e implicita. L’implicita ci permette di fare azioni imparate una volta, milioni di anni fa, tipo rimorchiare. ahahahah no dai, senza Tinder sareste come lacrime nella pioggia! Dicevo, l’implicita di permette di fare cose fatte una volta secoli fa: guidare una bici, aprire un barattolo di Nutella, segarci, per questo che ricordiamo molto di più che non l’ultimo ricordo di quello che vi
ricordate! Fosse così, staremmo a rifare la patente auto ogni 45 minuti!
La memoria esplicita, poi, la dividiamo in semantica ed episodica.
Secondo Baddeley (1966), una delle grosse differenze tra memoria corta e lunga, è il focus: nella memoria a breve termine, ricordiamo spesso le cose per il suono delle parole, mentre in quella lunga, per il significato (semantica). L’altra, è il fatto episodico. Ci ricordiamo, appunto, degli eventi.
Parentesi 1. Come si richiamano alla memoria le cose:
1) free recall: i partecipanti al test studiano una serie di parole che poi devono ricordare, ma dopo 5 o 6 cristo, non mi ricordo più un cazzo
2) cued recall: non ti ricordi bene, ma se ti do un indizio, magari ce la fai. Aveva le tette grandi: Francesca! Bravo.
3) serial recall. se vi chiedono l’Italia campione mondiale ‘82 partite subito con Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati, Scirea. Oriali, Tardelli, Conti, Graziani, Rossi. All., Bearzot. (oppure Sarti, Burgnich, Facchetti; Tancredi, Spinosi, Falcao ecc.).
In un altro modo, è impossibile ricordarsela.
Ovviamente, se ne toppate uno in mezzo, salta tutta la filastrocca e diventa Zoff, Gentile, Carboni, Berti, Donadoni, Baggio, Signori, Muzzi. All: Mazzone!
———–
Quindi, non possiamo ricordarci tutto nei minimi dettagli, ma non arriviamo neanche a costruirci ricordi in stile fantasy.
Critica a Spaam: ma i lavori di Elizabeth Loftus, quella che faceva credere alla gente che da piccola si era persa al centro commerciale?
La Loftus lavorava in primis, sulla Misinformation: esempio classico. Prendo una foto della vostra comunione e sostituisco un vostro parente, realmente presente alla cerimonia, con uno zio alla lontana che era già morto da tempo. Ovviamente non sono tutti suscettibili ad un tale processo. Per esempio, persone con una buona capacità mnemonica non cadono in questo tipo di errore. Batman, infatti, non ha mai posato insieme a Fidel Castro, perché erano la stessa persona!
L’altra è legata ai fatti del testimone oculare e che oggi è messo seriamente in discussione nei processi (il caso Kon ne è un esempio). Ma anche qua, si torna ad un problema di non saper richiamare, correttamente alla memoria, i fatti osservati tempo prima, non in una loro distorsione inventata dal nulla.
Poi c’è l‘effetto del riconoscimento facciale legato alla razza. Noi riconosceremmo meglio Mario il pizzettaro calabro che non Abdul del Marocco o Philip, un afro-americano di Detroit, proprio per la differenza fenotipica legata alla razza (che però non esiste in biologia!). Ma anche qua, ci sono, adesso, specifiche linee guida per la polizia, per far sì che il testimone oculare non diventi un boomerang, a partire già dalla sua prima dichiarazione rilasciata. Quindi, lavorandoci sopra con delle appropriate tecniche, si possono ridurre certi rischi.
Resta il grande mistero di come ci si ricordi di eventi di cui non ce n’è mai fregato un cazzo, tipo la sigla del Pranzo è servito e non quello che stavate ascoltando, in macchina, il giorno in cui vi ha detto “accosta pure qua, sono arrivato. Ciao Bello, domani se passi facciamo ancora amore lungo lungo”.
Santocielo 😃😃
Potresti ripetere quella cosa del mal di mare, @spaam, ché me la sono già scordata?
