Scandinavians are serious about their green roofs. They’ve had them for a while now and it doesn’t look like they’re going anywhere. They even have a competition every year to determine the best green roof project in Scandinavia by the Scandinavian Green Roof Association! But there is a reason why Scandinavians like these green roofs so much… They are not only a beautiful feature for a house, but they also offer numerous social, environmental and financial benefits. They absorb rainwater, reduce winter heating costs, reduce summer air-conditioning costs, provide insulation, and are long lasting – just to name a few.
The major Japanese construction company will team up with Japan
Aerospace Exploration Agency (JAXA). The machinery should be ready to
build a facility to accommodate four to six people on the moon in around
2030 and on Mars in around 2040.
The
new machinery will utilize Kajima’s already-tested auto construction
system, called A4CSEL, or Automated Autonomous Advanced Accelerated
Construction System for Safety, Efficiency, and Liability. The system
allows human operators to give instructions to machinery via tablet
computers. Bulldozers use GPS and accelerometers to perform a variety of
tasks.
The system has already been used to build dams in Fukuoka and Oita prefectures in southern Japan. Kajima equipped Komatsu’s
networked bulldozers with its machine control program, which was based
on data derived from experienced machine operators. Such machinery is
capable of carrying out work with high precision, Kajima says.
But
if machines simply follow orders, they may fail to respond adequately
to unintended accidents or duplication. To solve this problem, Kajima
plans to develop a new way of operating machines that allows them to
communicate with each other to do their jobs more efficiently. Machines
will, for example, detect their own location and make adjustments so as
to avoid collisions or repeating a task such as piling dirt.
Kajima
thinks its new automated construction machinery will be useful in
leveling the ground before constructing a rocket launch pad or a
building. It is also expected to be used for carrying dirt. Satoru
Miura, principal researcher at the Kajima Technical Research Institute,
said the company will develop the new construction machinery for use in
civil engineering works. “If we succeed in building automated machinery,
we can transfer the technology to engineering works on the ground,” he
said.
The International Space Station, the furthermost man-made
structure from Earth, was built by astronauts assembling, with the help
of controllers on the ground, materials brought by the Space Shuttle and
other means. Although no ground leveling or other engineering work was
needed because it is in space, it took 13 years to complete the
construction, starting in 1998.
Construction on Mars or the moon
will face a different challenge. Since those celestial bodies are away
from Earth, it takes a long time to send radio signals. Thus, auto
construction by remote control is not a realistic option. Sending humans
to do the job may be possible but accommodation during the construction
period will be a concern as it will take a long time.
In January,
JAXA selected Kajima’s idea to develop machinery for construction in
space for its Space Exploration Innovation Hub project, a three-way
program among businesses, the government and academia. An indoor
experiment will be held sometime after April next year at JAXA’s
Sagamihara Campus in Kanagawa Prefecture, south of Tokyo.
E dopo la Russia, anche il Giappone comincia a pianificare un cantiere sulla luna per la sua prima base fissa. Non ho capito una cosa pero’: se questi bulldozer telecomandati, oltre agli accelerometri, usano il GPS per orientarsi, come fanno sulla luna ? Hanno intenzione di mettere una mini rete di satelliti GPS in orbita intorno alla luna?
and now for something completely different: let’s talk about brexit!
devo farti prima due appunti: 1 – se hai qualcosa contro le persone che vanno in erasmus in Gran Bretagna risolvila per conto tuo perchè dubito tu li conosca tutti e questi atteggiamenti di odio nei confronti di una categoria che nemmeno conosci mi irrita alquanto, quindi la prossima volta piuttosto che sputare veleno ammazzati; 2- Noi non siamo Italia, siamo Europa e mondo, ok? Smettetela di pensarla così, la Gran Bretagna ha appena valutato una scelta storica e radicale e pensare ai risvolti racchiusi nei confini italiani già denota la tua indole limitata e la totale ignoranza sulla situazione non solo economica, ma anche umana del mondo, cioè boh l’italia cos’è? un entità a parte isolata totalmente che va avanti a forza di bestemmie? oppure facciamo parte di qualcosa più grande e che intorno a noi sta evidentemente cambiando? Boh, vabbe.
