Il piano della Russia per l’esplorazione lunare inizia a prendere forma, e dopo l’annuncio dell’agenzia spaziale russa (Roscosmos) dell’intenzione di lanciare una missione umana sulla Luna nel 2029, adesso si apprende che l’intenzione è di costruire una base permanente capace di ospitare fino a 12 cosmonauti sulla superficie lunare.
Si tratterà di un avamposto destinato sia alla ricerca sia all’estrazione mineraria. Come ricorda Izvestia
(Google Translate) una base lunare è un obiettivo strategico del
programma spaziale russo, nonostante la difficile situazione economica.
Nel prossimo decennio lo Stato dovrà sostenere i programmi per
dispositivi di comunicazione e telerilevamento satellitare, per questo
Vladimir Putin ha dovuto fare tagli al Programma Spaziale Federale
(FCP).
La base lunare tuttavia è sopravvissuta, e lo TsNIIMash (Istituto
Centrale di Ricerca Russo per lo sviluppo di missili balistici a lungo
raggio) sta portando avanti gli studi prendendo in prestito anche alcune
idee originariamente sviluppate in USSR fra la fine degli anni ‘60 e
l’inizio degli anni 70.
Secondo le fonti “nella fase iniziale la base lunare sarà presidiata da non più di 2-4 persone,
ma il loro numero salirà successivamente a 10-12 persone”. Lo spazio
abitabile per ciascun astronauta sarà di circa 20 metri cubi e sarà
predisposto anche un rifugio antiatomico sotterraneo
che servirà a proteggere l’equipaggio dalle radiazioni. Ci sarà inoltre
una centrale elettrica per l’approvvigionamento di energia; la durata delle missioni sarà di almeno 30 giorni.
A quello che si apprende, al momento non è ancora stata decisa l’area
in cui erigere la base lunare. Olga Zharov di TsNIIMash ha spiegato
alla stampa che la maggior parte delle proposte verte sulla costruzione
di una base in prossimità del Polo Sud della Luna, e che il primo requisito è che ci sia un punto di approdo sicuro per le navicelle spaziali con equipaggi e rifornimenti.
Secondo l’agenzia di stampa russa TASS sarebbe già iniziato il lavoro
di costruzione del lander Luna 25 e Roscosmos starebbe sviluppando
anche il razzo vettore Angara-A5V che servirà per spedire sulla Luna i
materiali necessari alla costruzione della base lunare. La Russia
dovrebbe usare più lanci separati, ciascuno dei quali poterà sulla Luna
un nuovo modulo per l’avamposto, che poi dovrà essere assemblato. Un po’
come si è proceduto con la costruzione della ISS per intenderci.
Il primo volo con equipaggio dovrebbe decollare nel 2029 e ricordiamo che l’Agenzia Spaziale Europea ha offerto la sua collaborazione
alla Russia in qualità di “socio minoritario”, mettendo a disposizione
le sue competenze tecniche. La Cina invece è stata interpellata come
principale partner russo per la creazione della stazione scientifica
lunare.
Gli unici a restare alla finestra per ora sembrano essere gli Stati
Uniti, intenti a capire se valga la pena investire in missioni lunari o
sia meglio concentrarsi solo su Marte. La chiara presa di posizione
russa potrebbe accelerare una decisione?
E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà? Le orchestre di motori ne accompagnano i sospiri: l’oggi dove è andato l’ieri se ne andrà. Se guardi nelle tasche della sera ritrovi le ore che conosci già, ma il riso dei minuti cambia in pianto ormai e il tempo andato non ritroverai…
Giornate senza senso, come un mare senza vento, come perle di collane di tristezza… Le porte dell’estate dall’inverno son bagnate: fugge un cane come la tua giovinezza. Negli angoli di casa cerchi il mondo, nei libri e nei poeti cerchi te, ma il tuo poeta muore e l’alba non vedrà e dove corra il tempo chi lo sa?
Nel sole dei cortili i tuoi fantasmi giovanili corron dietro a delle Silvie beffeggianti, si è spenta la fontana, si è ossidata la campana: perchè adesso ridi al gioco degli amanti? Sei pronto per gettarti sulle strade, l’inutile bagaglio hai dentro in te, ma temi il sole e l’acqua prima o poi cadrà e il tempo andato non ritornerà…
Professionisti acuti, fra i sorrisi ed i saluti, ironizzano i tuoi dubbi sulla vita, le madri dei tuoi amori sognan trepide dottori, ti rinfacciano una crisi non chiarita: la sfera di cristallo si è offuscata e l’aquilone tuo non vola più, nemmeno il dubbio resta nei pensieri tuoi e il tempo passa e fermalo se puoi…
Se i giorni ti han chiamato tu hai risposto da svogliato, il sorriso degli specchi è già finito, nei vicoli e sui muri quel buffone che tu eri è rimasto solo a pianger divertito. Nel seme al vento afferri la fortuna, al rosso saggio chiedi i tuoi perchè, vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu, ma il tempo passa e non ritorna più…
E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito, quanto tempo è ormai passato e passerà! Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada, il domani come tutto se ne andrà: ti guardi nelle mani e stringi il vuoto, se guardi nelle tasche troverai gli spiccioli che ieri non avevi, ma il tempo andato non ritornerà, il tempo andato non ritornerà, il tempo andato non ritornerà…
Non posso permettermi di darglieli, e non son sicura nemmeno di volerglieli dare visto che il nostro rapporto negli ultimi anni è riassumibile raccontando di quella volta che ha provato a contattarmi (sempre per chiedermi soldi) ma non ci riusciva, per cui mi ha contattato su Facebook, dove gli ho spiegato che il mio cellulare si era appena rotto dopo che mi avevano investito sulle strisce pedonali. Ecco, non mi ha chiesto nemmeno come stessi. Questo è solo uno dei casi più eclatanti, ma ne avrei a dozzine.
Insomma, dalla semplice richiesta si è finiti ai ricatti morali, e al “grazie di tutto quello che hai fatto per me”, ad avermi rinfacciato di essermene “scappata”… solo perché sono andata a convivere con il mio compagno. Alla veneranda età di 32 anni.
Io lo so che è in difficoltà. Lo so che è solo un uomo fondamentalmente buono che si è incattivito. Ma ormai ho anche deciso di non volerci avere più niente a che fare.
Però ora vi sarei grata se mi sapreste dire… come faccio a convivere con questa decisione senza mangiarmi lo stomaco come sto già facendo, senza piangere nel sonno, senza sentire questo peso nel petto che sembra non andare via.
Dicono che che il passaggio da ragazzo a uomo succeda quando uno fissa dei punti fermi nella sua vita ed ha la forza di mantenerli. Immagino valga anche per le donne. Personalmente sono in una situazione analoga, anche se diversa, e sto facendo non poca fatica a restare fermo sui punti che mi sono fissato. Certe decisioni non sono facili da prendere, e anche meno da rispettare. Ma a volte vanno prese ugualmente.