Ho come il sospetto che mi pentiro’ della domanda, @spaam, ma: come funziona per la cosiddetta memoria muscolare?
Faccio un esempio per spiegarmi meglio: se mi alleno regolarmente piu volte a settimana, quando poi arrivo in gara, anche alla prima piazzola e alla prima freccia, anche senza riscaldamento, tiro meglio. Nel senso che istintivamente, senza pensarci, mi metto nella posizione corretta col baricentro che scarica all’interno dell’area di appoggio dei piedi, tendo la corda fino al giusto punto d’aggancio alla guancia, allineo il gomito dietro all’altezza della mano dell’arco, sposto lo sforzo di trazione sulle scapole, ruoto leggermente il gomito, e sgancio pulito in modo da non imprimere sforzi laterali alla corda.
Se sto due settimane senza allenarmi, magari faccio correttamente ALCUNE di queste cose, ma sbaglio su altre, tipo lo sgancio o la rotazione del gomito.
Se lo chiedo agli altri arcieri, dicono ovviamente che senza un allenamento costante si disimpara subito tutto. In realta’ a me non sembra proprio cosi’. Non e’ TUTTO cio’ che si disimpara, ma solo alcune cose. E tra l’altro non e’ che siano cose particolarmente difficili. Ma per qualche motivo, se smetto di allenarmi non mi vengono piu’ automatiche, devo concentrarmi e cercare di capire cosa sto sbagliando, prima di arrivarci.
Quindi con che criterio viene appresa una certa azione ? Perche’ la posizione di braccia e gambe si, e quella di gomito e mano no ? Dipende dal diverso processo di apprendimento di quel gesto, o cosa?
Intanto non sapevo bisognasse fare tutte queste cose per tirare una
freccia: per me era solo “respira profondamente, concentrati e lascia
andare la freccia”.
La memoria del muscolo e del perché non
si capisce come un giocatore di calcio, dopo 20 anni di carriera e 10 di
scuola calcio, sbagli ancora a stoppare la palla o battere i calci
d’angolo è un tema piuttosto spinoso, non del tutto chiaro ma che ci
tormenta la vita, soprattutto durante la stagione del fantacalcio.
Ora però, pentiti della domanda!
Dunque,
le cellule muscolari sono tra le più grandi presenti nel corpo umano,
ma credo in generale, negli animali. Avendo tanto volume, ha anche più
nuclei. Ma non nel senso che una
cellula ha prodotto più nuclei – quello lo fanno solo le piante – ma nel
senso che tante cellule si sono fuse insieme formando un’unità – la
fibra muscolare – ma con tanti nuclei. Quando ti alleni, però, non
aumenti il numero di fibre, ma la massa. Quando vai in palestri dici
“sto a mette massa”, non dici “sto moltiplicando la massa!”. Ma mettere
su massa significa che le cellule staminali del muscolo si fondono con
le fibre muscolari già esistenti apportando i loro nuclei.
La teoria che va per la maggiore, allora, è che i nuclei tengono la
memoria muscolare – da lì la facilità con cui puoi ripetere certi
movimenti pur non allenandoti da tempo – ma allo stesso tempo,
l’inserimento di nuovi nuclei deve presumere un nuovo allenamento per
fissare al meglio certi movimenti che i nuovi arrivati non conoscono.
Quindi no, non disimpari tutto, altrimenti dopo 1 mese di non attività,
non sapresti manco più come impugnare arco e frecce, ma alcuni movimenti
li devi aver assimilati meglio di altri.
Una prova a favore di questa teoria è il fatto che, durante
l’atrofia muscolare, non c’è perdita di nuclei.
Sopra un muscolo al
giorno 0 (d0) e dopo 21 giorni (d21): si nota la perdita di volume
muscolare (le linee tratteggiate), ma non il numero di nuclei. Loro
potrebbero essere, allora, i detentori della memoria muscolare!