Poi parliamo di economia, perchè a me mo mi arrivano tutti sti ask come se fossi Keynes, ma in verità anche lo stesso Keynes faceva ipotesi.
Il modus operandi dell’economia è spiegato bene in questa barzelletta:
“Tre naufraghi arrivano su un’isola deserta Un fisico, un chimico e un economista. Trovano sull’isola una cassetta piena di cibo in scatola ma non sanno come aprirla. – Il fisico:” gettiamole giù per il dirupo” – Il chimico: ” riscaldiamole fino a farle aprire” – L’economista: “Ipotizziamo di avere un apriscatole….”
L’economia (politica) è una scienza che usa la matematica per i calcoli delle ipotesi, ma in fondo son tutte ipotesi, tu ti chiederai come mai? Eh, perchè l’economia è fondata su cosa fa l’individuo con i soldi il tempo e le aspettative. Un mio professore diceva che se devi stimare uno scenario su un range tra quelli possibili fai prima ad elencarli su un foglio e farci giocare a freccette ad una scimmia bendata, hai più probabilità punti a quello giusto che non facendo ulteriori stime. E’ la statistica la materia che studia i risvolti economici, dati dei fattori che per lo più son prevedibili, tranne l’uomo. L’uomo ragiona per aspettative, in base a cosa si aspetta agisce. E può ribaltare scenari oppure, la maggior parte delle volte visto che la massa è effettivamente prevedibile, confermarli.
Ieri in Gran Bretagna invece è successo una cosa che sinceramente io non mi aspettavo e a dire il vero la UE non se la sarebbe aspettata da nessuno stato membro visto che esiste l’art. preposto all’uscita (art. 50), ma non avevano mai buttato giù una metodologia, quindi cosa succederà? Boh. Noi possiamo solo basarci sulle informazioni che abbiamo: 1 – Il referendum è solo consultivo, non vincolante, il governo deve decidere, ma è quasi normale che segua il volere del popolo; 2- Cameron pare voglia dimettersi, quindi la situazione si complica ulteriormente e oltre a sto palo nel culo della brexit dovranno vedersela anche con scazzi interni; 3 – C’è da dire che la Gran Bretagna non era in unione monetaria, quindi si vanno ad intaccare (solo?!) le centinaia se non migliaia di normative per la libera circolazione dei beni, di persone e dei servizi e l’applicazione di normative comunitarie, che come sappiamo tutti non sono quattro o cinque; 4 – Ci vorranno all’incirca due anni di commissioni per capire come fare, commissioni a cui la Gran Bretagna non potrà partecipare se effettivamente deciderà di avvalersi dell’art.50, cosa che ancora ripeto non è stata decisa; 5 – Mettici anche tutta la massa di aziende europee che hanno sede lì e viceversa, i lavoratori che sono emigrati in e out, insomma è un gran casino; 6- Esiste anche la commonwealth e questi paesi della commonwealth hanno rapporti con tutto il resto del mondo, quindi quello che fa la Gran Bretagna non ha solo ripercussioni in Europa, ma nell’universo intero (stiamo parlando della Gran Bretagna, ok?) e vista economicamente vuol dire che tutta sta gente che si sta cagando sotto avrà delle reazioni sul mercato che creeranno un effetto a catena, ci siamo? Hai visto il terremoto in borsa di ieri? 7- Adesso le reazioni delle persone comuni, che comunque son risparmiatori, possono essere arginate anche attraverso i media e una propaganda di rassicurazione, ma i rapporti commerciali? Ancora non lo sappiamo, ripeto, dovrà decidere la UE e su questo ci sono varie ipotesi che possiamo fare benissimo anche da soli ed immaginarsi le conseguenze, ma capisco che ci vuole uno studio sul saldo della bilancia commerciale e quindi anche dei pagamenti e non è immediato: dove esporta la GB? Chi importa in GB? Cosa esporta? E gli investimenti? 8 – Per l’Italia vale lo stesso discorso, saldo della bilancia dei pagamenti e quindi commerciale, ma ripetiamo, l’Italia è parte della UE, quindi se ne risentono molto Germania o Francia o Spagna o Slovenia o chiunque altro, anche noi ne risentiamo, perchè le variabili che possono influenzare l’economia e quindi la finanza e quindi la fiscalità sono molte e a volte anche imprevedibili.