Soluzioni o consigli da darti per stare meglio non ne ho; non riesco a gestire i miei di casini, figuriamoci quelli degli altri. Pero’ appoggio la tua decisione. Ho sempre pensato che si raccoglie cio’ che si semina, e che l’amore di un figlio, un genitore, non puo’ pretenderlo, ma se lo deve guadagnare. Facendo il genitore. Discorsi tipo “ma e’ pur sempre tuo padre” stanno a zero. Padre e’ chi il padre fa.
Da qui a 40 anni ci saranno nonne cresciute con Yu-Gi-Oh e la scopa post cenone della vigilia di natale sarà una carneficina
Sto morendo.
Comunque gente, grazie veramente a tutti. Non pensavo di scatenare tutto ‘sto casino con quel post. Grazie per le tante idee, grazie agli anon senza tumblo che hanno contribuito ugualmente, grazie anche a chi ha solo rebloggato, risposto o messo un like.
Mi sta prendendo un po’ l’ansia. Troppe idee da valutare, e per molte, potenzialmente un solo tentativo a disposizione. Se faccio cazzate mi gioco gli apparecchi, i soldi per ricomprarli, e finche’ non risolvo pure il lavoro, la possibilita’ di guidare, di interagire con la gente, e tutto il resto. Quindi magari mi conviene pensarci ammodino prima di fare qualcosa.
Un pochino d’ansia, si.
Vado a farmi una decina di camomille. Grazie a tutti.
Vedete quella curvetta rigida di plastica trasparente, tra la scocca e il tubicino di gomma ? Ecco, mi si e’ spanata la filettatura della scocca marrone, per cui la curvetta non si avvita piu’. Nei primi tempi riuscivo a risolvere rinforzando la filettatura con qualche giro di teflon, ma adesso e’ talmente spanata che nemmeno il teflon basta piu’. E la scocca continua a staccarsi e a cadere.
Esattamente come i santi che tiro giu’ a moccoli.
Direte voi: ma non puoi farlo riparare? Ma certo. Il mio audioprotesista non tiene piu’ questa marca, per decisioni commerciali della sua catena. Puo’ provare a spedirlo alla Phonak ugualmente, ma ci vogliono almeno 15 giorni, durante i quali NON PUO’ darmi degli apparecchi sostitutivi. Centri di riparazione in zona (toscana) non ne ho trovati.
Anzi, approfitto per ringraziare il tumblero che mi ha segnalato il centro di riparazione a Firenze, ma purtroppo riparano solo apparecchi Oticon e relative sottomarche.
Chiamando direttamente la Phonak, ho avuto il numero di un centro di riparazione di Milano, che pero’ mi ha dato brutte notizie: la filettatura e’ tutt’uno con il case, per cui va cambiata l’intera scocca esterna. E per la Phonak la scocca non e’ considerata un pezzo di ricambio, per cui non la forniscono ai centri di riparazione.
Devo per forza inviare gli apparecchi alla Phonak (in Svizzera), e farli riparare a loro. Alla modica cifra di 480 euro l’uno: a quanto pare, per insindacabile decisione della Phonak, cambiare la scocca costa 240 euro per apparecchi che hanno fino a 6 anni, il doppio per quelli piu vecchi. Mistero della fede (inserire qui altri moccoli).
Quindi riassumendo: per due filettature spanate, sono 960 euro e 15 giorni, durante i quali, senza apparecchi sostitutivi, non posso guidare, lavorare, o qualsiasi altra cosa che preveda interazioni col resto del mondo.
A questo punto, con tutta la stima professionale per la Phonak, direi che me lo possono tranquillamente puppare. Cerchero’ di arrangiarmi.
Qualcuno ha idea di come si ripari una filettaura esterna su un tubicino di plastica rigida di circa 2 mm di diametro, dello spessore di pochi decimi di millimetro, sulla quale si avvita la curvetta bianca che vedete in foto?
Al momento ho escluso le seguenti idee:
teflon (non basta piu come riempitivo, e non c’e’ piu abbastanza filetto per aggrapparsi)
frenafiletti (la curvetta deve rimanere svitabile per la pulizia, ed essendo entrambe le parti in plastica, il frenafiletti da acciaio le incollerebbe come un adesivo acrilico)
nastro isolante esterno (il raccordo e’ su una curva e la superficie esterna non e’ cilindrica: il nastro isolante non e’ abbastanza elastico da riuscire ad adattarsi bene alla curvatura e lascia degli spiragli, che si traducono in microfoni che fischiano, e altri santi tirati giu’ a moccoli)
helicoil (non ne fanno di cosi’ piccole, e comunque non sono adatte per filettature in plastica)
colla acrilica come riempitivo (scartata per due motivi: 1) una volta solidificata, diventa troppo rigida, non e’ abbastanza elastica da reggere le sollecitazioni senza sbriciolarsi in microscagliette, e se una di queste scagliette entra dentro al foro del tubicino, mi gioco tutto l’apparecchio; 2) non saprei come ricostruire la forma della madrevite senza che si incolli alla curvetta)
Qualcuno ha altre idee ?
Rebloggando per chiedere aiuto alla turbolenta tumblr-mente collettiva, aggiungo dicendoti che credo esistano piccoli tubolari (passami il termine, che è sanitario) di silicone elastico deformabile che possono ‘abbracciare’ la curva adattandosi alla scocca. Vengono usati come raccordo in attrezzature sanitarie ma naturalmente non sono rigidi e la loro funzione sarebbe esclusivamente quella di evitare il distacco e la caduta.
Adesso lascio ai suggerimenti dell’altrui inventiva.
Sparo perché non mi si vedono le immagini. Roba tipo sugru o cermit?
Il cernit no, perche’ quando secca diventa duro e fragile.
Il sugru non lo conoscevo, ma qua dice che quando solidifica rimane in
“robusto e flessibile silicone”. Forse potrei provare a usarlo come riempitivo al posto della colla acrilica, per ricostruire la filettatura mancante. Ma rimane il problema di come dargli la forma della madrevite SENZA farlo attaccare alla curvetta. Dovrei fare un po’ di prove, e vedere quanto ci mette a indurire, a prendere la forma, e ad attaccarsi. Grazie per l’idea comunque !
Magari esiste qualche pezzo della Lego, da utilizzare come tubicino per il tuo apparecchio.. Mi ricordo che i boys hanno dei tubicini (però neri) come parti di alcune navicelle star wars… (Dico sul serio, eh, ma la mia capacità di immaginazione si ferma proprio qui :P… Chissà, forse in un negozio specializzato in modellismo trovi davvero qualcosa di simile)
Rigiro la domanda ai miei followers!