Ma
se i nuclei si possono aggiungere, ma non togliere, possono arrivare ad
un numero infinito? Ovviamente no. Riaumentando la massa muscolare di
un 60%, i nuclei non aumentavano (già stavano là).
Da qui il modello che ne segue
Ora, fino a qualche tempo fa si credeva che un nucleo potesse servire
solo una certa quantità di citoplasma. Nel 2001 venne proclamato
patrimonio Unesco l’affermazione di Gregory, cioè che la quantità di DNA
in una cellula, dovesse essere proporzionata al volume della stessa. È
vero?
Nel muscolo, più che di cellula, si parla di dominio: un
nucleo dovrebbe servire per un certo dominio. Questo è stato confermato
in alcuni muscoli (dalla redazione mi suggeriscono il soleo), cioé, il
numero di nuclei era proporzionato alla massa muscolare, mentre il
muscolo estensore delle dita (come si chiamerà?! @kon-igi aiutaci tu), pare di no.
Questo
potrebbe spiegare, ulteriormente, perché alcuni movimenti – legati a
certi muscoli e non altri – siano più facili da apprendere e ricordare e
altri meno.
(”Muscle memory and a new cellular
model for muscle atrophy and hypertrophy. Kristian Gundersen; Journal of
Experimental Biology 2016).
Non mi pento della domanda perché la risposta è molto interessante, ma la prossima volta ci penso due volte 😀
Comunque ok, è una cosa fisiologica che riguarda il modo in cui sono fatti quei muscoli, non dipende dal processo di apprendimento in sé, insomma. Speravo che fosse qualcosa che sbagliavo, da poter correggere, ma a quanto pare nisba, tocca proprio allenarsi regolarmente. Mai na gioia.
Ci sono periodi che non ricordo cosa cavolo ho fatto un’ora prima, invece ho dei ricordi cosi vividi di 35 anni fa che sembrano accaduti ora. Tipo che ero a casa di un compagno di scuola delle medie per preparare l’esame di terza e ad un certo punto ha messo una cassetta, erano i Queen, Another bites the dust. Quel momento, non ho idea del perché, non l’ho mai dimenticato.
La sai una cosa divertente?
Tu in realtà non ricordi quell’episodio ma stai ricordando l’ultima volta in cui lo hai richiamato alla mente.
Una ventina di anni fa (Figlia N.1 era nella pancia) dovetti testimoniare in tribunale per un tentativo di rapina a mano armata presso l’hotel di un mio conoscente che era avvenuto quattro o cinque anni prima (slow justice).
Naturalmente la rapina fu una roba piuttosto traumatica (disse il ladro a cui il mio amico spezzò il braccio che impugnava la pistola dentro a una porta scorrevole) e quindi negli anni che intercorsero tra l’evento e il processo la mia mente rievocò spesso quella sequenza, per cui grande fu il mio sconcerto quando la mattina dell’udienza andai a prendere il mio amico, nel mentre perso di vista, per scoprire che aveva completamente ristrutturato l’hotel.
Aveva tolto la porta scorrevole, aveva aggiunto dei gradini, aveva allargato la hall e, soprattutto, aveva messo in un’altra stanza la reception.
Il mio amico negò che avesse cambiato un solo mattone e più io dicevo ‘Qua c’era il bancone dove stavamo giocando a D&D! Qua c’era la porta scorrevole!’ e più lui scuoteva la testa.
Nella catena di rievocazione dei ricordi (io ricordo non l’evento ma il ricordo del ricordo del ricordo etc) pian piano avevo modificato la planimetria e infatti la porta non era mai stata scorrevole ma a cardini e il bancone dove oggettivamente era sempre stato ma io ERO SICURO DI VEDERE FISICAMENTE LA PORTA CHE SCORREVA.