Adesso tralasciando l’economia di cui non mi sento pienamente padrona, parliamo del punto fondamentale. La Gran Bretagna, innescando l’ira della Scozia dell’Irlanda del nord, dell’Australia e via dicendo, ieri ha votato Leave, questo per te è una piccolezza? L’unione Europea è importante, proprio la parola unione è importante, è vero è un grandissimo palo su per il culo, il fatto che mi dicano come minchia devo fare la piadina romagnola a me mi fa imbestialire, ma è una istituzione necessaria. Tralasciando il fatto che se noi uscissimo, essendo anche in unione monetaria, tempo due anni e in toscana la mattina dovranno salutarsi con guten morgen, che se la comprano e noi je la dovemo da e zitti, perchè la Germania quando noi ancora si pensava a leccarci le ferite della seconda guerra mondiale e poi ancora avevamo a che fare con tangenti e i vari craxi e poi mafia e berlusconi qundi trenini e can can e brigitte bardot bardot!! è stata lo stato che s’è sempre messo seduto e ha diretto i lavori, sempre. E mo è inesorabilmente lo stato guida, poi parliamoci chiaro, ce la vedete l’Italia? Vabbe. Tornando al referendum in se a me ha scioccato che in Gran Bretagna, appunto perchè pensavo che la trave nel nostro occhio fosse più grossa, abbia vinto la campagna di quegli inumani dello UKIP, hai visto Farage? quello è uno che quando va nel parlamento Europeo insulta gli altri parlamentari, tu lo hai mai visto? Sai chi è? Dobbiamo riprenderci la nostra nazione, non so se ti rendi conto? Quello lì, in Gran Bretagna ha vinto, ok? E io ho i brividi. I giovani, perchè è così, che quasi all’80% hanno votato remain, ma tu mettiti nei panni di uno di quei ragazzi perdio. Che come se mi padre votasse contro il mio futuro, ma nemmeno, verso il futuro di tutto quello che lui stesso ha contribuito a costruire e quindi se costruisci una casa che stiamo tirando adesso su insieme e poi me la butti giù perchè è stato tutto sbagliato, io allora cosa devo fare? A me così m’ammazzi, ma anche moralmente mi ammazzi.
Questo evento è stato e resterà molto significativo, io spero in cuor mio non escano, che secondo me davvero farebbero una cazzata, nemmeno loro possono reggere un colpo così forte, poi per carità son stronzi e ne escono sempre, la storia insegna, ma quello che mi sconvolge è che lo abbiano fatto davvero. Di certo ci saranno delle conseguenze e di certo non saranno lievi. Non solo per l’Italia e non solo economiche. Vedremo.
(tutto quello di cui sopra sono mie riflessioni personali scaturite da letture, conversazioni, studio e ragionamento, se volete commentare, dire la vostra e quindi sentire impellente il bisogno di un’opinione che almeno sia al pari del mio impegno nel comprendere i fatti, altrimenti parlatevi davanti lo specchio ok?)
Non riesco più a trovare il dato preciso, quindi vado a memoria: l’Inghilterra ha con la UE circa 80.000 pagine di normative commerciali, tutte robe abbastanza convenienti, oltretutto (visto che si applicavano a tutti gli stati membri). Si dovrebbe fare tabula rasa e ricominciare da capo, e sono sicuro che non saranno così vantaggiose com’erano prima.
Al prossimo che mi parla convinto di democrazia diretta e menate varie gli rido così sguaiatamente in faccia da pisciarmi addosso. Il popolo sarà pure sovrano, ma resterà sempre quello che è sempre stato: somaro.