Esiste una materiale plastico che si chiama Polymorph. Delle piccole palline di plastica da sciogliere in acqua calda e modellare, quando raffredda indurisce. Plastica dura e non troppo flessibile. Non ho idea se ti possa tornare utile (è possibile fare una filettatura al polymorph).
Polymorph è il nome commerciale (uno dei). Il materiale si chiama policaprolattone. E’ tranquillamente lavorabile, quando è freddo, ma è difficile da far aderire o incollare ad altre materie plastiche.
In realtà mi è venuta in mente una cosa… che forse fa al caso tuo… cioè di @gigiopix
Si chiama Bondic. Un gel che puoi avvolgere attorno al tubetto attuale, e che poi solidifica con raggi UV e diventa rigido aderendo alla superficie originale. in questo modo potresti aumentare la superficie di contatto tra tubo e raccordo trasparente in modo da incastrarlo meglio.
Tra l’altro è sovrapponibile più volte, quindi a furia di gel + UV puoi “costruire” intere strutture, anche molto piccole.
E’ solo difficilotto da trovare in commercio.
Non conoscevo ne’ il
Polymorph
ne’ il Bondic. Grazie a entrambi per il suggerimento. Si vanno aggiungere, insieme al
sugru
suggerito da @pelleditalpa, ai potenziali materiali per ricostruire la filettatura (che se si riuscisse a fare, mi sembrebbe la strada piu pratica e meno invasiva).
Il problema rimane il solito: una volta ricostruito lo spessore col Bondic o col Sugru, come faccio a dargli la forma della madrevite? Dovrei trovare una filiera della misura giusta per la filettatura da fare (che non so di quanto sia), oppure in qualche modo fare un calco della madrevite. Oppure per tentativi, trovare una vite che si avvita in modo preciso alla curvetta, poi trovare un dado in metallo che si avvita su quella vite, e usarlo come filiera.
In ogni caso per adesso mi pare l’idea piu’ percorribile, si.
@frauigelandtheboys: il tubicino del LEGO sarebbe da cercare comunque, anche solo per avere un apparecchio parzialmente in LEGO, lol 😀
Fai un po’ di foto. E scusa le maiuscole ma… MACRO, A FUOCO, E CON UN RIFERIMENTO DI DIMENSIONI NOTE NELL’INQUADRATURA. 🙂
Con il polymorph si può fare anche il calco, anche se non è semplice da creare. Ma axeman72 ne sa sicuramente più di me.
Verissimo.
Il problema nel caso specifico è che temo che il filetto (o quel che ne resta) sia troppo sottile per venir “rilevato” dal PCL, che anche quando è morbido è comunque molto “denso” per penetrare come si deve nei filetti. Soprattutto se non puoi applicare chissà quale pressione, o usare troppo materiale (c’è sempre il problema dei fori del microfono che sono “a rischio”.
A differenza, ad esempio, del bondic che permette l’applicazione in quantità minime.
Poi fa tanto anche l’abilità manuale personale e il MacGyver level 🙂
Ecco le foto (vale anche in risposta a @misantropo) Quella sotto e’ carta millimetrata, per avere un riferimento delle misure. Chiedo scusa se sono leggermente sfocate, e’ il meglio che riesco a fare col cellulare (niente reflex).
Come si vede, a complicare la cosa:
– sono solo 3 filetti – la madrevite sulla curvetta é leggermente conica – la vite sulla scocca é diventata quasi cilindrica da tanto che é spanata – nel punto peggiore c’é quasi mezzo millimetro di gioco – dentro al pezzo grigio, anche se non si vede da fuori, c’é un filtro (per cui non posso semplicemente tagliare il cilindretto grigio e sostituirlo con una parte in metallo filettata bene)
Domanda, magari stupida, ma io vedo le foto e non l’oggetto “live” e quindi te la devo fare.
Ma sei sicuro che si sia spanata la vite “grigia” o piuttosto si è allargato il pezzo trasparente? Nella terza foto sembra che le dimensioni della parte trasparente siano superiori a quelle del guscio beige e la cosa mi sembra quantomeno strana.
Non e’ piu grande della parte marrone, semplicemente in quella foto non é perfettamente allineata (la sezione esterna nel punto di giunzione non é circolare, ma rettangolare con angoli stondati), proprio perché non avvita, e non riesco a farla stare ferma da sola nella posizione giusta.
Comunque la curvetta é facilmente reperibile come pezzo di ricambio, e l’ho cambiata parecchie volte. Ma ormai anche con una curvetta nuova, c’é talmente poco filetto sulla parte grigia che ciottola lo stesso.
Detto questo: questa particolare curvetta forse é anch’essa leggermente spanata, forse per via dell’uso ripetuto di teflon sulla filettatura
grigia. Quindi effettivamente il gioco potrebbe essere minore. Ma comunque abbastanza da non far avvitare bene la curvetta.
L’eventuale calco per la filettatura ovviamente lo farei su una curvetta nuova (che adesso non ho, peró).
Ah, e comunque: la curvetta e’ in plastica dura, mentre la parte grigia é piú gommosa. Non gomma, ma sempre plastica piú morbida di quella usata nella parte trasparente.
Ok, ultima domanda e poi ci penso su.
Come sei messo a dotazioni meccaniche, ad abilità manuali, e qual’è il tuo MacGyver level in una scala da “se devo aprire un barattolo senza apriscatole muoio di fame” a “posso costruire un lanciarazzi con canne di bambù, fertilizzante, un rotolo di spago e due fermagli”?
Una via di mezzo, diciamo. Il lanciarazzi magari no, ma una trappola vietnamita a nido d’istrice, con le canne e lo spago, forse si. Col barattolo aperto coi fermagli e usato come esca, e il tappo in lamiera come lama per finire la vittima 😀
Vedete quella curvetta rigida di plastica trasparente, tra la scocca e il tubicino di gomma ? Ecco, mi si e’ spanata la filettatura della scocca marrone, per cui la curvetta non si avvita piu’. Nei primi tempi riuscivo a risolvere rinforzando la filettatura con qualche giro di teflon, ma adesso e’ talmente spanata che nemmeno il teflon basta piu’. E la scocca continua a staccarsi e a cadere.
Esattamente come i santi che tiro giu’ a moccoli.
Direte voi: ma non puoi farlo riparare? Ma certo. Il mio audioprotesista non tiene piu’ questa marca, per decisioni commerciali della sua catena. Puo’ provare a spedirlo alla Phonak ugualmente, ma ci vogliono almeno 15 giorni, durante i quali NON PUO’ darmi degli apparecchi sostitutivi. Centri di riparazione in zona (toscana) non ne ho trovati.