Nel tuo caso @sabrinaonmymind sono sicuro che le cose siano andate come le descrivi (complice il ‘fermatempo’ della canzone dei Queen, riconoscibile e rievocabile a posteriori) ma io al giudice ho urlato il ‘NON MI RICORDO’ più colpevole e sospetto di tutta la storia della giurisprudenza italiana. >_____<
Ottimo esempio, Kon. In effetti noi non ricordiamo mai l’evento originario, ma l’ultimo ricordo che abbiamo di esso; ricordo che viene arricchito o privato di aspetti che ricostruiamo con la nostra fantasia.
Forse. Io ho ricordi netti e precisissimi di eventi molto remoti, luoghi, cose che facevo, musiche ascoltate, giochi fatti. Non ho alcuna sensazione siano “rimaneggiati”, sono piccoli istanti incapsulati, freezed nella mia memoria. Sicuramente non ricordo i dettagli minutamente, ma cosa facevo, dicevo sì.
Facciamo un po’ d’ordine che mi state facendo venire il mal di mare!
Allora, diciamo intanto che i ricordi “netti” e “precississimi” non lo sono mai per tutta una serie di ragioni (traumi, tempo trascorso, quante volte è stato richiamato alla memoria, in quali circostanze, ecc.), ma non è neanche del tutto corretto dire che ricordiamo il ricordo e ricostruiamo la nostra memoria in versione fantasy 😀
Se vi do una stringa di 80 numeri, probabilmente non andrete oltre i 5 – 8 numeri di fila, ma vi ricordate ancora il numero di casa di quella delle elementarri, anno scolastico 1981-’82 per ovvie ragioni ormonali.
Kon non si ricordava la porta girevole e altri dettagli che – come vedremo più avanti – erano stati male immagazinati alla fonte e non “fantasticamente” ricamati dopo con il tempo, pere l’eccezionalità dell’evento che lo ha portato ad immagazzinare gli eventi in maniera vivida, ma in parte alterata.
Ma andiamo con ordine.
Intanto gli esperti (Atkinson-Panatta), negli anni ‘60 teorizzarono la doppia memoria che tutti quanti noi conosciamo: short term e long term memory (a breve e lungo termine). Cioè, in realtà c’è anche la memoria sensoriale, legata appunto ai 5 sensi.
Ma dicevamo della teoria Atkinson-Panatta sulla short e long memory, ovvero il cervello che immagazzina dati a breve e a lungo termine. Ma breve quanto? Grosso modo 18 secondi se non ripeti l’informazione. Ovviamente poi, più ripeti l’informazione, più aumenti la probabilità di ricordarla e di passarla ad una memoria a lungo termine.
Mo, quale ricordo decida di essere tenuto più a lungo, quale scartato subito che dici l’ho letto 50 volte e non mi ricordo, come farlo, dove archiviarlo e chi uccise JFK, rimangono ancora dei punti controversi, compresa l’esistenza di questa STM, ma da qua si parte.
Un punto a favore è l’amnesia anterograda, quando il paziente si ricorda tutto entro i 30 secondi, ma poi chi cazzo sei tu? Ne avrete conosciuti a pacchi, soprattutto la mattina dopo quando si svegliano nel vostro letto! Questo, allora, depone a favore della teoria delle due memorie separate (corta e lunga).
L’altra prova a favore, sono gli esperimenti con le distrazioni: quando provi a ricordare sequenze di numeri e il vicino parte con la musica a palla o il bip di WhatsApp e ti scordi delle ultime parole, non di quelle lette prima, come a dire che la STM è compromessa e quella a lungo termine no e dunque, sono separate.
Ma ci sono anche studi a dirci che no, sembra ci sia un continuum tra short e long memory. A favore, il fatto che sia difficile marcare la differenza tra short e long.
La Working memory, per esempio, è una teoria alternativa alla short memory.
L’informazione si memorizza (apprendimento), creando dei “chunks” (dei pezzottoni) per ricordare meglio le cose. Tipo un telefono +39065009786, lo ricordate meglio se lo dividete in +39 06 500 9786.
Ovviamente, ci sono dei limiti pure qua perché 10 numeri già è tosta, con 4000 numeri in fila, stai fresco a farli a pezzettoni, dopo 8 sbrocchi sempre e comunque.