E adesso restiamo in equilibrio tra un’ansia per un futuro incerto che avrà ricadute sull’intero continente (già di per sé debole soprattutto dal punto di vista politico) e la voglia di fare incetta di patatine e pop-corn per vedere la fine che fa la perfida Albione (sono le 8 e mezza e mi pare che solo dal Galles non abbiano ancora annunciato la voglia di mandare a fanculo l’Inghilterra pur di restare in UE).
Ricordo ancora le prime sensazioni di euforia quando l’erasmus in Spagna cominciava ad ingranare, e io cominciavo a conoscere gente di tutta l’europa. Quella sensazione di sentirsi parte di un mondo molto piu grande di quello che avevi pensato finora. Ricordo anche quanto mi sembrasse strano, mesi dopo, lo stupore iniziale al frequentare gruppi di persone cosi’ eterogenei. Che c’era di strano? Perché mai all’inizio me ne ero stupito?
Ricordo come prendevamo per il culo a inglesi e tedeschi che non capivano le coniugazioni dei verbi in spagnolo, e ricordo come loro prendessero per il culo noi per “Italiani? Ahahaha, Berlusconi!”. Ricordo le serate coi francesi e i polacchi al Mescafé a vedere i Mondiali. Avversari durante la partita, ma all’uscita eravamo di nuovo in spiaggia a bere insieme e a giocare a volley alcolico.
Ricordo quanto mi sembrasse piccolo il paesello, quando tornavo per natale, e quando mi sembrasse ristretta la visione dei miei amici, ancora al bar a chiaccherare di donne e di calcio come se niente fosse cambiato. Per loro NON ERA cambiato niente, effettivamente. Ma io mi sentivo come se mi avessero tolto le fette di prosciutto dagli occhi.
Ricordo quella festa dell’ultimo dell’anno a Nantes, dove tutti parlavano francese, e io non capivo un cazzo, mi ricordavo solo quel poco di francese che avevo studiato alle medie, ma non bastava per seguire la conversazione. Cosi’ affiancai una tizia che mi piaceva, e cominciai a parlare in un misto di spagnolo e inglese, a caso. Si mise a ridere, mi rispose in spagnolo, e quasi tutti gli altri cambiarono lingua, per farmi capire. Piccole cose, ma ti davano la sensazione di essere parte di qualcosa di piu grande.
E le mattinate in Svezia a discutere di quanto facesse schifo il porridge con un mio amico peruviano, che ci aveva ospitato a casa sua. Con le inquiline svedesi che parlavano spagnolo, perché anche loro avevano fatto l’erasmus in spagna. Ricordo la sensazione strana, all’inizio, del trovarsi a parlare in spagnolo a Goteborg, e farsi pure capire senza problemi. Ma poi sticazzi, una lingua vale l’altra. Siamo in europa, no? In qualche modo ci si capisce, dai.
Ricordo i giorni in Portogallo, con quel poco di portoghese che avevo imparato a Santiago de Compostela, in una serata a cazzeggiare al bancone del bar con due pellegrini del Camino, una ragazza spagnola e uno studente brasiliano. Ricordo i moccoli quando non riuscivo a pronunciare le ã e le õ senza tapparmi il naso. E ricordo le tavolate a a mangiare insieme, a Porto, insieme a gente del posto mai vista prima, che mi faceva sentire a casa piu di tanti cosiddetti amici di sempre. Qualcuno aveva fatto l’erasmus in Italia e parlava un po’ di italiano. Qualcuno capiva lo spagnolo. La maggior parte parlicchiava inglese. Io facevo un po’ un mescolone di tutte queste lingue, e in piu’ cercavo pure di fare il mimo 😀 Pero’ ci si capiva.
Ricordo la sensazione di disorientamento quando cominciai a sentire parlare un’amica del Marocco, di permesso di soggiorno e di visto di lavoro. Avevamo fatto la stessa universitá, parlavamo la stessa lingua, vivevamo nello stesso quartiere, frequentavamo gli stessi amici, ma qualcuno aveva deciso che lei era diversa, perché era nata in un paese diverso. E non aveva la cittadinanza europea. Mi ero talmente abituato all’idea di una europa libera, senza frontiere, dove avrei potuto andare ovunque, che all’inizio non capivo cosa mi stava dicendo. Visto? Permesso? In che senso permesso scusa? Ci vuole un permesso? Permesso di chi? Fu un brutto ritorno alla realtá.