Anzi, approfitto per ringraziare il tumblero che mi ha segnalato il centro di riparazione a Firenze, ma purtroppo riparano solo apparecchi Oticon e relative sottomarche.
Chiamando direttamente la Phonak, ho avuto il numero di un centro di riparazione di Milano, che pero’ mi ha dato brutte notizie: la filettatura e’ tutt’uno con il case, per cui va cambiata l’intera scocca esterna. E per la Phonak la scocca non e’ considerata un pezzo di ricambio, per cui non la forniscono ai centri di riparazione.
Devo per forza inviare gli apparecchi alla Phonak (in Svizzera), e farli riparare a loro. Alla modica cifra di 480 euro l’uno: a quanto pare, per insindacabile decisione della Phonak, cambiare la scocca costa 240 euro per apparecchi che hanno fino a 6 anni, il doppio per quelli piu vecchi. Mistero della fede (inserire qui altri moccoli).
Quindi riassumendo: per due filettature spanate, sono 960 euro e 15 giorni, durante i quali, senza apparecchi sostitutivi, non posso guidare, lavorare, o qualsiasi altra cosa che preveda interazioni col resto del mondo.
A questo punto, con tutta la stima professionale per la Phonak, direi che me lo possono tranquillamente puppare. Cerchero’ di arrangiarmi.
Qualcuno ha idea di come si ripari una filettaura esterna su un tubicino di plastica rigida di circa 2 mm di diametro, dello spessore di pochi decimi di millimetro, sulla quale si avvita la curvetta bianca che vedete in foto?
Al momento ho escluso le seguenti idee:
teflon (non basta piu come riempitivo, e non c’e’ piu abbastanza filetto per aggrapparsi)
frenafiletti (la curvetta deve rimanere svitabile per la pulizia, ed essendo entrambe le parti in plastica, il frenafiletti da acciaio le incollerebbe come un adesivo acrilico)
nastro isolante esterno (il raccordo e’ su una curva e la superficie esterna non e’ cilindrica: il nastro isolante non e’ abbastanza elastico da riuscire ad adattarsi bene alla curvatura e lascia degli spiragli, che si traducono in microfoni che fischiano, e altri santi tirati giu’ a moccoli)
helicoil (non ne fanno di cosi’ piccole, e comunque non sono adatte per filettature in plastica)
colla acrilica come riempitivo (scartata per due motivi: 1) una volta solidificata, diventa troppo rigida, non e’ abbastanza elastica da reggere le sollecitazioni senza sbriciolarsi in microscagliette, e se una di queste scagliette entra dentro al foro del tubicino, mi gioco tutto l’apparecchio; 2) non saprei come ricostruire la forma della madrevite senza che si incolli alla curvetta)
Qualcuno ha altre idee ?
Rebloggando per chiedere aiuto alla turbolenta tumblr-mente collettiva, aggiungo dicendoti che credo esistano piccoli tubolari (passami il termine, che è sanitario) di silicone elastico deformabile che possono ‘abbracciare’ la curva adattandosi alla scocca. Vengono usati come raccordo in attrezzature sanitarie ma naturalmente non sono rigidi e la loro funzione sarebbe esclusivamente quella di evitare il distacco e la caduta.
Adesso lascio ai suggerimenti dell’altrui inventiva.
Sparo perché non mi si vedono le immagini. Roba tipo sugru o cermit?
Il cernit no, perche’ quando secca diventa duro e fragile.
Il sugru non lo conoscevo, ma qua dice che quando solidifica rimane in
“robusto e flessibile silicone”. Forse potrei provare a usarlo come riempitivo al posto della colla acrilica, per ricostruire la filettatura mancante. Ma rimane il problema di come dargli la forma della madrevite SENZA farlo attaccare alla curvetta. Dovrei fare un po’ di prove, e vedere quanto ci mette a indurire, a prendere la forma, e ad attaccarsi. Grazie per l’idea comunque !
Magari esiste qualche pezzo della Lego, da utilizzare come tubicino per il tuo apparecchio.. Mi ricordo che i boys hanno dei tubicini (però neri) come parti di alcune navicelle star wars… (Dico sul serio, eh, ma la mia capacità di immaginazione si ferma proprio qui :P… Chissà, forse in un negozio specializzato in modellismo trovi davvero qualcosa di simile)
Rigiro la domanda ai miei followers!
Esiste una materiale plastico che si chiama Polymorph. Delle piccole palline di plastica da sciogliere in acqua calda e modellare, quando raffredda indurisce. Plastica dura e non troppo flessibile. Non ho idea se ti possa tornare utile (è possibile fare una filettatura al polymorph).
Polymorph è il nome commerciale (uno dei). Il materiale si chiama policaprolattone. E’ tranquillamente lavorabile, quando è freddo, ma è difficile da far aderire o incollare ad altre materie plastiche.
In realtà mi è venuta in mente una cosa… che forse fa al caso tuo… cioè di @gigiopix
Si chiama Bondic. Un gel che puoi avvolgere attorno al tubetto attuale, e che poi solidifica con raggi UV e diventa rigido aderendo alla superficie originale. in questo modo potresti aumentare la superficie di contatto tra tubo e raccordo trasparente in modo da incastrarlo meglio.
Tra l’altro è sovrapponibile più volte, quindi a furia di gel + UV puoi “costruire” intere strutture, anche molto piccole.
E’ solo difficilotto da trovare in commercio.
Non conoscevo ne’ il
Polymorph
ne’ il Bondic. Grazie a entrambi per il suggerimento. Si vanno aggiungere, insieme al
sugru
suggerito da @pelleditalpa, ai potenziali materiali per ricostruire la filettatura (che se si riuscisse a fare, mi sembrebbe la strada piu pratica e meno invasiva).
Il problema rimane il solito: una volta ricostruito lo spessore col Bondic o col Sugru, come faccio a dargli la forma della madrevite? Dovrei trovare una filiera della misura giusta per la filettatura da fare (che non so di quanto sia), oppure in qualche modo fare un calco della madrevite. Oppure per tentativi, trovare una vite che si avvita in modo preciso alla curvetta, poi trovare un dado in metallo che si avvita su quella vite, e usarlo come filiera.
In ogni caso per adesso mi pare l’idea piu’ percorribile, si.
@frauigelandtheboys: il tubicino del LEGO sarebbe da cercare comunque, anche solo per avere un apparecchio parzialmente in LEGO, lol 😀
Fai un po’ di foto. E scusa le maiuscole ma… MACRO, A FUOCO, E CON UN RIFERIMENTO DI DIMENSIONI NOTE NELL’INQUADRATURA. 🙂
Con il polymorph si può fare anche il calco, anche se non è semplice da creare. Ma axeman72 ne sa sicuramente più di me.
Verissimo.
