Piove, le città si allagano, i cittadini stanchi provano a ribellarsi. Ma cosa ci ha portato a questo? Quale politica? Quale mentalità?In Italia si sono costruiti 13 milioni di edifici negli ultimi 5 decenni e nei 4 millenni precedenti se sono costruiti 12 milioni. Voi direte “ma è aumentata la popolazione”, non è proprio così.
Nel 2010 (fonte Forum italiano dei movimenti “per la terra e il paesaggio”), c’erano 150 mila nuovi immobili invenduti e 5,9 milioni di edifici sfitti.
Si potrebbe aprire anche un capitolo su come si costruisce, senza alcun criterio, quartieri dormitorio privi di servizi, città violentate anche nei centri storici, ma questo possiamo addebitarlo agli anni 60 e 70, e oggi cosa si fa? Si continua a costruire.
Le città hanno una capacità abitativa superiore al fabbisogno. Genova, una delle città colpite dall’alluvione, ha 25.000 case inutilizzate censite e, in tutto questo, l’Italia risulta la prima potenza produttrice di cemento, ma l’ultima nel saperlo riciclare. Quindi viene buttato tutto quello che può essere riutilizzato da edifici abbattuti e si aprono cave, cave, centinaia di cave dove spesso le concessioni sono svantaggiose per lo stato e in alcune regioni hanno la concessione per l’estrazione gratuita.
In venti anni 3,5 milioni di ettari sono stati trasformati da campagna in palazzi ma, contemporaneamente, ci sono 40 milioni di vani di case vecchie senza manutenzione, controlli sui lavori interni, verifiche di stabilità e il 20% del patrimonio abitativo risulta vuoto, senza considerare le case abusive.
Per ogni italiano, bambini compresi, ci sono circa in media due vani, ma poi c’è gente che non riesce a trovare casa per i prezzi spropositati.
Forse bisognerebbe ammettere l’influenza politica dei palazzinari, forse bisognerebbe imporre alla politica uno stop alla cementificazione e, contemporaneamente, gli italiani dovrebbero pensare che ad un figlio è meglio lasciare in eredità un cervello che una casa.Mia Suocera