Siamo stati fortunati a vivere in questa epoca storica, ad aver conosciuto una vera europa dei popoli, e non solo delle banche o dei governi.
Ma é stata solo una breve parentesi.
L’inghilterra é solo l’inizio, di un processo di sgretolazione ormai inarrestabile. I nostri figli non andranno in erasmus. Noi ci dimenticheremo di tutto questo, e torneremo alla vita del paesello. E probabilmente, vedremo anche una guerra, nel corso della nostra vita.
Lavorano in condizioni disumane attorno al “villaggio della solidarietà” voluto dal governo Berlusconi. Il Cara di Mineo è diventato una fabbrica di braccianti a basso costo. Richiedenti asilo che l’Italia dovrebbe proteggere e che invece finiscono nella filiera dello sfruttamento. Lo rivela la seconda edizione del dossier “Filiera sporca”
La NASA ha compiuto un importante passo verso la creazione di una rete Internet per il Sistema Solare installando sulla ISS il servizio Delay/Disruption Tolerant Networking (DTN),
che servirà per automatizzare e migliorare lo scambio dati tra le
stazioni a Terra e gli astronauti sulla ISS e si tradurrà in un utilizzo
più efficiente della larghezza di banda.
DTN funziona fornendo una rete “store and forward” affidabile, capace
di memorizzare pacchetti di dati nei nodi lungo il percorso di
comunicazione, e di inoltrarli o ritrasmetterli al nodo successivo solo una volta che questo è disponibile.
Una catena che permetterà di raggiungere luoghi isolati, che essi siano
una stazione di Terra, un veicolo spaziale robotico nello Spazio
profondo o, un giorno, una base degli esseri umani che vivono su altri
pianeti.
Un sistema di comunicazione differente dai protocolli Internet
tradizionali che impieghiamo sulla Terra, che richiedono che tutti i
nodi del percorso di trasmissione siano disponibili nello stesso periodo
di tempo affinché la trasmissione dati avvenga con successo.
DTN è stato installato sul Telescience Resource Kit (TReK), una suite
di software per la trasmissione e la ricezione dei dati tra i centri
operativi terrestri e i playload a bordo della ISS. La Stazione Spaziale
è diventata in questo modo un nodo di un’ampia infrastruttura Internet
che la NASA intende estendere a tutto il Sistema Solare.
Nell’immediato permetterà sulla ISS di migliorare le applicazioni di
supporto alla missione e di rendere più efficiente il trasferimento file
da e verso la Terra.
Oltre a questo importante traguardo, la NASA sottolinea che potremo beneficiare del DTN anche in casi particolari qui sulla Terra,
come per esempio nel caso di catastrofi o in quelle situazioni
d’emergenza in cui le comunicazioni sono temporaneamente inaffidabili.
Per raggiungere questo obiettivo l’Agenzia ha lavorato a stretto contatto con Vinton Cerf,
secondo cui “la nostra esperienza con DTN sulla ISS porterà a benefici
anche alle applicazioni terrestri, e in particolare alle comunicazioni mobili nelle aree in cui le connessioni sono irregolari e discontinue”.
Accenna poi ai casi in cui un dispositivo si scarica e deve posticipare
le comunicazioni a quando la batteria sarà nuovamente carica: una
prospettiva importante nell’ottica dell’Internet delle Cose.
Per garantire un’adozione su larga scala del servizio DTN la NASA ha
lavorato inoltre con l’Internet Research Task Force (IRTF), la
Consultative Committee for Space Data Systems (CCSDS) e l’Internet
Engineering Task Force (IETF) per la standardizzazione internazionale.
Per finire, molte implementazioni di DTN sono pubblicamente disponibili come codice open-source,
e saranno accessibili al crescente numero di persone che collaborano
con la ricerca spaziale fra cui ricercatori universitari, di CubeSat, e
aziende coinvolte nei progetti della ISS.