Il problema nel caso specifico è che temo che il filetto (o quel che ne resta) sia troppo sottile per venir “rilevato” dal PCL, che anche quando è morbido è comunque molto “denso” per penetrare come si deve nei filetti. Soprattutto se non puoi applicare chissà quale pressione, o usare troppo materiale (c’è sempre il problema dei fori del microfono che sono “a rischio”.
A differenza, ad esempio, del bondic che permette l’applicazione in quantità minime.
Poi fa tanto anche l’abilità manuale personale e il MacGyver level 🙂
Ecco le foto (vale anche in risposta a @misantropo) Quella sotto e’ carta millimetrata, per avere un riferimento delle misure. Chiedo scusa se sono leggermente sfocate, e’ il meglio che riesco a fare col cellulare (niente reflex).
Come si vede, a complicare la cosa:
– sono solo 3 filetti – la madrevite sulla curvetta é leggermente conica – la vite sulla scocca é diventata quasi cilindrica da tanto che é spanata – nel punto peggiore c’é quasi mezzo millimetro di gioco – dentro al pezzo grigio, anche se non si vede da fuori, c’é un filtro (per cui non posso semplicemente tagliare il cilindretto grigio e sostituirlo con una parte in metallo filettata bene)
Domanda, magari stupida, ma io vedo le foto e non l’oggetto “live” e quindi te la devo fare.
Ma sei sicuro che si sia spanata la vite “grigia” o piuttosto si è allargato il pezzo trasparente? Nella terza foto sembra che le dimensioni della parte trasparente siano superiori a quelle del guscio beige e la cosa mi sembra quantomeno strana.
Non e’ piu grande della parte marrone, semplicemente in quella foto non é perfettamente allineata (la sezione esterna nel punto di giunzione non é circolare, ma rettangolare con angoli stondati), proprio perché non avvita, e non riesco a farla stare ferma da sola nella posizione giusta.
Comunque la curvetta é facilmente reperibile come pezzo di ricambio, e l’ho cambiata parecchie volte. Ma ormai anche con una curvetta nuova, c’é talmente poco filetto sulla parte grigia che ciottola lo stesso.
Detto questo: questa particolare curvetta forse é anch’essa leggermente spanata, forse per via dell’uso ripetuto di teflon sulla filettatura
grigia. Quindi effettivamente il gioco potrebbe essere minore. Ma comunque abbastanza da non far avvitare bene la curvetta.
L’eventuale calco per la filettatura ovviamente lo farei su una curvetta nuova (che adesso non ho, peró).
Ah, e comunque: la curvetta e’ in plastica dura, mentre la parte grigia é piú gommosa. Non gomma, ma sempre plastica piú morbida di quella usata nella parte trasparente.
Vedete quella curvetta rigida di plastica trasparente, tra la scocca e il tubicino di gomma ? Ecco, mi si e’ spanata la filettatura della scocca marrone, per cui la curvetta non si avvita piu’. Nei primi tempi riuscivo a risolvere rinforzando la filettatura con qualche giro di teflon, ma adesso e’ talmente spanata che nemmeno il teflon basta piu’. E la scocca continua a staccarsi e a cadere.
Esattamente come i santi che tiro giu’ a moccoli.
Direte voi: ma non puoi farlo riparare? Ma certo. Il mio audioprotesista non tiene piu’ questa marca, per decisioni commerciali della sua catena. Puo’ provare a spedirlo alla Phonak ugualmente, ma ci vogliono almeno 15 giorni, durante i quali NON PUO’ darmi degli apparecchi sostitutivi. Centri di riparazione in zona (toscana) non ne ho trovati.
Anzi, approfitto per ringraziare il tumblero che mi ha segnalato il centro di riparazione a Firenze, ma purtroppo riparano solo apparecchi Oticon e relative sottomarche.
Chiamando direttamente la Phonak, ho avuto il numero di un centro di riparazione di Milano, che pero’ mi ha dato brutte notizie: la filettatura e’ tutt’uno con il case, per cui va cambiata l’intera scocca esterna. E per la Phonak la scocca non e’ considerata un pezzo di ricambio, per cui non la forniscono ai centri di riparazione.
Devo per forza inviare gli apparecchi alla Phonak (in Svizzera), e farli riparare a loro. Alla modica cifra di 480 euro l’uno: a quanto pare, per insindacabile decisione della Phonak, cambiare la scocca costa 240 euro per apparecchi che hanno fino a 6 anni, il doppio per quelli piu vecchi. Mistero della fede (inserire qui altri moccoli).
Quindi riassumendo: per due filettature spanate, sono 960 euro e 15 giorni, durante i quali, senza apparecchi sostitutivi, non posso guidare, lavorare, o qualsiasi altra cosa che preveda interazioni col resto del mondo.
A questo punto, con tutta la stima professionale per la Phonak, direi che me lo possono tranquillamente puppare. Cerchero’ di arrangiarmi.
Qualcuno ha idea di come si ripari una filettaura esterna su un tubicino di plastica rigida di circa 2 mm di diametro, dello spessore di pochi decimi di millimetro, sulla quale si avvita la curvetta bianca che vedete in foto?
Al momento ho escluso le seguenti idee:
teflon (non basta piu come riempitivo, e non c’e’ piu abbastanza filetto per aggrapparsi)
frenafiletti (la curvetta deve rimanere svitabile per la pulizia, ed essendo entrambe le parti in plastica, il frenafiletti da acciaio le incollerebbe come un adesivo acrilico)
nastro isolante esterno (il raccordo e’ su una curva e la superficie esterna non e’ cilindrica: il nastro isolante non e’ abbastanza elastico da riuscire ad adattarsi bene alla curvatura e lascia degli spiragli, che si traducono in microfoni che fischiano, e altri santi tirati giu’ a moccoli)
helicoil (non ne fanno di cosi’ piccole, e comunque non sono adatte per filettature in plastica)
colla acrilica come riempitivo (scartata per due motivi: 1) una volta solidificata, diventa troppo rigida, non e’ abbastanza elastica da reggere le sollecitazioni senza sbriciolarsi in microscagliette, e se una di queste scagliette entra dentro al foro del tubicino, mi gioco tutto l’apparecchio; 2) non saprei come ricostruire la forma della madrevite senza che si incolli alla curvetta)
Qualcuno ha altre idee ?
Rebloggando per chiedere aiuto alla turbolenta tumblr-mente collettiva, aggiungo dicendoti che credo esistano piccoli tubolari (passami il termine, che è sanitario) di silicone elastico deformabile che possono ‘abbracciare’ la curva adattandosi alla scocca. Vengono usati come raccordo in attrezzature sanitarie ma naturalmente non sono rigidi e la loro funzione sarebbe esclusivamente quella di evitare il distacco e la caduta.