Infatti, ci sono dei limiti a seconda se si tratti di numeri (massimo 7), lettere (massimo 6) o parole (massimo 5) da ricordare in sequenza. In generale, c’è la regola del “numero magico 7″ (non era 42 la risposta alla domanda fondamentale, ma 7), tratto dal libro di Miller “The Magical Number 7, plus or minus 2: some limits on our capacity for processing information” e che in soldoni ci dice che dopo 7 cifre di fila, l’ottava la toppate. Questo è vero, più o meno 2 cifre. Dice “ma Miller lo diceva sul serio o che?”. O che! Cioé, era serio ma pure un po’ no, diciamo che in una scada da 0 a 7 era serio 7, più o meno 2.
Ovviamente ci sono un sacco di sfumature, ma in generale, un ricordo tende a decadere dopo pochi secondi, a meno che non venga richiamato alla memoria, ma tutti quanti sono d’accordo che la STM è un dischetto di cui non sappiamo la capacità massima (non troppo alta comunque) dove tanto entra, tanto deve uscire, quindi se non passa ad una memoria a lungo termine e continuate a inserire informazioni, le prime non le state immagazzinando, ma buttando al cesso.
Tornando all’incipit, la porta girevole di Kon sarà stata inserita a posteriori attraverso un secondo ricordo parziale perché, a) nella versione originale dei fatti, non era stata inserita correttamente la porta giusta, b) riportando il ricordo alla mente, più e più volte, davanti ai suoi amici, il ricordo veniva ripetuto sì, ma pure ricatalogato nuovamente e questo, a livello fisiologico, imponeva l’utilizzo di nuovi neuroni e sub-aree del cervello e quindi, una distorzione con esso. La distorzione, però, non possiamo legarla 100% alla fantasia. Kon non si è inventato una porta girevole a cazzo, l’avrà vista e inserita in quel contesto dovuto a nessuno sa cosa (o forse sì, ma non è menzionato nel suo racconto :). Per questo che riportarlo sul luogo del “delitto”, a distanza di poco tempo, lo avrebbe sicuramente aiutato a focalizzare meglio certi dettagli rispetto ad altri.
Poi, la memoria a lungo termine si ridivide in esplicita e implicita. L’implicita ci permette di fare azioni imparate una volta, milioni di anni fa, tipo rimorchiare. ahahahah no dai, senza Tinder sareste come lacrime nella pioggia! Dicevo, l’implicita di permette di fare cose fatte una volta secoli fa: guidare una bici, aprire un barattolo di Nutella, segarci, per questo che ricordiamo molto di più che non l’ultimo ricordo di quello che vi
ricordate! Fosse così, staremmo a rifare la patente auto ogni 45 minuti!
La memoria esplicita, poi, la dividiamo in semantica ed episodica.
Secondo Baddeley (1966), una delle grosse differenze tra memoria corta e lunga, è il focus: nella memoria a breve termine, ricordiamo spesso le cose per il suono delle parole, mentre in quella lunga, per il significato (semantica). L’altra, è il fatto episodico. Ci ricordiamo, appunto, degli eventi.
Parentesi 1. Come si richiamano alla memoria le cose:
1) free recall: i partecipanti al test studiano una serie di parole che poi devono ricordare, ma dopo 5 o 6 cristo, non mi ricordo più un cazzo
2) cued recall: non ti ricordi bene, ma se ti do un indizio, magari ce la fai. Aveva le tette grandi: Francesca! Bravo.
3) serial recall. se vi chiedono l’Italia campione mondiale ‘82 partite subito con Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati, Scirea. Oriali, Tardelli, Conti, Graziani, Rossi. All., Bearzot. (oppure Sarti, Burgnich, Facchetti; Tancredi, Spinosi, Falcao ecc.).
In un altro modo, è impossibile ricordarsela.
