Cos’è la ricerca, davvero – Il Post

spaam:

Il problema è che si tratta di una piramide su cui non puoi mai fermarti: devi scalarla o perire.

Mi spiego meglio. Se io entro in FIAT per fare l’operaio o l’impiegato, è probabile che io possa rimanere in eterno a fare l’operaio o l’impiegato. Nessuno (che io sappia: potrei sbagliarmi) mi obbliga a fare carriera per diventare dirigente. Nella scienza invece tu non puoi rimanere a fare il ricercatore ad libitum.

La ricerca scientifica funziona come un’azienda che sostituisse tutto il suo dipartimento ricerca e sviluppo ogni dieci anni. Non so se questo sia normale, ma mi colpisce sempre: è come se uno buttasse via tutti gli ingegneri in una azienda tecnologica e ne riassumesse di nuovi, neolaureati, ogni 10 anni, a parte i pochissimi che diventano dirigenti.

Cos’è la ricerca, davvero – Il Post

Patate su Marte, nulla è impossibile

Altro che fantascienza, Mark Watney non ha fatto nulla di impossibile coltivando patate su Marte. Parola dell’International Potato Center (CIP), che negli ultimi mesi ha condotto prove rigorose il cui esito è incoraggiante: le patate possono crescere su Marte. Se ricordate vi avevamo parlato del progetto a fine 2015; nel frattempo sono stati portati avanti i test e il 14 febbraio 2016 è partita la seconda fase della sperimentazione, in cui una patata è stata piantata all’interno di un CubeSat costruito appositamente dagli ingegneri della University of Engineering and Technology (UTEC) sulla base dei parametri forniti dall’Ames Research Center della NASA. Ebbene i risultati preliminari sono positivi.

Julio Valdivia-Silva, ricercatore associato presso l’Istituto SETI, che ha lavorato presso l’Ames Research Center della NASA e ora lavora presso l’UTEC, ha spiegato che “se i raccolti possono tollerare le condizioni estreme a cui sono esposti all’interno del CubeSat, significa che hanno una buona possibilità di poter crescere su Marte. Faremo diversi cicli di esperimenti per scoprire quale varietà di patata è più adatta e per capire quali sono le condizioni minime di cui una patata abbisogna per sopravvivere”.

Ricordiamo che i CubeSat sono dei mini satelliti tipicamente di forma cubica. In quello costruito per gli esperimenti con i tuberi è stato inserito all’interno solo un recipiente contenente terreno e la patata. L’ambiente è ermetico, e un sistema automatico eroga acqua ricca di sostanze nutritive, controlla la temperatura, imita la pressione dell’aria marziana, monitora i livelli di ossigeno e di anidride carbonica. Il sistema trasmette le informazioni in tempo reale e calcola inoltre le previsioni della germinazione delle patate.

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Il presupposto di partenza è che le patate beneficiano di una grande capacità genetica di adattamento agli ambienti estremi, e per gli esperimenti CIP ha sfruttato dei cloni capaci di tollerare condizioni come la salinità del suolo e la siccità. Il terreno selezionato è stato quello del deserto de Pampas de La Joya nel Perù meridionale, che è molto asciutto e quindi più simile alle condizioni di Marte.

Se qualcuno si sta interrogando sull’opportunità di investire in una ricerca di questo tipo, è bene specificare che i test porteranno dei benefici direttamente qui sulla Terra, perché aiuteranno le popolazioni che vivono nei luoghi più aridi e inospitali a trovare i prodotti giusti da poter coltivare.

Commento di @tsuki-nh

“1) esiste un international potato center LOL  2) crescono in un cubetto asettico nello spazio e non nel mio orto, WTF”

Patate su Marte, nulla è impossibile

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La macchina Michela, 1878 

 «Desidero che l’utilissima scoperta del professor Michela sia messa in opera. Caprera, 16 dicembre 1877» G.Garibaldi 

 La Macchina Michela è una tastiera per stenotipia (o stenografia meccanica) secondo il metodo Michela, brevettata da Antonio Michela Zucco nel 1878. Fin dal 1880 è usata nel Senato italiano per redigere il resoconto stenografico.

Antonio Michela, studiò per tutta la vita il linguaggio umano, gli organi anatomici preposti alla produzione dei suoni, e i valori fonetici. Classificò gli elementi occorrenti alla formazione di tutte le sillabe di cui sono composti i vocaboli e diede ad ognuno una espressione grafica, un simbolo e un valore numerico al fine di stabilirne l’esatta pronunzia. 

Ideò un meccanismo per riuscire a registrare con assoluta precisione i simboli corrispondenti a raggruppamenti fonici con la stessa velocità con la quale fluiscono dalle labbra di chi parla. La genialità del sistema, che consiste nella diversa combinazione di soli 6 comunissimi segni con i quali si ottengono le sillabe dell’alfabeto e di conseguenza le sillabe, sta nella semplicità e nella chiarezza, caratteristiche che permisero e permettono tuttora alte velocità di registrazione.
I venti tasti della Michela si raggruppano in due “semitastiere”, una per ciascuna mano. Ogni semitastiera ha sei tasti bianchi e quattro neri, identici per forma e disposizione a quelli di un pianoforte.  

La macchina suscitò immediatamente grande interesse perché si intuivano le sue molte possibilità di applicazione, non solo in Italia (il Consiglio Municipale di Torino fu il primo organo collegiale ad avere un resoconto stenografico immediato della sua seduta del gennaio 1879) ma anche in Francia. 

Il sistema, fondato sulla scomposizione in sillabe e su molte abbreviazioni, consente di riprendere il parlato ad altissima velocità (oltre 180 parole al minuto). La Michela è ora del tutto computerizzata: il software decodifica le abbreviazioni e i discorsi stenografati compaiono subito sullo schermo di un PC. 

Con la Michela gli stenografi parlamentari del Senato hanno conseguito una notevole serie di successi nelle gare di stenografia nazionali ed internazionali (tutti i titoli italiani assoluti fin quando hanno partecipato alle gare, dal 1977 al 1996)
Ai campionati di Sofia (1985) due stenografi del Senato hanno ottenutoil primo e secondo posto, toccando entrambi la straordinaria velocità di 500 sillabe al minuto (oltre 200 parole al minuto).
Ai campionati mondiali di Pechino (2009) e di Budapest (2015) una stenografa del Senato ha raggiunto con la tastiera Michela, rispettivamente, 445 sillabe e 471 sillabe, vale a dire, la più elevata velocità di scrittura tra tutti i concorrenti e tutti i sistemi, compresi quelli di riconoscimento vocale.