Adesso lascio ai suggerimenti dell’altrui inventiva.
Sparo perché non mi si vedono le immagini. Roba tipo sugru o cermit?
Il cernit no, perche’ quando secca diventa duro e fragile.
Il sugru non lo conoscevo, ma qua dice che quando solidifica rimane in
“robusto e flessibile silicone”. Forse potrei provare a usarlo come riempitivo al posto della colla acrilica, per ricostruire la filettatura mancante. Ma rimane il problema di come dargli la forma della madrevite SENZA farlo attaccare alla curvetta. Dovrei fare un po’ di prove, e vedere quanto ci mette a indurire, a prendere la forma, e ad attaccarsi. Grazie per l’idea comunque !
Magari esiste qualche pezzo della Lego, da utilizzare come tubicino per il tuo apparecchio.. Mi ricordo che i boys hanno dei tubicini (però neri) come parti di alcune navicelle star wars… (Dico sul serio, eh, ma la mia capacità di immaginazione si ferma proprio qui :P… Chissà, forse in un negozio specializzato in modellismo trovi davvero qualcosa di simile)
Rigiro la domanda ai miei followers!
Esiste una materiale plastico che si chiama Polymorph. Delle piccole palline di plastica da sciogliere in acqua calda e modellare, quando raffredda indurisce. Plastica dura e non troppo flessibile. Non ho idea se ti possa tornare utile (è possibile fare una filettatura al polymorph).
Polymorph è il nome commerciale (uno dei). Il materiale si chiama policaprolattone. E’ tranquillamente lavorabile, quando è freddo, ma è difficile da far aderire o incollare ad altre materie plastiche.
In realtà mi è venuta in mente una cosa… che forse fa al caso tuo… cioè di @gigiopix
Si chiama Bondic. Un gel che puoi avvolgere attorno al tubetto attuale, e che poi solidifica con raggi UV e diventa rigido aderendo alla superficie originale. in questo modo potresti aumentare la superficie di contatto tra tubo e raccordo trasparente in modo da incastrarlo meglio.
Tra l’altro è sovrapponibile più volte, quindi a furia di gel + UV puoi “costruire” intere strutture, anche molto piccole.
E’ solo difficilotto da trovare in commercio.
Non conoscevo ne’ il
Polymorph
ne’ il Bondic. Grazie a entrambi per il suggerimento. Si vanno aggiungere, insieme al
sugru
suggerito da @pelleditalpa, ai potenziali materiali per ricostruire la filettatura (che se si riuscisse a fare, mi sembrebbe la strada piu pratica e meno invasiva).
Il problema rimane il solito: una volta ricostruito lo spessore col Bondic o col Sugru, come faccio a dargli la forma della madrevite? Dovrei trovare una filiera della misura giusta per la filettatura da fare (che non so di quanto sia), oppure in qualche modo fare un calco della madrevite. Oppure per tentativi, trovare una vite che si avvita in modo preciso alla curvetta, poi trovare un dado in metallo che si avvita su quella vite, e usarlo come filiera.
In ogni caso per adesso mi pare l’idea piu’ percorribile, si.
@frauigelandtheboys: il tubicino del LEGO sarebbe da cercare comunque, anche solo per avere un apparecchio parzialmente in LEGO, lol 😀
Fai un po’ di foto. E scusa le maiuscole ma… MACRO, A FUOCO, E CON UN RIFERIMENTO DI DIMENSIONI NOTE NELL’INQUADRATURA. 🙂
Con il polymorph si può fare anche il calco, anche se non è semplice da creare. Ma axeman72 ne sa sicuramente più di me.
Verissimo.
Il problema nel caso specifico è che temo che il filetto (o quel che ne resta) sia troppo sottile per venir “rilevato” dal PCL, che anche quando è morbido è comunque molto “denso” per penetrare come si deve nei filetti. Soprattutto se non puoi applicare chissà quale pressione, o usare troppo materiale (c’è sempre il problema dei fori del microfono che sono “a rischio”.
A differenza, ad esempio, del bondic che permette l’applicazione in quantità minime.
Poi fa tanto anche l’abilità manuale personale e il MacGyver level 🙂
Ecco le foto (vale anche in risposta a @misantropo) Quella sotto e’ carta millimetrata, per avere un riferimento delle misure. Chiedo scusa se sono leggermente sfocate, e’ il meglio che riesco a fare col cellulare (niente reflex).
Come si vede, a complicare la cosa:
– sono solo 3 filetti – la madrevite sulla curvetta é leggermente conica – la vite sulla scocca é diventata quasi cilindrica da tanto che é spanata – nel punto peggiore c’é quasi mezzo millimetro di gioco – dentro al pezzo grigio, anche se non si vede da fuori, c’é un filtro (per cui non posso semplicemente tagliare il cilindretto grigio e sostituirlo con una parte in metallo filettata bene)
Vedete quella curvetta rigida di plastica trasparente, tra la scocca e il tubicino di gomma ? Ecco, mi si e’ spanata la filettatura della scocca marrone, per cui la curvetta non si avvita piu’. Nei primi tempi riuscivo a risolvere rinforzando la filettatura con qualche giro di teflon, ma adesso e’ talmente spanata che nemmeno il teflon basta piu’. E la scocca continua a staccarsi e a cadere.
Esattamente come i santi che tiro giu’ a moccoli.
Direte voi: ma non puoi farlo riparare? Ma certo. Il mio audioprotesista non tiene piu’ questa marca, per decisioni commerciali della sua catena. Puo’ provare a spedirlo alla Phonak ugualmente, ma ci vogliono almeno 15 giorni, durante i quali NON PUO’ darmi degli apparecchi sostitutivi. Centri di riparazione in zona (toscana) non ne ho trovati.
Anzi, approfitto per ringraziare il tumblero che mi ha segnalato il centro di riparazione a Firenze, ma purtroppo riparano solo apparecchi Oticon e relative sottomarche.
Chiamando direttamente la Phonak, ho avuto il numero di un centro di riparazione di Milano, che pero’ mi ha dato brutte notizie: la filettatura e’ tutt’uno con il case, per cui va cambiata l’intera scocca esterna. E per la Phonak la scocca non e’ considerata un pezzo di ricambio, per cui non la forniscono ai centri di riparazione.
Devo per forza inviare gli apparecchi alla Phonak (in Svizzera), e farli riparare a loro. Alla modica cifra di 480 euro l’uno: a quanto pare, per insindacabile decisione della Phonak, cambiare la scocca costa 240 euro per apparecchi che hanno fino a 6 anni, il doppio per quelli piu vecchi. Mistero della fede (inserire qui altri moccoli).
Quindi riassumendo: per due filettature spanate, sono 960 euro e 15 giorni, durante i quali, senza apparecchi sostitutivi, non posso guidare, lavorare, o qualsiasi altra cosa che preveda interazioni col resto del mondo.