Ovviamente, se ne toppate uno in mezzo, salta tutta la filastrocca e diventa Zoff, Gentile, Carboni, Berti, Donadoni, Baggio, Signori, Muzzi. All: Mazzone!
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Quindi, non possiamo ricordarci tutto nei minimi dettagli, ma non arriviamo neanche a costruirci ricordi in stile fantasy.
Critica a Spaam: ma i lavori di Elizabeth Loftus, quella che faceva credere alla gente che da piccola si era persa al centro commerciale?
La Loftus lavorava in primis, sulla Misinformation: esempio classico. Prendo una foto della vostra comunione e sostituisco un vostro parente, realmente presente alla cerimonia, con uno zio alla lontana che era già morto da tempo. Ovviamente non sono tutti suscettibili ad un tale processo. Per esempio, persone con una buona capacità mnemonica non cadono in questo tipo di errore. Batman, infatti, non ha mai posato insieme a Fidel Castro, perché erano la stessa persona!
L’altra è legata ai fatti del testimone oculare e che oggi è messo seriamente in discussione nei processi (il caso Kon ne è un esempio). Ma anche qua, si torna ad un problema di non saper richiamare, correttamente alla memoria, i fatti osservati tempo prima, non in una loro distorsione inventata dal nulla.
Poi c’è l‘effetto del riconoscimento facciale legato alla razza. Noi riconosceremmo meglio Mario il pizzettaro calabro che non Abdul del Marocco o Philip, un afro-americano di Detroit, proprio per la differenza fenotipica legata alla razza (che però non esiste in biologia!). Ma anche qua, ci sono, adesso, specifiche linee guida per la polizia, per far sì che il testimone oculare non diventi un boomerang, a partire già dalla sua prima dichiarazione rilasciata. Quindi, lavorandoci sopra con delle appropriate tecniche, si possono ridurre certi rischi.
Resta il grande mistero di come ci si ricordi di eventi di cui non ce n’è mai fregato un cazzo, tipo la sigla del Pranzo è servito e non quello che stavate ascoltando, in macchina, il giorno in cui vi ha detto “accosta pure qua, sono arrivato. Ciao Bello, domani se passi facciamo ancora amore lungo lungo”.
Santocielo 😃😃
Potresti ripetere quella cosa del mal di mare, @spaam, ché me la sono già scordata?
Ho come il sospetto che mi pentiro’ della domanda, @spaam, ma: come funziona per la cosiddetta memoria muscolare?
Faccio un esempio per spiegarmi meglio: se mi alleno regolarmente piu volte a settimana, quando poi arrivo in gara, anche alla prima piazzola e alla prima freccia, anche senza riscaldamento, tiro meglio. Nel senso che istintivamente, senza pensarci, mi metto nella posizione corretta col baricentro che scarica all’interno dell’area di appoggio dei piedi, tendo la corda fino al giusto punto d’aggancio alla guancia, allineo il gomito dietro all’altezza della mano dell’arco, sposto lo sforzo di trazione sulle scapole, ruoto leggermente il gomito, e sgancio pulito in modo da non imprimere sforzi laterali alla corda.
Se sto due settimane senza allenarmi, magari faccio correttamente ALCUNE di queste cose, ma sbaglio su altre, tipo lo sgancio o la rotazione del gomito.
Se lo chiedo agli altri arcieri, dicono ovviamente che senza un allenamento costante si disimpara subito tutto. In realta’ a me non sembra proprio cosi’. Non e’ TUTTO cio’ che si disimpara, ma solo alcune cose. E tra l’altro non e’ che siano cose particolarmente difficili. Ma per qualche motivo, se smetto di allenarmi non mi vengono piu’ automatiche, devo concentrarmi e cercare di capire cosa sto sbagliando, prima di arrivarci.
Quindi con che criterio viene appresa una certa azione ? Perche’ la posizione di braccia e gambe si, e quella di gomito e mano no ? Dipende dal diverso processo di apprendimento di quel gesto, o cosa?