A questo punto, con tutta la stima professionale per la Phonak, direi che me lo possono tranquillamente puppare. Cerchero’ di arrangiarmi.
Qualcuno ha idea di come si ripari una filettaura esterna su un tubicino di plastica rigida di circa 2 mm di diametro, dello spessore di pochi decimi di millimetro, sulla quale si avvita la curvetta bianca che vedete in foto?
Al momento ho escluso le seguenti idee:
teflon (non basta piu come riempitivo, e non c’e’ piu abbastanza filetto per aggrapparsi)
frenafiletti (la curvetta deve rimanere svitabile per la pulizia, ed essendo entrambe le parti in plastica, il frenafiletti da acciaio le incollerebbe come un adesivo acrilico)
nastro isolante esterno (il raccordo e’ su una curva e la superficie esterna non e’ cilindrica: il nastro isolante non e’ abbastanza elastico da riuscire ad adattarsi bene alla curvatura e lascia degli spiragli, che si traducono in microfoni che fischiano, e altri santi tirati giu’ a moccoli)
helicoil (non ne fanno di cosi’ piccole, e comunque non sono adatte per filettature in plastica)
colla acrilica come riempitivo (scartata per due motivi: 1) una volta solidificata, diventa troppo rigida, non e’ abbastanza elastica da reggere le sollecitazioni senza sbriciolarsi in microscagliette, e se una di queste scagliette entra dentro al foro del tubicino, mi gioco tutto l’apparecchio; 2) non saprei come ricostruire la forma della madrevite senza che si incolli alla curvetta)
Qualcuno ha altre idee ?
Rebloggando per chiedere aiuto alla turbolenta tumblr-mente collettiva, aggiungo dicendoti che credo esistano piccoli tubolari (passami il termine, che è sanitario) di silicone elastico deformabile che possono ‘abbracciare’ la curva adattandosi alla scocca. Vengono usati come raccordo in attrezzature sanitarie ma naturalmente non sono rigidi e la loro funzione sarebbe esclusivamente quella di evitare il distacco e la caduta.
Adesso lascio ai suggerimenti dell’altrui inventiva.
Sparo perché non mi si vedono le immagini. Roba tipo sugru o cermit?
Il cernit no, perche’ quando secca diventa duro e fragile.
Il sugru non lo conoscevo, ma qua dice che quando solidifica rimane in
“robusto e flessibile silicone”. Forse potrei provare a usarlo come riempitivo al posto della colla acrilica, per ricostruire la filettatura mancante. Ma rimane il problema di come dargli la forma della madrevite SENZA farlo attaccare alla curvetta. Dovrei fare un po’ di prove, e vedere quanto ci mette a indurire, a prendere la forma, e ad attaccarsi. Grazie per l’idea comunque !
Magari esiste qualche pezzo della Lego, da utilizzare come tubicino per il tuo apparecchio.. Mi ricordo che i boys hanno dei tubicini (però neri) come parti di alcune navicelle star wars… (Dico sul serio, eh, ma la mia capacità di immaginazione si ferma proprio qui :P… Chissà, forse in un negozio specializzato in modellismo trovi davvero qualcosa di simile)
Rigiro la domanda ai miei followers!
Esiste una materiale plastico che si chiama Polymorph. Delle piccole palline di plastica da sciogliere in acqua calda e modellare, quando raffredda indurisce. Plastica dura e non troppo flessibile. Non ho idea se ti possa tornare utile (è possibile fare una filettatura al polymorph).
Polymorph è il nome commerciale (uno dei). Il materiale si chiama policaprolattone. E’ tranquillamente lavorabile, quando è freddo, ma è difficile da far aderire o incollare ad altre materie plastiche.
In realtà mi è venuta in mente una cosa… che forse fa al caso tuo… cioè di @gigiopix
Si chiama Bondic. Un gel che puoi avvolgere attorno al tubetto attuale, e che poi solidifica con raggi UV e diventa rigido aderendo alla superficie originale. in questo modo potresti aumentare la superficie di contatto tra tubo e raccordo trasparente in modo da incastrarlo meglio.
Tra l’altro è sovrapponibile più volte, quindi a furia di gel + UV puoi “costruire” intere strutture, anche molto piccole.
E’ solo difficilotto da trovare in commercio.
Non conoscevo ne’ il
Polymorph
ne’ il Bondic. Grazie a entrambi per il suggerimento. Si vanno aggiungere, insieme al
sugru
suggerito da @pelleditalpa, ai potenziali materiali per ricostruire la filettatura (che se si riuscisse a fare, mi sembrebbe la strada piu pratica e meno invasiva).
Il problema rimane il solito: una volta ricostruito lo spessore col Bondic o col Sugru, come faccio a dargli la forma della madrevite? Dovrei trovare una filiera della misura giusta per la filettatura da fare (che non so di quanto sia), oppure in qualche modo fare un calco della madrevite. Oppure per tentativi, trovare una vite che si avvita in modo preciso alla curvetta, poi trovare un dado in metallo che si avvita su quella vite, e usarlo come filiera.
In ogni caso per adesso mi pare l’idea piu’ percorribile, si.
@frauigelandtheboys: il tubicino del LEGO sarebbe da cercare comunque, anche solo per avere un apparecchio parzialmente in LEGO, lol 😀
Vedete quella curvetta rigida di plastica trasparente, tra la scocca e il tubicino di gomma ? Ecco, mi si e’ spanata la filettatura della scocca marrone, per cui la curvetta non si avvita piu’. Nei primi tempi riuscivo a risolvere rinforzando la filettatura con qualche giro di teflon, ma adesso e’ talmente spanata che nemmeno il teflon basta piu’. E la scocca continua a staccarsi e a cadere.
Esattamente come i santi che tiro giu’ a moccoli.
Direte voi: ma non puoi farlo riparare? Ma certo. Il mio audioprotesista non tiene piu’ questa marca, per decisioni commerciali della sua catena. Puo’ provare a spedirlo alla Phonak ugualmente, ma ci vogliono almeno 15 giorni, durante i quali NON PUO’ darmi degli apparecchi sostitutivi. Centri di riparazione in zona (toscana) non ne ho trovati.
Anzi, approfitto per ringraziare il tumblero che mi ha segnalato il centro di riparazione a Firenze, ma purtroppo riparano solo apparecchi Oticon e relative sottomarche.
Chiamando direttamente la Phonak, ho avuto il numero di un centro di riparazione di Milano, che pero’ mi ha dato brutte notizie: la filettatura e’ tutt’uno con il case, per cui va cambiata l’intera scocca esterna. E per la Phonak la scocca non e’ considerata un pezzo di ricambio, per cui non la forniscono ai centri di riparazione.
Devo per forza inviare gli apparecchi alla Phonak (in Svizzera), e farli riparare a loro. Alla modica cifra di 480 euro l’uno: a quanto pare, per insindacabile decisione della Phonak, cambiare la scocca costa 240 euro per apparecchi che hanno fino a 6 anni, il doppio per quelli piu vecchi. Mistero della fede (inserire qui altri moccoli).
Quindi riassumendo: per due filettature spanate, sono 960 euro e 15 giorni, durante i quali, senza apparecchi sostitutivi, non posso guidare, lavorare, o qualsiasi altra cosa che preveda interazioni col resto del mondo.
A questo punto, con tutta la stima professionale per la Phonak, direi che me lo possono tranquillamente puppare. Cerchero’ di arrangiarmi.
Qualcuno ha idea di come si ripari una filettaura esterna su un tubicino di plastica rigida di circa 2 mm di diametro, dello spessore di pochi decimi di millimetro, sulla quale si avvita la curvetta bianca che vedete in foto?
Al momento ho escluso le seguenti idee:
teflon (non basta piu come riempitivo, e non c’e’ piu abbastanza filetto per aggrapparsi)
frenafiletti (la curvetta deve rimanere svitabile per la pulizia, ed essendo entrambe le parti in plastica, il frenafiletti da acciaio le incollerebbe come un adesivo acrilico)
nastro isolante esterno (il raccordo e’ su una curva e la superficie esterna non e’ cilindrica: il nastro isolante non e’ abbastanza elastico da riuscire ad adattarsi bene alla curvatura e lascia degli spiragli, che si traducono in microfoni che fischiano, e altri santi tirati giu’ a moccoli)
helicoil (non ne fanno di cosi’ piccole, e comunque non sono adatte per filettature in plastica)
colla acrilica come riempitivo (scartata per due motivi: 1) una volta solidificata, diventa troppo rigida, non e’ abbastanza elastica da reggere le sollecitazioni senza sbriciolarsi in microscagliette, e se una di queste scagliette entra dentro al foro del tubicino, mi gioco tutto l’apparecchio; 2) non saprei come ricostruire la forma della madrevite senza che si incolli alla curvetta)
Qualcuno ha altre idee ?
Rebloggando per chiedere aiuto alla turbolenta tumblr-mente collettiva, aggiungo dicendoti che credo esistano piccoli tubolari (passami il termine, che è sanitario) di silicone elastico deformabile che possono ‘abbracciare’ la curva adattandosi alla scocca. Vengono usati come raccordo in attrezzature sanitarie ma naturalmente non sono rigidi e la loro funzione sarebbe esclusivamente quella di evitare il distacco e la caduta.
Adesso lascio ai suggerimenti dell’altrui inventiva.
Io la butto la… parlarne col nostro esperto di stampa 3d @axeman72?
La rebloggo per diffusione e così magari axe la smette di postare cibo ;P
In bocca al lupo @gigiopix e fanculo a chi specula 🙂
Reblog di servizio con un vaffanculo all’obsolescenza programmata. @gigiopix se riesci ad aggiungere qualche foto più da vicino della filettatura spanata, e di come tutto l’aggeggio debba stare poi a contatto col corpo magari aiuta: per esempio, quanto spazio c’è per aggiungere roba “intorno” alla curva bianca? Ed è quello il punto in cui c’è il maggior sforzo meccanico?
Le foto le faccio stasera a casa (adesso sono a lavoro, e non posso smontarlo). Comunque si, e’ proprio il punto di maggior sforzo dove grava tutto il peso della parte marrone (che rimane appesa li, dietro l’orecchio). Probabilmente e’ anche per quello che la filettatura ha ceduto, con gli anni.
Per quanto riguarda gli spazi a disposizione: circa 2-3mm dalla parte della scocca marrone (poi c’e’ il foro del microfono, che non puo’ essere coperto), e tutta la lunghezza della curvetta trasparente fino all’attacco del tubicino in gomma (diciamo 12-15mm), a occhio. Per lo spessore, non saprei… basta che non sia una cosa enorme perche’ deve appoggiare comunque sull’orecchio. diciamo che 1mm di spessore in piu’ penso che sia sopportabile senza problema. 10mm magari no.
Bel problema… quindi rebloggo anche io
Ma il SSN non garantisce la sostituzione o la riparazione?
Secondo il sito del ministero (intorno a pag. 118) parrebbe di si, ma non sono particolarmente ferrato nella materia per poterti dare indicazioni documentate.
Certamente tu sei molto più ferrato di me. Come tentativo possibile, immagino che la proposta di Kon possa essere percorsa, almeno come tentativo. il problema è che tutta la parte siliconica devi lavarla quotidianamente, onde evitare otiti. sostituire la curvetta con un tubicino di materiale elastico (ne esistono non pochi tipi che sono utilizzati in ospedale, anche in laboratorio) che da una parte abbracci la parte marroncina e dall’altra si inserisca nel tubicino che porta all’auricolare?
Lol, l’SSN 😀
Copre le protesi per una spesa di circa 500 euro ogni 6 anni, che bastano a malapena per un apparecchio ANALOGICO (ovvero con alti e bassi che si regolano A MANO CON DELLE VITI) che era gia’ vecchio 20 anni fa. Ho avuto anche qualche apparecchio analogico, agli inizi, ma avevo circa 5 anni, e non avevo ancora perdite in decibel molto significative. Oggi su alcune frequenze arrivo ai 90-95 decibel di perdita, quasi ai limiti della soglia protesizzabile, e che solo apparecchi abbastanza potenti riescono a recuperare. Non certo apparecchi analogici da 500 euro. Per un paio di apparecchi digitali moderni servono come minimo dai 5 ai 10mila euro, a seconda del modello, della potenza, dal numero di microfoni e bande di frequenza, degli algoritmi che utilizza, e tante altre variabili.
L’SSN in questo caso e’ utile come un portacenere su una vespa.
Sostituire la curvetta con una parte elastica non e’ fattibile, perche’ e’ la curvetta che poggia sull’orecchio, e che regge il peso della scocca. Se fosse elastica la scocca si muoverebbe rispetto all’orecchio, e tutti gli algoritmi di gestione del feedback scazzerebbero completamente: le tarature sono fatte presumendo una posizione fissa. Inoltre se fosse elastica, rischerebbe anche di schiacciarsi nel punto piu alto, per il peso stesso della scocca, ostruendo il passaggio del suono.
Piuttosto, una domanda: perche’ la parte siliconica va lavata ogni giorno, per evitare otiti? Perche’ se fosse cosi’, mi tocca scartarla subito: l’apparecchio NON e’ impermeabile, e visto che siamo vicinissimi al foro del microfono, l’acqua e’ proprio fuori discussione.